Venezia: L’accusa del Pm: «Il Comune non ha fermato la corruzione»

Cari amici del mezzogiorno d’Italia udite, udite cosa sono stati in grado di inventarsi gli efficientissimi ed onesti lavoratori Veneziani. Mi sa proprio che, Lega Nord a parte, in fondo in fondo non siamo poi così diversi. Eccovi un racconto raccolto tra le pagine di La Nuova Venezia; sembra proprio cronaca di casa nostra.

VENEZIA. C’è più di qualcuno che negli uffici dell’Edilizia privata a Ca’ Farsetti ha cercato di porre un freno all’ascesa di Antonio Bertoncello, che da «niente» in pochi anni è diventato un «mago» nel far ottenere permessi e autorizzazioni, ma i tentativi sono sempre andati a vuoto. Così, gli inquirenti scrivono che il Comune non avrebbe agito con decisione contro la corruzione. «L’indagine ha potuto dimostrare – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare chiesta dal pubblico ministero Paola Tonini – che la diffusività, la capillarità, l’efficacia del sistema corruttivo messo in atto da Bertoncello sono profondamente note all’interno dell’Amministrazione comunale, la quale ha posto in essere soltanto sporadici e blandi interventi finalizzati a neutralizzare le “mele marce”». E ancora: «L’alterazione del principio dell’imparzialità e dell’eguaglianza certamente induce il privato cittadino a rivolgersi comunque al geometra Bertoncello che ben può farsi vanto in una telefonata: “Che cosa preferisce, pagare il doppio con me che passa o pagare la metà con quello che non passa?”». E le sue pratiche, anche quelle più impossibili, passavano e velocementeperché, secondo l’accusa, lui pagava i tecnici comunali e proprio per questo le sue parcelle erano il doppio di quelle degli altri professionisti. Eppure «la situazione è divenuta ormai talmente nota – si legge ancora – che all’interno dell’amministrazione comunale, alcuni tentativi per arginare l’illeceità sono stati posti in essere, ma non hanno prodotto alcun risultato essendo stati blandamente coltivati e rapidamente abbandonati». Tra il geometra Rudi Zanella, pagato per ogni pratica che va in porto con mazzette da mille a 4mila euro, e Bertoncello a marzo 2010 partono messaggi e telefonate concitate: «la C. ha convinto di non darmi più roba tua, ca…o!» scrive il comunale al geometra. Quindi, si telefonano e si spiegano, poi trovano il rimedio: le pratiche di Bertoncello vengono presentate con la firma di un altro professionista, «l’architetto Gera Federico» si legge. Stessa situazione si crea in ottobre dello steso anno. E Zanella quando non viene retribuito come si deve protesta: spiega, ad esempio a Bertoncello, che il «pacheton» da cinque è poco rispetto a quanto concordato. E ancora dice al libero professionista: «Noo! Io non faccio i favori per niente, così a gente del genere. Ciò Antonio. Gli ho fatto tre o quattro favori grandi per sta…per farmi prendere per il c…». Bertoncello, sostiene l’ordinanza «ha saputo creare e modulare un sistema corruttivo dotato di pubblici impiegati asserviti, nei diversi uffici comunali di interesse, in grado di fornire una risposta amministrativa comunque positiva ed immediata alle istanze dei propri clienti. Bertoncello così ha acquisito una nomea di “mago”, con ciò catalizzando una rilevantissima clientela dalla quale ben può pretendere parcelle più corpose, arricchendosi illecitamente». Rudi Zanella e Angelo Dall’Acqua in Comune, Tullio Cambruzzi e Luca Vezzà in Commissione di Salvaguardia, in cambio delle mazzette, avrebbero garantito in via preventiva e durante il procedimento consulenze tecniche alle pratiche di Bertoncello, consentendogli di ottenere pareri favorevoli e conseguenti autorizzazioni; avrebbero anche distrutto e sostituito fotografie ed elaborati tecnici, sostituendoli con altri, più funzionali ad evitare bocciature o accertamenti; avrebbero informato costantemente Bertoncello sullo stato dei procedimenti; avrebbero interferito con l’attività dei colleghi e dei superiori al fine di garantire la tempestiva e positiva definizione delle pratiche, trattandole in via prioritaria. Oltre agli arrestati sono nove gli indagati, alcuni dei quali sono stati sentiti in questi giorni dagli investigatori della Guardia di finanza. Sono gli imprenditori veneziani della Cosmo Emiliano Errico e Matteo Lanza, la moglie di Bertoncello Francesca Sforza, i funzionari comunali Roberto Maschio, Massimo Giangreco e Lucio Todesco, tutti trasferiti all’Archivio storico comunale della Celestia. Infine, ci sono due vigili nell’indagine sulle sponsorizzazione forzate all’Associazione sportiva della Polizia Municipale, sono il presidente e il tesoriere Alessandro Fuolega e Alberto Pavan, trasferiti al magazzino vestiario. E proprio per quest’ultima vicenda Nicola e Guido Rizzo precisano: «Mai abbiamo pagato un solo centesimo né siamo stati invischiati in alcuna maniera in vicende relative a sponsorizzazioni di gruppi sportivi al fine di acquisire benevolenze di chicchessia».

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