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Fonte: Polidesign.net

Il concorso, organizzato dalla Diocesi di Cuneo e dalla Fondazione S.Michele onlus è aperto a professionisti e designer.

Montepremi totale:

14.000 euro per la categoria professionisti

6.000 euro per la categoria studenti

Iscrizioni entro il 25 febbraio 2010

Il concorso richiede la progettazione del calice e patena per la celebrazione eucaristica e per la celebrazione di più ministri (ovvero un calice ed una patena per la celebrazione eucaristica ordinaria ed un calice ed una patena per la concelebrazione di più ministri o concelebrazione).

1° FASE (consegna elaborati entro il 26 maggio)

Viene richiesto ai gruppi concorrenti (sia “sezione 1: professionisti” che “sezione 2: scuole”) un livello di elaborazione progettuale pari ad una semplice proposta ideativa del progetto; questa prima fase è volta all’individuazione da parte della giuria di n 3 gruppi per la sezione 1 professionisti e n 3 gruppi per la sezione 2 scuole, da ammettere – senza formazione di graduatoria né assegnazione di premi – alla seconda fase.

2° FASE   (consegna elaborati entro il 18 settembre)
Ai 6 gruppi  precedentemente individuati, con azzeramento delle posizioni iniziali, viene richiesta la redazione del progetto esecutivo degli oggetti, stilata una graduatorie e aggiudicata l’assegnazione dei premi.

I concorrenti potranno reperire sul sito www.deisign.it  la documentazione e il bando del concorso

Scarica il Bando DEISIGN2010_bando[1]

FONTE: Ilsole24ore.com

Nel puzzle del decreto milleproroghe spunta il piano casa. Un emendamento firmato dal relatore, Lucio Malan (Pdl), al decreto all’esame della commissione Affari Costituzionali del Senato, prevede, infatti, aggiungendo al provvedimento l’articolo 6-bis, che le leggi regionali emanate in attuazione dell’Intesa sancita dalla Conferenza unificata nella seduta del 1º aprile 2009, relativa a misure per il rilancio dell’economia attraverso l’attività edilizia, possano «prevedere, con disposizioni aventi validità temporale definita, interventi di trasformazione edilizia e territoriale, in particolare mediante il riconoscimento di forme di incentivazione volumetrica e di semplificazione, anche in deroga alle norme e agli strumenti di pianificazione vigenti in materia territoriale e urbanistica». La commissione Affari costituzionali inizierà domani con le inammissibilità ad entrare nel vivo dell’esame dei 646 emendamenti al milleproroghe, come annunciato dal presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Carlo Vizzini (Pdl).
Un nuovo condono edilizio nel pacchetto della maggioranza. Fra gli emendamenti depositati, uno fra quelli presentati da esponenti del Pdl, chiede più esplicitamente un nuovo condono per alcuni abusi edilizi, compresi quelli commessi prima del 2003. L’emendamento a firma dei senatori del Pdl Carlo Sarro e Vincenzo Nespoli, cancella anche i palettì degli abusi commessi ai danni dei «beni ambientali e paesistici». La norma, inoltre, è retroattiva: «la speciale sanatoria di cui al presente articolo si applica anche agli abusi edilizi realizzati entro il 31 marzo 2003». Gli interessati potranno, se l’emendamento sarà appprovato, presentare domanda entro il 31 dicembre 2010. Non manca la sospensione dei procedimenti in atto: «sono sospesi – recita l’emendamento – tutti i procedimenti sanzionatori, di natura penale ed amministrativa, già avviati, anche in esecuzione di sentenze passate in giudicato, fino alla definizione delle predette istanze».

Rivalutazione terreni e partecipazioni. Riapertura dei termini per la rivalutazione dei terreni e delle partecipazioni. Prorogati i termini nell’ambito della rideterminazione dei valori di acquisto delle partecipazioni non negoziate in mercati regolamentati e dei terreni edificabili e con destinazione agricola ai fini del pagamento delle relative imposte sostitutive. La rideterminazione può essere effettuata per le partecipazioni e i terreni posseduti alla data del 1° gennaio 2010, invece che alla data del 1° gennaio 2008; la rateizzazione del pagamento fino a un massimo di tre rate annuali di pari importo può essere effettuata a decorrere dalla data del 31 ottobre 2010, invece che alla data del 31 ottobre 2008; la redazione e il giuramento della perizia devono essere effettuati entro la predetta data del 31 ottobre 2010, invece che entro la data del 31 ottobre 2008. Le maggiori entrate dovranno confluire al fondo per le esigenze urgenti e indifferibili del ministero dell’Economia.


Nuove regole per il finanziamento dell’Expo 2015
. Novità in vista per il finanziamento delle opere per l’Expo 2015. Un emendamento al milleproroghe del relatore Malan prevede per la prosecuzione, per gli anni 2010 e successivi delle attività per la realizzazione dell’evento Expo Milano 2015, fatto salvo il finanziamento integrale delle opere, che possa «essere utilizzata, in misura proporzionale alle partecipazione azionaria detenuta dallo Stato, una quota non superiore al 10% delle risorse autorizzate» dalla manovra triennale «destinate al finanziamento delle opere delle quali la Società Expo 2015 è soggetto attuatore» e «ferma restando la partecipazione proquota alla copertura delle medesime spese da parte degli altri azionisti, a valere sui rispettivi finanziamenti». I contributi e le somme comunque erogate a carico del bilancio dello Stato a favore della Società Expo 2015 – si legge nella norma – sono versati su apposito conto corrente infruttifero da aprirsi presso la Tesoreria centrale dello Stato.

Fonte: Repubblica.it

(Teleborsa) – Roma, 21 gen – Si avvia il sistema dei fondi immobiliari destinato a mobilitare investimenti nazionali e locali fino a 7 miliardi di euro. L’obiettivo è quello di realizzare in un quinquennio 100.000 nuovi alloggi di edilizia popolare. Stamani, il gruppo di lavoro incaricato dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, di definire i requisiti dei fondi immobiliari che investiranno nel Piano Casa, ha consegnato il testo che consentirà di selezionare, con bando, le società che gestiranno l’operazione.

“Grazie al sistema dei fondi immobiliari – dichiara il Ministro Matteoli – agli investimenti ordinari in edilizia popolare ed ai finanziamenti locali puntiamo a realizzare 100.000 nuovi alloggi nei prossimi 5 anni. Oggi è stato approvato il testo del regolamento dei fondi immobiliari all’unanimità dai rappresentanti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, del Ministero dell’Economia, delle Regioni e degli Enti Locali, a testimonianza della volontà di velocizzare la realizzazione del Piano”.

Il Ministro ha anche comunicato che è di prossima emanazione un altro decreto che destinerà circa 377 milioni di euro per finanziare progetti di edilizia abitativa per i ceti medio-bassi, ripartiti per regioni e per i quali saranno stipulati appositi accordi di programma.

Il sistema dei fondi immobiliari previsto nel Piano casa del Governo rappresenta una novità nel panorama degli interventi che si sono succeduti in materia di politiche abitative. I fondi saranno in grado di cofinanziare fondi locali destinati alla valorizzazione di aree urbane e alla realizzazione di alloggi per famiglie di reddito medio-basso.

Il Ministero investirà 150 milioni di euro in uno o più fondi immobiliari dotati ciascuno di circa 1 miliardo di euro. Il fondo nazionale potrà contribuire al finanziamento di iniziative locali per la valorizzazione di aree urbane con la realizzazione di una quota di alloggi da concedere a canone calmierato, eventualmente riscattabili. Oltre al sistema dei fondi immobiliari è previsto un mix di interventi di edilizia residenziale pubblica, project financing e agevolazioni alle cooperative edilizie.

I beneficiari del Piano Casa saranno nuclei familiari e giovani coppie a basso reddito, anziani in condizioni sociali o economiche svantaggiate, studenti fuori sede, sfrattati, immigrati regolari a basso reddito residenti in Italia da almeno 10 anni o almeno 5 nella medesima regione.

Per gli interventi di incremento dell’edilizia residenziale pubblica il Ministero ha già assegnato 200 milioni di euro e sono previsti ulteriori stanziamenti per circa 377 milioni di euro.

FONTE: Affaritaliani.it

mar, 19 gen 2010 11.32.24
(AGI) – Roma, 19 gen. – Greenbuilding, mostra e convegno internazionale su efficienza energetica e architettura sostenibile che si terra’ alla Fiera di Verona dal 5 al 7 maggio 2010, e Greenbuilding Council Italia hanno firmato un accordo per promuovere iniziative congiunte in favore di un’edilizia di qualita’ ad elevata efficienza energetica e a basso impatto ambientale. Mario Zoccatelli, presidente di Gbc Italia, afferma che “Greenbuilding, insieme a Solarexpo, si e’ conquistato da anni un ruolo di leadership nazionale e internazionale in materia di edilizia sostenibile ed energie rinnovabili. E’ pertanto un partner naturale per una associazione come Gbc Italia che ha scelto di operare all´interno di un network mondiale, combinando l´azione locale con il costante riferimento all´eccellenza internazionale. Il sistema di rating Leed, oltre ad essere ampiamente riconosciuto dal mercato, e’ anche un eccellente benchmark per tutti gli operatori della filiera edilizia, siano essi produttori di componenti o progettisti e costruttori, ed e’ un ottimo punto di riferimento per un piu’ ampio dialogo con tutta la filiera della sostenibilita’”. Anche nel 2010 Greenbuilding sara’ in contemporanea a Solarexpo, la mostra-convegno internazionale su energie rinnovabili e generazione distribuita, per continuare cosi’ ad offrire la piu’ completa rassegna di prodotti, tecnologie e soluzioni nell’ambito delle rinnovabili e dell’efficienza energetica. Greenbuilding e Solarexpo sono l’appuntamento leader in Italia dedicato alle fonti rinnovabili e all’architettura sostenibile e per la prossima edizione sono attesi 1300 espositori di cui 35% esteri, 70 mila visitatori e oltre 100 mila metri quadri espositivi.
(AGI) Red

A partire dallo scorso 29 dicembre 2009, da quando, cioè è stato pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione Campania n° 80, il Piano Casa (o presunto tale) è divenuto Legge Regionale n° 19 del 28 dicembre 2009.

Il miglior articolo del testo approvato (che a prima vista sembra scritto talmente in fretta da lasciare ampi margini di incertezza circa l’interpretazione di alcuni commi) è senza alcun dubbio l’art. 1 “Obiettivi della legge”.  Sembra un misto tra poesia e fantapolitica. Ci si pongono, infatti, i più nobili tra gli obiettivi da raggiungere: “contrasto della crisi economica; miglioramento della qualità architettonica ed edilizia; favorire l’utilizzo di fonti di energia rinnovabile; riqualificazione di aree degradate, ecc”.

Proseguendo, però nella lettura dei vari articoli di cui è composta la legge ( in totale 13 articoli) le splendide premesse, sembrano subito venire meno l’una dietro l’altra.

Innanzitutto, una grandissima lacuna che balza subito agli occhi, è la totale assenza di interventi rivolti ai centri storici. La legge si limita semplicemente ad escludere tali zone dai vari interventi proposti. Eppure, sono questi il vero cuore della città, è li che sono nati i primi prototipi di abitazione. Dai pregi e dai difetti di queste antiche strutture, nasce la casa moderna.

Passiamo quindi ad analizzare i vari tipi di intervento previsti dalla legge.  Sono essenzialmente tre ed individuati rispettivamente dagli articoli 4, 5 e 7:

  1. art. 4 “Interventi straordinari di ampliamento”;
  2. art. 5 “Interventi straordinari di demolizione e ricostruzione”;
  3. art. 7 “Riqualificazione aree urbane degradate”.

Per quanto riguarda il primo tipo di interventi, cioè “l’ampliamento fino al venti per cento della volumetria esistente “ , il primo comma dell’articolo 4 mette immediatamente a dura prova le capacità interpretative di chi legge. Infatti il legislatore specifica che tali interventi sono rivolti ad “edifici residenziali uni-bifamiliari”, ma poi prosegue “e comunque degli edifici di volumetria non superiore ai mille metri cubi e degli edifici residenziali composti da non più di due piani fuori terra, oltre all’eventuale sottotetto”. Da una analisi logica del testo sembrerebbe che le condizioni da verificarsi siano indipendenti tra loro, nel qual caso si avrebbero tre tipi fondamentali di immobili sui quali è possibile intervenire:

  1. edifici residenziali uni-bifamiliari;
  2. edifici di volumetria non superiore ai mille metri cubi;
  3. edifici residenziali composti da non più di due piani fuori terra, oltre all’eventuale sottotetto.

In realtà però, tra la prima e la seconda tipologia di immobili vi è oltre alla congiunzione quel “comunque” quasi a voler fare intendere che il requisito fondamentale sia quello dell’immobile uni-bifamiliare di non più di mille metri cubi e composto da non più di due piani fuori terra, oltre all’eventuale sottotetto. Il dubbio resta e se vera la seconda delle ipotesi, il campo di applicazione di tale norma si restringe enormemente.

Il comma 3 consente, “per gli edifici a prevalente destinazione residenziale, in alternativa all’ampliamento della volumetria esistente, la modifica di destinazione d’uso da volumetria esistente non residenziale a volumetria residenziale” sempre nel limite massimo del venti per cento.

Quello che lascia ulteriormente perplessi è il comma 5 che sembra essere un suggerimento ad approfittare oggi della possibilità di ampliare la propria volumetria per poi sfruttarla successivamente come meglio si crede. Infatti, in virtù di tale comma, “non può essere modificata la destinazione d’uso” degli edifici che beneficiano dell’ampliamento previsto dalla legge, “se non siano decorsi almeno cinque anni  dalla comunicazione di ultimazione dei lavori”.

Tali aumenti di volume non sono ammessi su edifici residenziali non accatastati o non in corso di accatastamento. Inoltre le amministrazioni comunali hanno sessanta giorni di tempo per individuare, con provvedimento di consiglio comunale motivato, aree nelle quali non è consentito l’ampliamento in questione.

In fine per le zone agricole è ammesso il “mutamento di destinazione d’uso”, senza la realizzazione di opere edilizie, “di immobili o loro parti, regolarmente assentiti, per uso residenziale del nucleo familiare del proprietario del fondo agricolo o per attività connesse allo sviluppo integrato dell’azienda agricola”.

Passiamo quindi, all’art. 5 “Interventi straordinari di demolizione e ricostruzione”, che consente, in deroga agli strumenti urbanistici vigenti, l’aumento della volumetria esistente entro il limite del trentacinque per cento per interventi di demolizione e ricostruzione. In questo caso vi è una moltitudine di immobili che si prestano a tale tipologia di intervento. Infatti a parte i centri storici, gli edifici vincolati, le zone sottoposte a vincolo di in edificabilità, ecc, il comma 2 stabilisce semplicemente che gli immobili sui quali è applicabile questo tipo di intervento devono essere a prevalente destinazione d’uso residenziale (almeno il 70% dell’utilizzo dell’intero edificio), fuori dall’ambito delle zone agricole e produttive; nonché edifici rurali anche se destinati parzialmente ad uso abitativo. Su edifici residenziali ubicati in aree urbanizzate nel rispetto delle distanze minime e delle altezze massime dei fabbricati. E’ ammesso l’aumento delle unità immobiliari preesistenti purché queste abbiano una superficie utile lorda non inferiore a sessanta metri quadrati.

E’ inoltre ammesso l’incremento dell’altezza preesistente fino al venti per cento oltre il limite previsto dallo strumento urbanistico vigente .

Anche in questo caso gli aumenti di volume non sono ammessi su edifici residenziali non accatastati o non in corso di accatastamento. Inoltre le amministrazioni comunali hanno sessanta giorni di tempo per individuare, con provvedimento di consiglio comunale motivato, aree nelle quali non è consentito l’ampliamento in questione.

Per quanto concerne l’ultima tipologia di intervento, cioè quella relativa all’art. 7 “riqualificazione aree urbane degradate”, per la risoluzione delle problematiche abitative e della riqualificazione del patrimonio edilizio ed urbanistico esistente. In realtà sembra proprio che il reale fulcro di questo articolo e della stessa legge sia il comma 5 riferito alle “aree urbanizzate e degradate” dove “per immobili dismessi, con dimensione di lotto non superiore a quindicimila metri quadrati alla data di entrata in vigore della presente legge, in deroga agli strumenti urbanistici generali, sono consentiti interventi di sostituzione edilizia a parità di volumetria esistente, anche con cambiamento di destinazione d’uso”, destinandone una quota non inferiore al trenta per cento ad edilizia sociale. Se oggetto della sostituzione edilizia sono gli immobili già adibiti ad attività manifatturiere industriali, artigianali e di grande distribuzione commerciale, tali attività devono essere cessate e quindi non produrre reddito almeno dal 29 dicembre 2006.

Per edifici ricadenti in aree urbanizzate non superiori a diecimila metri cubi destinati prevalentemente ad uffici è consentito il cambio di destinazione d’uso a fini abitativi con una previsione ad edilizia convenzionata in misura non inferiore al 20% del volume dell’edificio. Fortunatamente sono escluse da tali tipologie di intervento gli immobili ricadenti in zone agricole e produttive.

Per le finalità di questo articolo, la Giunta regionale approverà apposite linee guida.

Tutti gli interventi  possono essere realizzati solo su fabbricati legittimamente realizzati o che hanno ottenuto concessione in sanatoria o che siano in attesa di condono. Inoltre, per tutti gli interventi è prescritto l’utilizzo di tecniche costruttive che garantiscano il rispetto degli indici di prestazione energetico-ambientali fissati dalla giunta regionale. Tali indici saranno certificati dal direttore dei lavori. La conformità alle norme sulle costruzioni in zona sismica . Il rispetto delle disposizioni atte a favorire il superamento delle barriere architettoniche negli edifici privati. A tal fine, l’articolo 9 al comma 2 stabilisce che “ogni fabbricato oggetto di incremento volumetrico o mutamento d’uso di cui alla presente legge deve dotarsi di un fascicolo del fabbricato”. Il regolamento che seguirà la presente legge, stabilirà i “contenuti del fascicolo nonché le modalità per la redazione, la custodia e l’aggiornamento del medesimo. In attesa del regolamento, i documenti essenziali sono:

  1. la valutazione della sicurezza dell’intero fabbricato del quale si intende aumentare la volumetria. Valutazione che va presentata al settore provinciale del Genio Civile competente per territorio, che ne dà comunicazione al comune;  
  2. il certificato di collaudo, ove previsto.

Un ultimo aspetto interessante è la riapertura degli effetti delle norme relative alle L.R n° 15/2000 e 19/2001 ai fini del recupero abitativo dei sottotetti esistenti alla data di entrata in vigore della legge, previsto dal comma 2 dell’articolo 8. Tale riapertura ha una durata di diciotto mesi a partire da 29/12/2009.

In definitiva è palese come dietro a degli obiettivi di tutto rispetto, si nascondano le reali intenzioni di favorire realtà economiche di un certo rilievo offrendo loro quasi carta bianca per stravolgere l’assetto del territorio costretto ancora una volta a vestire i panni della parte soccombente.

A tutti i nostri amici e lettori, giunga il nostro calorosissimo augurio di un Natale lieto e sereno ed un Nuovo Anno ricco di gioie e soddisfazioni.

Un pensiero particolare:

  • alle innocenti vittime della sanità Campana;
  • alle migliaia di famiglie messe con le spalle al muro dalla “cosiddetta” Riforma Gelmini;
  • a chi ha poco per cui sorridere e tanto per cui disperarsi;
  • a chi non riesce a trovare una speranza per il proprio futuro;
  • a chi, nella consapevolezza di non riceverle mai, si aspetta dallo Stato tante scuse per l’incapacità di fornire le giuste occasioni che ogni cittadino merita;
  • a chi sta male a prescindere dalla crisi mondiale;
  • a tutti i cittadini onesti e di buona volontà di Orta di Atella, costretti a pagare colpe mai commesse per servizi scarsi ed inefficienti di cui mai potranno godere pienamente.

A tutti la nostra più ampia e piena solidarietà.

Buon Natale

FONTE: Corrieredelmezzogiorno.it

CASERTA – In edicola da sabato 5 dicembre 2009 il nuovo numero del magazine di Terra di Lavoro e Napoli Nord, “Fresco di Stampa”. In copertina, il dossier sull’abusivismo edilizio in provincia di Caserta e nell’area a nord di Napoli. La foto (di Ferdinando Nicola Baldieri), ritrae il Villaggio Coppola, emblema della speculazione edilizia degli anni scorsi. Titolo del numero di dicembre della rivista: “Qualche mattone di troppo…”. La corposa inchiesta sull’abusivismo mette in luce un fenomeno diffuso sull’intero territorio: Agro aversano, litorale domizio e, poi, la cintura napoletana, fino a Casalnuovo, dove è sorto un intero quartiere mai condonato.

Il caso Orta di Atella sugli scudi: il commissario Francesco Provolo racconta le procedure “abbreviate” per ottenere i permessi e si registrano le prime dichiarazioni dei tecnici “pentiti”, che hanno preso parte al “sistema degli abusi edilizi”. Completa la sezione di primo piano l’intervista all’urbanista Loreto Colombo, il quale spiega le regioni del disordine urbanistico nel territorio Casertano e Napoletano.

Interrompo la lunga pausa estiva ritornando un po’ alle origini… le mie origini. Infatti, mi sono giunte diverse e-mail di vecchi e nuovi compaesani che mi chiedono delle delucidazioni su “quanto sta avvenendo” ad Orta di Atella in provincia di Caserta. Per motivi di onesto lavoro che dalle mie parti mancava e, purtroppo, tutt’oggi manca, mi trovo fisicamente lontano dal posto. Quindi dovrò basare le mie riflessioni sulla scorta delle notizie riportate sulla stampa locale.

A quanto pare, a seguito dello scioglimento del Consiglio Comunale per infiltrazioni camorristiche, la terna commissariale nominata dal Ministro degli interni, sta portando a galla ciò che in realtà ha sempre galleggiato, cioè il fatto che l’espansione urbanistica di questo paese, sia avvenuta in totale assenza di piani attuativi quali le lottizzazioni. Per intenderci, sono nati interi nuovi quartieri in totale assenza di strade, fogne, parcheggi, marciapiedi, aree verdi, e tutte le principali infrastrutture primarie e secondarie. – Ovviamente solo un condannato al 41bis poteva non accorgersi di tutto questo… ma comunque!!??!! -

L’aspetto più inquietante della questione è che non stiamo affatto parlando della cosiddetta edilizia spontanea, né del classico abuso edilizio ai fini speculativi in difformità o in assenza di Concessione/Permesso a Costruire. Infatti, tutti i manufatti in questione (e ne sono realmente tanti) sono stati realizzati in virtù di titoli abilitativi (concessione edilizia prima e Permesso a costruire dopo) “regolarmente” rilasciati dall’autorità comunale. Il termine “regolarmente” è posto tra parentesi per la semplice ragione che il lavoro dei commissari, sta dimostrando che tali titoli abilitativi di “regolare” hanno solo l’iter amministrativo seguito. Per questa ragione, l’unico atto che poteva essere intrapreso dal responsabile dell’ufficio Urbanistica (tecnico di fiducia dei commissari di governo), è stato quello dell’avvio del procedimento per lottizzazione abusiva che avrà come conseguenza, l’annullamento del titolo abilitativo in virtù del potere di autotutela dell’ente.

Innanzitutto, passiamo ad analizzare la sussistenza o meno dei presupposti fondamentali che legittimino un tale atteggiamento dell’autorità Comunale. Un chiaro riferimento lo ritroviamo nella sentenza del Consiglio di Stato, sez. V, 13 marzo 2000, n. 1311 (pres. Iannotta, cons. estens. Musio) che testualmente recita: ”L’annullamento di una concessione edilizia disposto dall’autorità comunale nell’esercizio del potere di autotutela è legittimo solo col concorso di due condizioni: l’esistenza di un vizio di legittimità, inficiante l’atto che da annullare, e la presenza di uno specifico pubblico interesse, diverso da quello preordinato al ripristino della legalità violata, tale da giustificare il sacrificio imposto al privato, in relazione alla sua posizione giuridica creatasi in seguito alla concessione rilasciata dalla stessa autorità”. Nel caso specifico, trattandosi di edifici sorti prevalentemente in zone C2 e D, il “vizio di legittimità” che rende possibile l’annullamento, sussiste proprio a causa della mancanza di lottizzazione, in quanto le Norme Tecniche del comune di Orta di Atella, oltre a specificare che per tali zone omogenee “L’edificazione è subordinata alla formazione di piani attuativi (P.d.L.)”, precisano che in assenza di lottizzazione, per i terreni ricadenti in tali zone, “è consentito l’uso del suolo ai soli fini agricoli”. In pratica è come se l’autorità comunale abbia rilasciato dei permessi a costruire in zona agricola. Per quanto riguarda la seconda delle condizioni in concorso, è ovvio che il “pubblico interesse che giustifichi il sacrificio imposto al privato” sussiste proprio a causa della totale assenza di aree (sottratte dagli interventi illegittimamente autorizzati) necessarie a garantire il minimo quantitativo da destinare a standard urbanistici.

Ovviamente, stiamo parlando di una vera e propria bomba appena innescata senza precedenti. Basti pensare che le zone in questione (che costituiscono il 90% del costruito ex-novo) ospitano una popolazione, costituita per lo più da neo residenti, di circa 20.000 abitanti. A tal proposito, per rendere l’idea, basti pensare che nel 2001 l’intero paese conteneva appena quasi 13.000 abitanti in un territori di circa1,4 kmq mentre i più di 20.000 nuovi residenti sono “stivati” in circa 0,5 kmq. Al di la dei numeri, ciò che più di tutto fa pensare ad una bomba appena innescata, sta nel fatto che i provvedimenti emanati sino ad oggi dall’autorità comunale, quasi sicuramente, verranno estesi a tutti gli immobili sorti nelle aree omogenee aventi le stesse caratteristiche (quindi C2, D, ecc.) in quanto, diversamente, si incorrerebbe nel rischio di rendere tali provvedimenti, illegittimi “sotto il profilo dell’eccesso di potere, nelle forme della disparità di trattamento e di sviamento di potere”.

Passiamo, quindi, ad analizzare quali saranno le conseguenze di un probabile annullamento di massa di titoli abilitativi illegittimamente rilasciati. In pratica ci troveremo di fronte ad un territorio totalmente devastato da più di 3.000.000 di metri cubi di costruzioni realizzate in totale assenza di Permesso a costruire e quindi totalmente abusive. La cosa non può che richiamare un “racconto profetico” (alla luce di quanto sta accadendo è la definizione più idonea) apparso improvvisamente in tempi non sospetti sulle pagine di un blog che poco o nulla ha a che fare con Orta di Atella e che viene riproposto in questo articolo (vedi “conclusioni” in fondo pagina). Peccato che però, in questo caso, la realtà sta andando ben oltre la fantasia, in quanto a pagare oltre al sig. Bianchi, saranno, purtroppo, anche gli ignari acquirenti che nel coronare il sogno di una vita, si sono trovati a ricadere nell’incauto acquisto.

Mi sono spesso sentito accusare di essere uno contrario, ad ogni forma di nuova edificazione. Nulla di più falso. Sono semplicemente contrario a questo modo selvaggio e distruttivo di attaccare un territorio già di per sé fragile. Mi si diceva che ero contrario allo sviluppo, allo sfruttamento delle potenzialità lavorative che poteva offrire il territorio, ecc. A questo punto, approfitto per chiarire una volta e per sempre, il mio concetto di sviluppo ed opportunità. Se si pensa che una piccola impresa edile (perché questa era la realtà imprenditoriale del nostro paese all’epoca dei fatti) riesce a realizzare non più di 2.000 metri cubi di immobili in un anno lavorativo, va da se che 50 piccole imprese ne avrebbero prodotti 100.0000. Ora, dividendo i 3.000.000 di metri cubi (realizzati in meno di 10 anni) per 100.000 otteniamo la mancata possibilità di riuscire a dar lavoro a 50 piccole imprese edili per almeno 30 (dico trenta) anni. Forse questi numeri impressioneranno poco, in quanto tirano in ballo imprese e numero di anni. Introduciamo allora il soggetto fondamentale della questione, il lavoratore. Per la realizzazione della relativa quantità stimata di appartamenti, un’impresa deve essere costituita da almeno

  • 4 carpentieri (per la realizzazione delle strutture);
  • 2 operai specializzati e 2 operai comuni (per realizzare tompagni, tramezzi, ed i vari lavori di finitura);
  • 2 elettricisti;
  • 2 idraulici; 
  • 2 pavimentisti; 
  • 2 stuccatori (operai specializzati nella realizzazione degli intonaci);
  • 2 imbianchini; 
  • 1 saldatore; 
  • 1 falegname; 
  • 1 assistente amministrativo/a; 
  • 1 assistente tecnico.

Per un totale generale di circa 22 impiegati che moltiplicati per 50 ditte ci danno la bellezza di 1100 posti di lavoro garantiti per circa 30 anni (bruciati in meno di 10). Senza contare tutto l’indotto a partire dai tecnici liberi professionisti ai falegnami; dal fabbro al rivenditore di materiale, ecc.

Ma tornando a quella che è la realtà del problema, va da se chiedersi quali saranno le conseguenze di tutto questo. È difficile dirlo, ce ne possiamo solo fare un’idea. Secondo la nostra legislazione, per tali reati è prevista l’acquisizione al patrimonio disponibile del Comune di tutti i beni oggetto dei provvedimenti di lottizzazione abusiva. Questo lo sapremo solo tra non meno di 6-7 anni. A qualche abbattimento dimostrativo si arriverà senz’altro, ma per la maggior parte dei casi, sicuramente interverrà una legge regionale fatta ad hoc per risolvere il tutto con una semplice sanzione pecuniaria, considerata, anche, la vastità del fenomeno in esame. Il tutto a totale discapito di un intero popolo che si troverà a pagare tasse sempre più alte per servizi sempre più inefficienti se non inesistenti.

L’interrogativo, forse più inquietante, sta nel cercare di capire come tutto questo sia potuto sfuggire a così tanti organi di controllo del territorio e persino al servizio satellitare inaugurato qualche anno fa e che presentammo anche noi in questo articolo.

Personalmente, sono convinto che tale fenomeno sia stato ben studiato in precedenza a tavolino, con precisione e puntualità scientifica. Probabilmente si è partiti dal detto “mal comune mezzo gaudio” vista la vasta estensione del fenomeno che ha interessato dai piccoli proprietari di appezzamenti di terreno ai grandi speculatori accorsi un po’ dappertutto. Riuscendo così a mettere in seria difficoltà quella giustizia rimasta inerme a guardare (facendo forse finta di non vedere) per circa un decennio. Evidentemente il territorio è stato considerato come una succulenta torta. Dividersi i contendenti in gioco, dai politici alla camorra, dagli organi di controllo ai grandi speculatori, lasciandone una piccola fetta a speculatori improvvisati, piccole imprese a conduzione familiare  ed ai privati cittadini. Si è partiti dall’offrire per prima l’ultima fetta, la più piccola ed apparentemente innocua, creando così il giusto alibi ai grandi contendenti in gioco che, col pretesto di favorire i bisogni dei privati cittadini e delle imprese nascenti, sono riusciti a coprire e mascherare quel sistema di gestione del territorio che si è poi rivelato in tutta la sua aggressività e spregiudicatezza quando si è passati alle fette grosse della succulenta torta. Oggi, con l’arrivo dei commissari, si stanno pian piano ricostruendo tutti i tasselli di questo orrendo mosaico. Sinceramente, l’impressione è che lo stato centrale, accortosi della segreta spartizione della succulenta torta, sia venuto a reclamarne la propria parte indebitamente sottratta. Sembra proprio una violenta guerra tra giganti per stabilire la supremazia dell’uno sull’altro, a totale discapito, ed anzi, nella più totale indifferenza di quelli che saranno gli unici innocenti che ne pagheranno a caro prezzo le conseguenze, a prescindere dal vincitore: “i cittadini”. Considerati dagli uni come degli scudi umani attraverso i quali difendersi dagli attacchi degli avversari, mentre dagli altri come una risorsa da cui attingere ogni qualvolta se ne verifichi la necessità. Ora, visto che la torta è già stata consumata, vien da se chiedersi chi, e soprattutto in che modo ripagherà lo stato della fetta di torta sottratta? Gli amministratori? I tecnici che hanno rilasciato i titoli abilitativi illegittimi? Coloro che avrebbero dovuto vigilare e non l’hanno fatto? I grandi speculatori? I privati cittadini? Le piccole imprese a conduzione familiare? Le giovani famiglie che si sono indebitate una vita per coronare il sogno di una casa? Purtroppo a tutti questi interrogativi, l’unica frase di risposta che mi torna alla mente, è questa che ho letto da qualche parte e che recita: Quando non c’è nessuna via d’uscita in caso di disaccordo, il più debole non può che subire”. Purtroppo la legge del nostro paese non difende il più debole ma si limita ad essere spietatamente “Uguale per tutti” come se si trattasse di qualcosa di scientifico e non soggetto ad interpretazione alcuna. Morale della favola a pagare le pene più amare, sarà l’intera popolazione. Da coloro che si son voluti tenere lontano da certi ambienti o da certi modi di fare, a quelli che hanno appoggiato e spalleggiato questo sistema e che solo oggi si accorgono di aver barattato il proprio territorio per una manciata di polvere; da quelli che pur non approvando avevano una voce troppo debole per poter essere ascoltati; a coloro che, giustamente hanno continuato la propria vita ignorando completamente questi fenomeni perché totalmente impegnati a fare, giorno per giorno, i conti con le enormi difficoltà quotidiane; per finire con chi, ignaro di tutto, per coronare il proprio sogno di avere una casa di proprietà, ha investito tutto in quello che si sta rivelando essere un vero e proprio incubo. Tutti ci ritroveremo a dover vivere in un paese totalmente invivibile, sotto tutti gli aspetti, privo dei servizi più essenziali, dove chi sbaglia ci guadagna bene e chi è saggio e prudente ne paga le pene. Dove per lavorare onestamente non ti resta che emigrare. Dove le tasse sono alte ed i relativi servizi totalmente inefficienti (vedi tassa sui rifiuti). Dove un’enorme quantità di uffici anziché pesare sull’economia del paese, vanno semplicemente ad incrementare il già enorme carico urbanistico di questa popolazione martirizzata da un perpetuo abuso d’ufficio.

Per finire, la cosa più atroce di tutte sta nel sentirsi additare come i colpevoli di tutto questo per il semplice fatto di essere gli elettori che hanno consentito a certi amministratori di realizzare questo disegno criminale. Come se il voto anziché essere la più alta espressione della democrazia, della libertà e del potere del popolo, si riducesse ad essere una semplice firma di autocondanna per aver scelto l’amministratore sbagliato. Personalmente, la cosa che più di tutte mi turba, è la drammatica convinzione che nonostante tutto alla fine non cambierà proprio nulla, anzi. Il tutto si ridurrà ad una semplice pagina buia della storia di questo paese. Ed i nostri figli saranno le innocenti vittime di tutto questo. Dio solo sa quanto vorrei che questa mia convinzione venisse smentita dalla realtà. Ma credo fermamente che l’unica cosa sensata che un uomo di buona volontà possa fare oggi è quella di allontanarsi il più possibile da questo paese maledetto e privo di ogni possibilità di futuro, alla ricerca di una vita normale che qui ci è stata negata per sempre.

A tutti i colleghi della provincia di Caserta, in virtù dell’approssimarsi delle elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Caserta per il quadriennio 2009-2013, nonostante sia ancora fermo nella mia convinzione, per senso di onestà e lealtà professionale e morale, pubblico di seguito la lista del candidato “De Cristofaro” già presidente dimissionario, poiché è stato l’unico a contattarmi personalmente. Nel dialogo intercorso, ho espresso chiaramente tutti i miei dubbi e le mie perplessità circa la visione che si ha dall’esterno dell’Ordine, così come esso opera attualmente e cioè, che “appare come una corporazione che tende a salvaguardare gli interessi di pochi amici e compagni di ventura, a discapito dei tanti sconosciuti per i quali Esso, rappresenta null’altro che un ulteriore onere economico da sostenere e basta”.
Mi ha assicurato
che, nel caso di riconferma, cercherà con tutti i mezzi a disposizione, “di rimuovere questa patina che offusca la reale immagine dell’Ordine”.
Siccome sono rimasto realmente colpito dall’iniziativa del candidato di contattarmi personalmente, senza l’uso di intermediari, conoscendo chiaramente il mio punto di vista nei confronti dell’Ordine e della sua gestione;
di accettare tutte le critiche e le perplessità con spirito di miglioramento di un servizio alla collettività dei colleghi, mi sento in dovere di appoggiare questa lista, anche perché delle altre ignoro sia il loro numero, sia i nomi dei singoli candidati non essendo stato coinvolto da nessun’altro.

Elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Caserta per il quadriennio 2009-2013.

Si vota:
giovedì 18 giugno 2009 dalle ore 10:00 alle ore 18:00
venerdì 19 giugno 2009 dalle ore 10:00 alle ore 18:00

presso

Seggio n. 1 Ordine Architetti PPC della Provincia di Caserta – C.so Trieste, 33 – CASERTA

Seggio n. 2 Facoltà di Architettura – Via S. Lorenzo, 4 – AVERSA -

LISTA de Cristofaro

1. Domenico Enrico de Cristofaro
2. Mario Belardo
3. Annalisa Capuano
4. Carlo Cardone
5. Carlo Cirelli
6. Bartolomeo D’Angelo
7. Salvatore Freda
8. Tommaso Dino Garofalo
9. Antonio Iuliano
10. Antonio Maio
11. Giuseppe Martinelli
12. Umberto Panarella
13. Giancarlo Pignataro
14. Bruno Saviani
15. Raffaele Di Bona arch. junior
16. Giuseppe Sorvillo arch. junior

Credo sia giusto dare fiducia a chi ha mostrato attenzione nei confronti di chi non ha alcuna possibilità di far rumore e creare consensi inaspettati.

Scarica il Manifesto di sintesi.

bioecogeo_logo

A poco più di un anno dalla nascita del magazine BioEcoGeo, è bello ritrovarsi con importanti risultati, grandi consensi e ad essere nella posizione di poter ringraziare i propri lettori per il grande supporto ricevuto. BioEcoGeo nasceva un anno fa con la consapevolezza di essere l’unica rivista italiana a carattere interdisciplinare nel settore dell’ecologia e della sostenibilità. Moltissime sono infatti le pubblicazioni che trattano argomenti specifici legati alle energie pulite, all’agricoltura e ai prodotti biologici o alla bioedilizia, ma nessuno come BioEcoGeo incuriosisce a 360° riguardo tutto ciò che concerne l’uomo all’interno del suo ambiente.

In questo anno abbiamo parlato della foresta dell’Ivindo, di Torri che ruotano, di Feng Shui, di Bioritmo, di Jeans Ecofriendly, di Biotecnologie, di Turismo Responsabile e di tanti altri argomenti che abbiamo ritenuto importanti per una lettura non esaustiva ma che in grado di far nascere nelle persone il desiderio di saperne di più.

E’ proprio grazie alla nostra grande passione per questa rivista, all’importanza che hanno i temi in essa trattati, grazie al consenso dei nostri lettori che abbiamo deciso di ritrovarci tutti Martedì 9 Giugno 2009 presso la sede del Gruppo 24 ORE di Milano in Via Monte Rosa, 91.

Sarà una giornata in cui ci conosceremo meglio, in cui parleremo di sviluppi sostenibili, in cui conosceremo alcuni dei principali protagonisti del settore dell’ecologia e della sostenibilità e infine in cui sentiremo parlare ricercatori, esperti, ambientalisti e voci autorevoli degli enti locali lombardi.

Un’occasione da non perdere, ma soprattutto un’occasione per imparare e per conoscere.

 Scarica il programma

dfb_119x62Corso per architetti e designer della durata di 203 ore che inizierà questo ottobre a Milano

Corso di alta formazione in Design for Beauty www.polidesign.net/dfb

Corso organizzato da POLI.design Consorzio Universitario del Politecnico di Milano

Il corso affronterà la complessità del progetto beauty care nei suoi molteplici aspetti: dal progetto del prodotto a quello dell’esperienza, dall’analisi del mercato agli scenari delle nuove tendenze, dal packaging al punto vendita. Un percorso completo dove si intrecciano moda, design e marketing e dove la conoscenza progettuale diviene innovazione strategica per l’azienda.

La Faculty comprende docenti del Politecnico di Milano e della SDA Bocconi e progettisti di fama internazionale. Il corso si svilupperà in tre moduli tematici teorici (60 ore) e 4 ws di progetto (140 ore) per un totale di 200 ore.

Si inizia con il modulo sulla cultura della bellezza (20 ore), per poi proseguire con il sistema del beauty care (20 ore) e degli scenari per l’innovazione (20 ore). Seguono i 4 workshop progettuali dove progettisti di fama internazionale lavoreranno fianco a fianco degli studenti per elaborare il progetto di un prodotto, di un servizio, e di un’esperienza per poi concludere con un approfondimento sui dettagli di maggior interesse.

La figura formata potrà inserirsi efficacemente in ruoli eterogenei, nelle aree del Brand Management, dello Sviluppo e Ricerca Prodotto, del Retail, del Visual Merchandising, della Comunicazione.ù

Scarica la cartolina

Per maggiori informazioni:
Comunicazione prodotti formativi
POLI.design
Consorzio del Politecnico di Milano
Via Durando 38/a
20158 Milano
Tel. (+39) 02 2399 7242
www.polidesign.net
comunicazione@polidesign.net

Chiedo scusa ai lettori per l’espediente utilizzato, ma era solo per attirare l’attenzione anche del pubblico più distratto su un tema di vitale importanza. Quindi il post che ripropongo non ha nulla a che vedere né con le ville né tantomeno con Berlusconi. Vorrei semplicemente invitarvi a leggere la seguente lettera che una cara amica ha scritto a degli ipotetici extraterrestri, cercando di spiegare l’attuale situazione di crisi internazionale in cui versa il nostro pianeta. Personalmente l’ho trovata geniale e ricca di osservazioni pienamente condivisibili. Per questo vi invito a fermarvi un attimo e leggerla per intero prima di ritornare alle precedenti occupazioni.

L’originale la trovate tra le pagine di “Bananas Republik

Lettera ai miei amici Pleiadiani

spazio

Cari amici extraterrestri,

creature evolute di altri pianeti,

con la presente intendo rispondere alle vostre comunicazioni allarmate per ciò che accade oggigiorno sulla Terra.

Si sa che ormai nella galassia non si parla d’altro, ciò che accade qui lo sapete anche perchè avrete senz’altro letto la Gazzetta Spaziale. E ovviamente vi ponete delle domande.

Poichè di recente avete contattato l’ Osservatorio Sociale di Bananas con quesiti a cui il Pentagono si rifiuta di rispondere (quelli sono bravi solo a faxarvi documenti pieni di omissis), farò del mio meglio per rispondere io personalmente.

Dunque le domande da voi inoltrate erano le seguenti:

1. COSA STANNO FACENDO I TERRESTRI PER RISOLLEVARSI DALLA CRISI GLOBALE? PERCHE’ NON SONO COMPATTI NEL CHIEDERE RISPOSTE AI LORO GOVERNI ?

2. COSA SONO I REALITY E PERCHE’ VI PIACCIONO TANTO?

3. PERCHE’ PER CAPIRE VOI STESSI, FINITE SEMPRE PER FARE ESPERIMENTI SULLE SCIMMIE?

Eh, non è così facile. Non è così facile rispondere a tutto questo, e per farlo ho bisogno di riferirmi a notizie in apparenza marginali, ma secondo me interessanti in proposito, e non adeguatamente commentate dai media locali.

Cominciamo da Farrah Fawcett. Dovete sapere infatti che Farrah Fawcett, 62 anni , ex diva di Charlie’s Angel, è in fin di vita per un tumore al retto.

Voi direte cosa c’entra, e invece c’entra.

La rete statunitense Nbc ha mandato in onda lo scorso venerdì in prime time, una sorta di “documentario-reality” interamente dedicato a lei e al decorso della sua malattia, intitolato “Farrah’s Story”: pensate che la Fawcett morente è stata seguita passo a passo dalle telecamere durante tutta la sua degenza ospedaliera.

E questo è il punto:

capita infatti che nel nostro folle mondo, 8,9 milioni di americani si ritrovino tutti incollati di fronte alla TV, a guardare una donna stremata nella fase finale della sua malattia, incapace di alzarsi dal letto e di riconoscere il marito e il figlio.

E dire che 8,9 milioni di americani ne avrebbero di motivi per fare scudo tutti insieme:

non so, pensate se tutti quanti un lunedì mattina decidessero di mandare una email al Obama e dirgli “ciccio, rivoglio il mio posto di lavoro, i want it back and i want it now”. Oppure decidessero di disdire tutti insieme alle 10.00 il contratto con una multinazionale che eroga un servizio fondamentale, ma lucrando un po’ troppo. Caspita che roba. Ma ci pensate. Avrebbero cambiato il mondo in un minuto.

Perchè l’unione fa la forza dite voi, eh si lo diciamo anche qui sulla Terra, ma ancora noi terrestri non dobbiamo averlo capito come si deve.

Allora non è che noi terrestri siamo sempre-sempre per ognuno per conto suo: noi ci uniamo, si, eccome. Ma per fare cose da scemi. Cosette così, da bambini.

Che ne so:

basta un trailer Tv che ci dice : CITTADINI, OGGI ALLE 21 TUTTI INSIEME UNIAMOCI CHE GUARDIAMO UNA STAR CHE MUORE. E noi come bimbi ci uniamo al girotondo. Poi ci dicono MERCOLEDI’ IN PRIMA SERATA, UNIAMOCI CHE TUTTI INSIEME GUARDIAMO 5 FESSI CHE NON POSSONO USCIRE DA UNA CASA. E noi lo facciamo, contenti e beati.

I trailers TV riescono a compattarci moltissimo come specie. Ecco si, direi che siamo capaci di unirci, noi terrestri, facciamo branco anche volentieri, portiamo le birre e i popcorn, ma per scopi puramente ludici. E ci freghiamo da soli.

Dunque non vi stupirà sapere, cari pleiadiani, che quel network TV venerdì sera ha registrato un “second best” di ascolti, superato solo dalle Olimpiadi.

Poteva bastare già questo.

Ma aggiungeteci che il produttore televisivo ora fa causa al marito Ryan O’Neal per violazione dei termini di contratto: il marito si sarebbe impossessato del progetto, modificandolo senza l’autorizzazione della Fawcett e includendo riprese che l’attrice non aveva mai visto né approvato. Questo per darvi la dimensione della nefandezza e del trash in cui sembriamo essere irrimediabilmente precipitati.

Capita tutto questo nel bel mezzo della crisi globale e personale che ognuno di noi vive; capita cioè che un occhio elettronico telepresente e invasivo si focalizzi sul ciarpame del mondo, e poi lo rimbalzi per nutrire i nostri occhi e le nostre percezioni, le nostre curiosità morbose e gli istinti più bassi con cui per natura dobbiamo fare i conti. La chiamano TV. Li chiamano reality. Dicono che fanno questo perchè il pubblico vuole questo. Dicono che ci sono leggi di mercato.

Ma è davvero così?

Il rapporto causa-effetto potrebbe essere invece capovolto: ebbene si, cari amici monoculi e tripodi.

Io personalmente sono convinta che sia la TV a crescere ed allevare volutamente il suo pubblico di cittadini-tacchini nutrendolo con mangimi speciali, la cui tossicità è ben maggiore delle farine animali del tipo ”mucca pazza”. E questo pubblico diventa il perfetto prodotto che questi signori vogliono creare: fatto di uomini spiritualmente dormienti e inconsapevoli, prede delle ombre del mondo, manipolabili come creta nelle mani di sapienti oligarchi. Non è un caso che le emittenti televisive e la politica siano legate a doppio filo. E per finalità tutt’altro che innocenti.

Ecco spiegati molti dei vostri interrogativi.

Io vi posso dire che vivo in Italia, e con tutti i problemi che abbiamo, la nostra TV dovrebbe parlarci giorno e notte di economia in modo serio e sensato, e invece pure qui i reality ancora dopo molti anni non danno segni di stanchezza: abbiamo ben “4 reginette dei reality”, Ventura-Perego-Marcuzzi- D’Urso.

Queste sono un superattack per le masse, compattano la gente italika come nient’altro attorno a spazzatura emozionale e mentale che va sotto il nome di intrattenimento. Intrattenimento: capito? La mente è cioè intrattenuta, è una mosca nella ragnatela del teleragno. Bisogna vedere però su cosa la mente si intrattiene. Se compro un biglietto per vedere Dario Fò a teatro, anche quello è intrattenimento. Bisogna vedere , ripeto, su cosa mi intrattengo.

Ora queste 4 reginette di cuori saranno fiere di se stesse?

Penseranno al mattino: “Coraggio, ho una brillante carriera e devo dare il massimo?”

Penseranno quando rincasano….: “E anche oggi è andata, ho fatto bene il mio lavoro, ho dato il mio contributo al mondo?”.

Non è dato sapere. Siamo una specie ancora poco evoluta, dovete tener pazienza perchè così siamo, non bastano le fibre ottiche a fare progresso, qui dobbiamo tornare a principi elementari di convivenza civile, ecco infatti – per venire al vostro ultimo interrogativo -perchè studiamo tanto le scimmie, perchè dobbiamo ancora imparar parecchio da loro!

Dalla Terra è tutto.

Al prossimo contatto. Stay tuned!

Dalle pagine di PUPIA.tv, ripropongo il seguente articolo con un interrogativo che vorrei girare a tutti i lettori ed in modo particolare ai giovani professionisti Campani: “Esiste nella nostra regione, la reale possibilità di riuscire ad ottenere un serio incarico professionale che prescinda da conoscenze, mazzette e bustarelle varie?”

Ecco l’articolo in versione integrale

CASERTA. A seguito delle indagini coordinate dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, la Guardia di Finanza di Caserta ha eseguito delle ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 23 persone, di cui 14 in Campania, 4 in Lazio, 3 in Emilia Romagna e 2 in Lombardia. I  reati sono di associazione per delinquere finalizzata alla truffa in danno della Campania, alla corruzione di pubblici ufficiali, alla rivelazione di segreti di ufficio ed alla realizzazione di falsità in atti pubblici. La complessa attività investigativa dei finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria Caserta, guidati dal comandante Francesco Saverio Manozzi, e coordinati dal procuratore capo Corrado Lembo, ha consentito di smascherare un sodalizio criminoso nell’ambito del quale due imprenditori laziali, Renzo Bracciali e Gianpiero Tombolillo, hanno costituito tre Continua a leggere

Riceviamo ed alleghiamo al presente post, il volantino in formato PDF inviatoci dall’associazione “Il Gigante Buono” con sede a Telese Terme BN, promotrice dell’iniziativa che appoggiamo in pieno, denominata:

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Scarica il volantino: il-gigante-buono-onna

FONTE: Metropolis Web

Il rapporto tra edilizia e criminalità, tra vittime e carnefici, tra clan e imprese. Questo e altro emerge dall’inchiesta nuova di zecca avviata dall’antimafia sul territorio stabiese. E’ un vecchio canovaccio, già battuto in trent’anni di inchieste da procure antimafia e polizia giudiziaria. Il settore dei lavori pubblici e privati produce ricchezza non solo alle imprese attigue alla camorra ma soprattutto ai clan, foraggiando un sistema criminale che spende i suoi investimenti nel settore – ad esempio – del traffico di stupefacenti. Il teorema è persino elementare: ogni cantiere aperto è fonte di denaro, soprattutto se ai lavori viene ‘applicata’ una tassa al committente destinata al pagamento del pizzo. Non lo sostiene un cronista preveggente o un magistrato illuminato, lo riferisce un protagonista di questo meccanismo antico: Antonio Esposito, 42 anni, confessò agli inquirenti di essere stato a capo di un clan camorristico attivo dal 2001 al 2008 e di aver organizzato un racket del calcestruzzo con la complicità di un imprenditore edile di alto rango, che grazie alla reputazione criminale del boss riuscì ad ottenere il monopolio delle forniture di cemento. Va detto che le estorsioni segnalati nelle 78 pagine di ordinanza firmate dal gip Pepe a carico di capi e gregari del clan sono circa 14 ma che il coinvolgimento di Salvatore Langellotto (imprenditore edile di Sant’Agnello) si limita ad un solo caso: non tragga in inganno questo dato, perché nelle sue deposizioni Esposito parla di ‘sistema’ e del coinvolgimento di altri imprenditori che avrebbero legato le fortune delle loro aziende al vincolo con la criminalità organizzata. Trent’anni di inchieste, dunque, per svelare il segreto di Pulcinella? Non è così: il fenomeno emerso negli anni del post-terremoto fu rubricato come un apparato di potere che vedeva coinvolti soprattutto i politici Continua a leggere

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