Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for giugno 2010


Cari amici, visto che l’estate è iniziata, e che il gossip sta diventando quasi il simbolo della bella stagione, vi propongo questo bel articolo di Francesco Cramer che, a mio parere, è sintomatico del decadimento in cui sta piombando l’Italia del 3° millennio.

FONTE: Il giornale.it

Roma – Un premio alla guêpière. Alla fine ha vinto lei, Patrizia D’Addario, la escort più famosa del mondo, quella che ha fatto traballare il Palazzo, sbriciolare un matrimonio, alimentare sospetti e pruderie; quella che ha azionato il tasto «rec» per confezionarsi prove, per mesi diventata icona di sinistra perché in grado, si pensava, di far sloggiare Berlusconi da Palazzo Chigi; quell’arma biondo platino e dalle curve sinuose, spunto per la tiritera delle dieci domande e del premier sultano; quella regina del gossip diventata perfino star, flash al festival di Venezia, un libro, un cd, sfilate e serate à gogo, alla fine ce l’ha fatta. Ha trionfato visto che ha sempre detto di aver fatto quello che ha fatto soltanto per un’«oliata». Voleva superare l’ostacolo di una pratica edilizia che non c’era verso di sbloccare: adesso quella barriera non c’è più. Il comune di Bari, retto dal piddino Michel Emiliano, ha sciolto le riserve: via libera alla pratica D’Addario.
Accompagnatrice d’alto bordo reinventatasi imprenditrice col pallino di fare l’albergatrice, la signora era rimasta impigliata negli ingranaggi della burocrazia del capoluogo pugliese. Un terreno di periferia, un rustico, l’ossessione di costruire un residence. Ma il suo fascicolo rimaneva lì, bloccato, privo del timbro perché senza permessi giusti. Gli uffici comunali le sbattevano in faccia «niet» uno via l’altro: progetto non in sintonia con il piano regolatore. Trafile con gli architetti, scadenze, altre richieste e altri intoppi: niente da fare, se non si può non si può. È stato così che, a differenza di un signor Bianchi o Rossi, la signora D’Addario ha scelto la scorciatoia, l’aiutino, il jolly. Disse più volte che ne aveva parlato anche a (altro…)

Read Full Post »


Essendoci pervenute diverse mail da parte di giovani intenzionati a proporre la propria candidatura al bando indetto dal comune di Orta di Atella per il conferimento di diversi incarichi fiduciari (tra cui uno per il settore Urbanistica, uno per il settore Lavori Pubblici, rivolti agli iscritti all’ordine degli Ingegneri e/o degli Architetti ed un ultimo per i colleghi geometri) i quali ci hanno segnalato che dal sito del comune sembra non essere più possibile, già da diversi giorni, accedere ai bandi e scaricare il proforma della domanda. Per tali ragioni, oltre ad allegare al presente post il file PDF del bando in questione, chiediamo pubblicamente alla locale amministrazione di verificare la cosa e se del caso, concedere una proroga alla scadenza della presentazione delle domande che è prevista per domani 22 giugno 2010.

Scarica il file PDF incarichi

Read Full Post »


La Procura di Santa Maria Capua Vetere: no alla richiesta di Zinzi di bloccare gli abbattimenti

FONTE: Corriere del Mezzogiorno.it

CASAERTA – Sono più di diecimila i fascicoli aperti nell’ufficio demolizioni della Procura di Santa Maria, derivanti da sentenze passate in giudicato e con un’ordinanza di abbattimento già emessa. Ma, a sentire gli addetti ai lavori, per farsi un’idea più rappresentativa della dimensione del fenomeno dell’abusivismo edilizio in provincia di Caserta, quella cifra va moltiplicata almeno per cinque. Basti pensare che nella sola Orta di Atella sono più di cinquemila le abitazioni abusive. E 1.340 a San Cipriano d’Aversa. Mille a Marcianise. Nessuno sa quante — ma almeno cinquemila — a Pantano di Baia Domizia. Per fortuna da un paio d’anni a questa parte il fenomeno aveva cominciato ad essere bruscamente contrastato proprio dalla Procura di Santa Maria, non a caso l’unica ad essere citata nell’ultimo rapporto di Legambiente.

Sono numerose le demolizioni già effettuate, anche in virtù di un protocollo d’intesa sottoscritto con la Prefettura e la Regione. Ed altre 800 sono in cantiere. Ma, venerdì scorso, il neoletto presidente della Provincia, Domenico Zinzi ha annunciato di aver chiesto al presidente del Senato, Renato Schifani, la riproposizione di un provvedimento per sospendere gli abbattimenti, «in attesa che si possa legiferare riaprendo i termini del condono edilizio del 2003». Un provvedimento, insomma, simile a quello presentato da alcuni parlamentari del Pdl, tra cui il casertano Carlo Sarro, e respinto nei giorni scorsi con una pregiudiziale di costituzionalità sostenuta anche dall’Udc, il partito di Zinzi (che nell’occasione, però, era assente dal voto). Che ne pensano in Procura? «Una norma mirante a sospendere indiscriminatamente tutte le demolizioni ci vedrebbe fermamente contrari, perché vanificherebbe i nostri sforzi», afferma il procuratore capo, Corrado Lembo. Il quale, tuttavia, si mostra meno perentorio rispetto ad un’ipotesi limitata al cosiddetto abusivismo di necessità, che tenesse fuori — oltre alle aree vincolate o demaniali — le grandi speculazioni e le seconde abitazioni.

«Sarebbe quanto meno un po’ più sostenibile — osserva Lembo— anche se resterebbe ovviamente una scelta della politica. D’altro canto, anche noi in Procura abbiamo dovuto per forza di cose, e carenza di fondi, adottare un criterio di priorità nelle demolizioni: prima le speculazioni camorristiche, gli edifici nelle zone vincolate, quelli a rischio di crollo; e poi gli altri». Più drastico, Donato Ceglie, coordinatore della sezione reati ambientali e dell’attività di abbattimento: «Un provvedimento del genere calpesterebbe uno dei principi fondamentali del diritto moderno, perché annullerebbe la sanzione prevista per una violazione, assicurando l’impunità per via legislativa. E’ un messaggio sbagliato. Stavamo riuscendo, con fatica e con equilibrio, ad imporre la cultura della legalità in vaste aree del territorio. La consapevolezza di andare incontro, ineluttabilmente, ad una demolizione in danno, stava infatti inducendo molti proprietari degli immobili abusivi a preferire l’autodemolizione, meno onerosa economicamente. Poi è bastato il solo annuncio di nuovo possibile condono da parte de governo, perché il fenomeno dell’abusivismo riprendesse vigore».

Pietro Falco
14 giugno 2010

Read Full Post »


FONTE: Denaro.it
L’Osservatorio Feneal Uil: 2o1o anno nero. Il volume d’affari in calo di 306 mln

In tempi di crisi l’anno nero è sempre quello successivo. Come per l’edilizia, che secondo l’Osservatorio sulle aree metropolitane del sindacato Feneal Uil in Campania perderà 12 mila posti di lavoro alla fine del 2010 e registra un calo del volume di affari di 306 milioni di euro nel confronto tra gennaio di quest’anno e lo stesso periodo del 2009. Non va meglio in ambito nazionale dove nei primi mesi dell’attuale stagione 126 mila lavoratori del comparto edilizio hanno perso la propria occupazione. Prolungamento della cassa integrazione, sostegno agli enti locali per la realizzazione di piccole opere e più credito alle Pmi le misure che Feneal Uil indica come necessarie per uscire dalla crisi.

Enzo Senatore

Un’analisi spietata. Ma non inattesa. Il settore edilizio in Campania va male, anzi peggio. Lo evidenzia il rapporto dell’Osservatorio sulle aree metropolitane del sindacato Feneal Uil secondo cui in Campania alla fine del 2010 altre 12 mila persone perderanno il posto di lavoro. “Ormai è da tre anni a questa parte che i dati peggiorano sempre -evidenzia Andrea Lanzetta, neosegretario generale della Feneal Uil Campania – e anche se in termini di regolarizzazione del settore la situazione è migliorata il contesto generale rimane negativo”.
In Campania va male anche il volume d’affari generato dalle gare di appalto, che registra una perdita netta di 306 milioni tra gennaio 2009 e gennaio 2010. “Questo dato e quello sull’occupazione -sottolinea Lanzetta- rappresentano la fotografia esatta dello stato del settore edilizio in Campania, è necessario agire immediatamente per garantire una ripresa immediata o perlomeno a media scadenza”.
Il problema principale sembra risiedere nel rapporto con le amministrazioni pubbliche e le banche. “Il patto di stabilità -rivela il segretario generale di Feneal Uil Campania- restringe il campo d’azione degli enti locali, servono procedure per velocizzare l’avvio dei lavori relativi alle piccole opere e anche un meccanismo più veloce di pagamento perché i tempi ormai si sono dilatati troppo”. Quanto al rapporto con gli istituti bancari Andrea Lanzetta osserva che “i vincoli di Basilea 2 non aiutano a generare un meccanismo di sostegno delle banche nei confronti delle Pmi del comparto edilizio”. Sotto accusa finisce anche la manovra finanziaria. “I tagli penalizzano in qualche modo l’edilizia perché manca una logica di sviluppo -aggiunge Lanzetta- forse si dimentica che questo segmento dell’economia ha sempre svolto una funzione di contrasto alla crisi”. Sul fronte occupazionale non va meglio nel resto d’Italia visto che la stima nazionale evidenzia una possibile perdita di 126 mila posti nel 2010.

GLI INVESTIMENTI

In calo rispetto al 2009 il flusso finanziario destinato all’edilizia. Il rapporto della Feneal Uil evidenzia una flessione del 10,8 per cento in relazione alle nuove costruzioni con punte del 14,1 per cento quando si parla di abitazioni residenziali e del 14,4 per cento se le strutture sono private e non residenziali. Gli investimenti nelle costruzioni pubbliche nel 2010 calano del due per cento mentre nel complesso il trend negativo si attesta su livelli del 5,8 per cento. E’ comunque meglio rispetto al 2009, quando c’era stata una flessione del 9,9 per cento rispetto all’anno precedente. Ciò significa che il 2010 fa registrare una timida fiducia anche se però continuano a mancare i fondi per costruire.

LE COMPRAVENDITE

Nel 2009 in Italia sono state effettuate 752 mila compravendite immobiliari, il dato peggiore dal 1998. La flessione rispetto al 2008 raggiunge livelli dell’11,3 per cento.
Un dato critico che si ripercuote anche sull’attività delle agenzie immobiliari, costrette al ridimensionamento o alla chiusura. Nelle grandi città, di cui Napoli fa parte, gli affari immobiliari vanno giù del 9,9 per cento nel rapporto tra 2009 e 2008 mentre nelle città della cosiddetta media Italia come Avellino, Benevento, Caserta e Salerno la flessione arriva al 9,8 per cento.

LE SOLUZIONI

La Feneal Uil propone innazitutto il prolungamento di sei mesi della cassa integrazione. Poi misure urgenti di sostegno agli enti locali per avviare i lavori delle piccole opere e aiuti alle Pmi del settore edilizio da parte delle banche attraverso una linea di credito speciale.
Dall’Esecutivo il sindacato attende misure per la gestione del patrimonio invenduto mentre alle imprese chiede di innovare mediante la cessione del know-how, l’utilizzo di tecnologie d’avanguardia e la predisposizione di nuovi modelli di offerta.
Le ricette del sindacato
– prolungare la cassa integrazione per altri sei mesi
– urgenti politiche di sostegno agli enti locali finalizzate alla messa in cantiere di piccole opere
– sostegno alla piccola e media imprese in termini di tenuta dei rapporti con il sistema bancario
– avviare un processo di innovazione che ridisegni il modello di offerta edilizia.

Per rilanciare il mercato dell’edilizia, secondo la Uil, occorrerebbero, tra l’altro, politiche di sostegno agli enti locali per la messa in cantiere delle piccole opere e sostegno alle Pmi per l’accesso al credito

Read Full Post »


FONTE: Julie News

ROMA – Nella giornata di ieri, la notizia della maggioranza scavalcata dall’opposizione sulla votazione di una pregiudiziale di costituzionalità presentata dall’Idv e collegata al decreto che sanciva lo stop delle demolizioni in Campania, ha riempito le cronache di tutti i principali organi d’informazione nazionale e locale.
Le polemiche esplose tra i rappresentanti del Pdl e della Lega Nord che accusavano la vicepresidente della Camera Rosi Bindi di aver chiuso le votazioni in tempi record, parimenti, sono state le uniche informazioni diffuse su tv, giornali ed organi web.
Fonti interne al Parlamento, però, hanno diffuso la notizia che, anche diversi rappresentanti  campani dell’Udc e del Pd (e quindi dell’opposizione che ha votato contro il condono edilizio) hanno lasciato l’aula poco prima della votazione finale e si sono quindi autoesclusi da una scelta che da anni dimostra l’inadeguatezza della classe dirigente regionale.
Ma perchè, i condoni edilizi, rappresentano praticamente da sempre una delle questioni più spinose e delicate della politica della Campania? Dando un’occhiata ai numeri collegati all’abuisivismo e ai territori considerati a rischio idrogeologico (che sono circa l’80%), si intuisce che la vera notizia non è di certo la celerità della Bindi nel chiudere le votazioni ma la lentezza assoluta delle proposte di legge che dovrebbero riuscire a garantire il rispetto delle norme vigenti sullo sviluppo edilizio e, al contempo, l’osservanza del diritto di dimora.
Attualmente, in Campania, le abitazioni abusive rappresentano da un terzo ad un quinto del totale degli edifici costruiti. Numeri enormi che divengono preoccupanti se si pensa che, dietro l’abusivismo, si nasconde non solo la malapolitica ma anche l’ars speculativa della camorra.
I politici campani si dimostrano dunque ancora una volta totalmente incapaci di affrontare il problema e, ricorrendo al Parlamento, tentano di rimandare  nuovamente la risoluzione degli enormi disagi grazie all’ennesimo condono. Il governo di maggioranza aveva previsto lo stop alla demolizione di circa 600 abitazioni, tentando di far passare in sordina il provvedimento che avrebbe bloccato ulteriormente la lotta all’abusivismo. Stime più realistiche, però, fanno pensare ad addirittura 8000 unità la cui demolizione sarebbe stata impedita se ieri alla Camera l’esecutivo di centrodestra non fosse stato battuto dall’opposizione.
Anche dai banchi di Pd, Udc ed Idv campani, però, non arrivano proposte risolutive che possano regolamentare la selva incolta dell’edilizia della nostra regione. Spesso, infatti, accade che i voti vengano acquistati in via indiretta dai vari candidati (di sinistra come di destra) permettendo la costruzione di case e ville laddove la legge lo vieta e, soprattutto, sussiste un reale rischio di frane e smottamenti. I cittadini così costruiscono in maniera non solo illegale ma anche pericolosa per la loro incolumità e, decine di anni dopo, si ritrovano o a dover sgomberare la propria abitazione abusiva o, ancor peggio, a dover rischiare o pedere la vita a causa di un crollo dovuto ad un’alluvione.
Come troppe volte accade, dunque, al Parlamento ha vinto una parte politica ma sono stati sconfitti, indistintamente tutti gli elettori di quella stessa fazione e di quella che, dalle fila contrapposte, proponeva un bonario e generalizzato condono in attesa della prossima sciagura annunciata.

Read Full Post »


FONTE: ADNKronos.com

Barletta, 7 giu. – (Adnkronos) – Ventidue persone, tra le quali due dirigenti dell’Ufficio tecnico del Comune di Barletta, sono state denunciate a piede libero dai militari della Guardia di Finanza al termine di una indagine sull’edilizia convenzionata. Le Fiamme Gialle hanno scoperto vari abusi edilizi che sarebbero stati commessi nel rilascio e nell’utilizzo di concessioni, varianti e ampliamenti ottenuti nell’ambito di un Programma di recupero urbano del Comune di Barletta. Sono stati ipotizzati reati contro la pubblica amministrazione. Si tratta, in pratica, di opere finanziate dalla Regione Puglia per un totale di 63 milioni di euro nell’ambito dell’edilizia residenziale convenzionata che, limitatamente alla citta’ di Barletta, prevedeva la costruzione di 120 alloggi.

Piu’ in particolare, gli acquirenti sarebbero stati costretti a corrispondere il prezzo convenzionato per l’acquisto di unita’ immobiliari piu’ piccole rispetto alla tipologia e ai dettami previsti dalla legge regionale e dal bando pubblico di gara. Uno stratagemma posto in essere da costruttori e dirigenti dell’Ufficio tecnico che avrebbe consentito alle imprese di realizzare un numero superiore di alloggi per ciascuno stabile costruito (mediamente da 6 a 9 unita’) grazie a varianti e concessioni in ampliamento rilasciate illecitamente dallo stesso ufficio tecnico.

 La prima fase dell’attivita’ investigativa fece scattare nel 2008 il sequestro preventivo di una delle palazzine proprio per consentire gli accertamenti tecnici e le misurazioni necessarie evidenziando le anomalie poi rilevate per i restanti edifici. Sono stati notificati 22 avvisi di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di altrettanti imprenditori, professionisti (architetti e ingegneri) e pubblici ufficiali. I reati ipotizzati sono di concorso in abuso d’ufficio, frode in pubbliche forniture, truffa aggravata, oltre a numerosi abusi edilizi. Piu’ in particolare, gli acquirenti sarebbero stati costretti a corrispondere il prezzo convenzionato per l’acquisto di unita’ immobiliari piu’ piccole rispetto alla tipologia e ai dettami previsti dalla legge regionale e dal bando pubblico di gara. Uno stratagemma posto in essere da costruttori e dirigenti dell’Ufficio tecnico che avrebbe consentito alle imprese di realizzare un numero superiore di alloggi per ciascuno stabile costruito (mediamente da 6 a 9 unita’) grazie a varianti e concessioni in ampliamento rilasciate illecitamente dallo stesso ufficio tecnico.

 

 

La prima fase dell’attivita’ investigativa fece scattare nel 2008 il sequestro preventivo di una delle palazzine proprio per consentire gli accertamenti tecnici e le misurazioni necessarie evidenziando le anomalie poi rilevate per i restanti edifici. Sono stati notificati 22 avvisi di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di altrettanti imprenditori, professionisti (architetti e ingegneri) e pubblici ufficiali. I reati ipotizzati sono di concorso in abuso d’ufficio, frode in pubbliche forniture, truffa aggravata, oltre a numerosi abusi edilizi.

Read Full Post »


FONTE: Agi News On

(AGI) – Roma, 4 giu – La crisi economica incide sul’edilizia, ma non su quella abusiva. Secondo le stime Cresme Consulting, se il settore legale delle costruzioni ha vissuto un sostanzioso calo delle abitazioni ultimate (dalle 316mila del 2008 alle 280mila del 2009), la parte illegale ha visto una diminuzione di sole mille abitazioni, passando da 28mila abitazioni abusive del 2008 alle attuali 27mila. Lo debnuncia nel suo XVII rapporto “Ecomafia 2010” Legambiente. Una fotografia che fa emergere anche lo scandalo del “cemento depotenziato” I tracciati dell’industria delle costruzioni legale e di quella illegale “sono ampiamente separati e vivono di vita propria. L’abusivismo organizzato opera in nero in tutta la sua filiera (acquisto materiali, manodopera, utilizzazione del bene ecc.), selezionando le occasioni migliori e a maggior valore aggiunto quali ville costiere, cascine in aree naturalisticamente pregiate, ecc”. Nel complesso, 7.463 sono state le infrazioni accertate (erano 7.499 nel 2008), 9.784 le denunce (erano 9.986 nel 2008) e 2.832 sequestri (2.644 nel 2008). Piu’ che triplicato, invece, il numero degli arresti, che raggiunge quota 13 (erano solo 3 nel 2008). Come ogni anno la Campania si conferma al primo posto con 1.179 reati accertati, il 15,8% sul totale nazionale.
  Al secondo posto la Calabria (con 905 reati, il 12,1% sul totale), al terzo posto il Lazio con 881 reati accertati (l’11,8% sul totale), mentre la prima regione del Nord e’ la Liguria con 301 infrazioni, il 4% sul totale nazionale. – CEMENTO DEPOTENZIATO: altro capitolo inquietante, secondo Legambiente, quello del calcestruzzo depotenziato: “strade, ponti, viadotti, ferrovie, gallerie, case, centri commerciali e perfino scuole, ospedali e commissariati. Tutti a rischio crollo perche’ tirati su con cemento di pessima qualita’. Un business molto redditizio per i clan che praticamente controllano tutto il ciclo del cemento del Paese e per questo si aggiudicano appalti nazionali e locali per costruire opere pubbliche e private. Dopo le ‘bolle’ false che accompagnano i rifiuti, ecco spuntare un altro documento tra i piu’ utilizzati dalle aziende criminali, le ‘ricette di produzione’ taroccate del calcestruzzo utilizzate per gli aeroporti di Palermo e Trapani, il porto turistico di Balestrate, il lungomare di Mazara del Vallo, l’ormai famoso Ospedale San Giovanni di Dio ad Agrigento e perfino per il Commissariato di Polizia di Catelvetrano (Tp); per il Palazzo di giustizia e la diga foranea di Gela, la piattaforma di emergenza dell’ospedale di Caltanissetta e lo svincolo di Castelbuono dell’autostrada Palermo-Messina”. Ma il fenomeno del cemento depotenziato – denuncia Legambiente – si estende a molte altre regioni: le scuole Maresca di Locri e quella di Tropea in Calabria; il viadotto Fallaco-Corace, nel cavalcavia della nuovissima ferrovia Catanzaro-Lamezia; in Molise per la variante Anas di Venafro, primo lotto della Termoli-San Vittore; nel vicentino nei lotti 9 e 14 dell’autostrada A31 Valdastico e poi per i lavori sull’autostrada A3. In Campania la camorra impone materiale scadente e rifornisce multinazionali che costruiscono parcheggi e imprese impegnate nella costruzione di case abusive sulla collina di Camaldoli. E purtroppo ci potrebbe essere una brutta storia di calcestruzzo depotenziato anche dietro al crollo della casa dello studente dell’Aquila. – I SUPERMARKET DELLA MAFIA – La mafia ha scoperto da tempo un altro modo per fare ottimi guadagni nel ramo del commercio: aprire direttamente i propri negozi, supermarket e grandi centri. Un ottimo metodo per riciclare soldi, ma anche per esercitare il controllo sociale attraverso la gestione degli appalti, delle forniture e dei posti di lavoro. Si tratta di colate di cemento senza limiti su ampie superfici agricole a suon di varianti urbanistiche a favore delle lottizzazioni commerciali. Si fanno cosi’ nuove infrastrutture stradali e parcheggi per migliaia di automobili a uso esclusivo del polo commerciale. Svincoli e complanari che si accolla direttamente il comune o che la societa’ costruttrice realizza deducendo i costi dagli oneri di urbanizzazione che, in ogni caso, vengono pagati con denaro pubblico. In aggiunta, spesso i progetti prevedono la realizzazione di volumetrie destinate a servizi di altro genere, come cinema multisala, palestre, grandi negozi monomarca, alberghi, centri benessere e centri conferenze: una manna per chi lavora nel settore edilizio, legale ma anche mafioso. A fine 2008 solo in Sicilia risultavano circa 100 autorizzazioni per nuove strutture commerciali, e se oggi in Italia la partita piu’ grossa e’ quella che vede al centro Cosa nostra, c’e’ anche l’interesse della ‘ndrangheta nei poli commerciali calabresi, cosi’ come lo storico monopolio del movimento terra e la forte presenza nei cantieri delle grandi opere in Lombardia. E c’e’ il controllo della camorra sui supermercati della Campania e quello sui negozi della capitale.
  – MAFIA E AGRICOLTURA – Anche l’agricoltura si conferma uno dei pilastri dell’economia criminale. Un giro d’affari di 50 miliardi di euro l’anno, poco meno di un terzo del fatturato illegale nel nostro paese. Un business che si traduce in 150 reati al giorno, un agricoltore su tre raggiunto dai tentacoli delle mafie, come denuncia la Cia, Confederazione italiana agricoltori, nel suo terzo rapporto sulla “Criminalita’ in agricoltura”. Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia sono le regioni in cui il comparto dell’agro-crimine rende di piu’, anche se i tentacoli arrivano fino al Nord. I reati vanno dai furti di attrezzature e mezzi agricoli, usura, racket, abigeato, estorsioni, “pizzo”, macellazioni clandestine, danneggiamento alle colture, aggressioni, a truffe nei confronti dell’Unione europea, caporalato, abusivismo edilizio e saccheggio del patrimonio boschivo. – ZOOMAFIE: 5.154 infrazioni accertate per 2.933 persone denunciate, 52 arrestate e 2.836 sequestri effettuati nel settore delle zoomafie. Dai piccioni viaggiatori corrieri della droga ai combattimenti tra cani, dalle corse clandestine di cavalli al traffico di specie protette, fino alla passione dei boss per le fiere da esporre per vanita’ o per intimidire le vittime, anche questo settore aumenta il proprio business nel 2009. Numerosi i casi di commercio illegale di cuccioli di cane di razze pregiate provenienti dall’Est europeo come le corse di cavalli maltrattati, drogati e rovinati dalle gare notturne sulle strade deserte delle periferie del Sud Italia. Il mercato alimentato dagli acquisti via internet e dai lauti guadagni delle scommesse clandestine. L’ecomafia, nell’analisi del 2010 si conferma, quindi, sempre piu’ come fenomeno globale.
  L’Organizzazione mondiale delle Dogane ha attivato pero’ nuove e piu’ sinergiche alleanze tra agenzie che hanno portato nel 2009 al sequestro, solo in Italia, di ben 7.400 tonnellate di rifiuti. Tra le operazioni principali, la Demeter, che ha coinvolto le autorita’ doganali di ben 64 paesi europei, africani e del Sud Est asiatico, portando al sequestro di piu’ di 30.000 tonnellate di rifiuti pericolosi, costituiti principalmente da plastica, carta, rottami ferrosi e rifiuti elettrici ed elettronici. Nell’ultimo trimestre del 2009 poi, su imput dell’Ufficio centrale antifrode, e’ stata attivata un’operazione di controllo contro il traffico illecito di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee), denominata “Video01”, che ha interessato finora i porti di Genova e La Spezia. I controlli hanno riguardato circa 100 spedizioni dichiarate come apparecchiature funzionanti che, invece, contenevano rifiuti elettronici (monitor stampanti e altre parti di computer inutilizzabili), destinati all’estremo oriente e all’Africa.

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: