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Archive for 15 giugno 2010


La Procura di Santa Maria Capua Vetere: no alla richiesta di Zinzi di bloccare gli abbattimenti

FONTE: Corriere del Mezzogiorno.it

CASAERTA – Sono più di diecimila i fascicoli aperti nell’ufficio demolizioni della Procura di Santa Maria, derivanti da sentenze passate in giudicato e con un’ordinanza di abbattimento già emessa. Ma, a sentire gli addetti ai lavori, per farsi un’idea più rappresentativa della dimensione del fenomeno dell’abusivismo edilizio in provincia di Caserta, quella cifra va moltiplicata almeno per cinque. Basti pensare che nella sola Orta di Atella sono più di cinquemila le abitazioni abusive. E 1.340 a San Cipriano d’Aversa. Mille a Marcianise. Nessuno sa quante — ma almeno cinquemila — a Pantano di Baia Domizia. Per fortuna da un paio d’anni a questa parte il fenomeno aveva cominciato ad essere bruscamente contrastato proprio dalla Procura di Santa Maria, non a caso l’unica ad essere citata nell’ultimo rapporto di Legambiente.

Sono numerose le demolizioni già effettuate, anche in virtù di un protocollo d’intesa sottoscritto con la Prefettura e la Regione. Ed altre 800 sono in cantiere. Ma, venerdì scorso, il neoletto presidente della Provincia, Domenico Zinzi ha annunciato di aver chiesto al presidente del Senato, Renato Schifani, la riproposizione di un provvedimento per sospendere gli abbattimenti, «in attesa che si possa legiferare riaprendo i termini del condono edilizio del 2003». Un provvedimento, insomma, simile a quello presentato da alcuni parlamentari del Pdl, tra cui il casertano Carlo Sarro, e respinto nei giorni scorsi con una pregiudiziale di costituzionalità sostenuta anche dall’Udc, il partito di Zinzi (che nell’occasione, però, era assente dal voto). Che ne pensano in Procura? «Una norma mirante a sospendere indiscriminatamente tutte le demolizioni ci vedrebbe fermamente contrari, perché vanificherebbe i nostri sforzi», afferma il procuratore capo, Corrado Lembo. Il quale, tuttavia, si mostra meno perentorio rispetto ad un’ipotesi limitata al cosiddetto abusivismo di necessità, che tenesse fuori — oltre alle aree vincolate o demaniali — le grandi speculazioni e le seconde abitazioni.

«Sarebbe quanto meno un po’ più sostenibile — osserva Lembo— anche se resterebbe ovviamente una scelta della politica. D’altro canto, anche noi in Procura abbiamo dovuto per forza di cose, e carenza di fondi, adottare un criterio di priorità nelle demolizioni: prima le speculazioni camorristiche, gli edifici nelle zone vincolate, quelli a rischio di crollo; e poi gli altri». Più drastico, Donato Ceglie, coordinatore della sezione reati ambientali e dell’attività di abbattimento: «Un provvedimento del genere calpesterebbe uno dei principi fondamentali del diritto moderno, perché annullerebbe la sanzione prevista per una violazione, assicurando l’impunità per via legislativa. E’ un messaggio sbagliato. Stavamo riuscendo, con fatica e con equilibrio, ad imporre la cultura della legalità in vaste aree del territorio. La consapevolezza di andare incontro, ineluttabilmente, ad una demolizione in danno, stava infatti inducendo molti proprietari degli immobili abusivi a preferire l’autodemolizione, meno onerosa economicamente. Poi è bastato il solo annuncio di nuovo possibile condono da parte de governo, perché il fenomeno dell’abusivismo riprendesse vigore».

Pietro Falco
14 giugno 2010

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FONTE: Denaro.it
L’Osservatorio Feneal Uil: 2o1o anno nero. Il volume d’affari in calo di 306 mln

In tempi di crisi l’anno nero è sempre quello successivo. Come per l’edilizia, che secondo l’Osservatorio sulle aree metropolitane del sindacato Feneal Uil in Campania perderà 12 mila posti di lavoro alla fine del 2010 e registra un calo del volume di affari di 306 milioni di euro nel confronto tra gennaio di quest’anno e lo stesso periodo del 2009. Non va meglio in ambito nazionale dove nei primi mesi dell’attuale stagione 126 mila lavoratori del comparto edilizio hanno perso la propria occupazione. Prolungamento della cassa integrazione, sostegno agli enti locali per la realizzazione di piccole opere e più credito alle Pmi le misure che Feneal Uil indica come necessarie per uscire dalla crisi.

Enzo Senatore

Un’analisi spietata. Ma non inattesa. Il settore edilizio in Campania va male, anzi peggio. Lo evidenzia il rapporto dell’Osservatorio sulle aree metropolitane del sindacato Feneal Uil secondo cui in Campania alla fine del 2010 altre 12 mila persone perderanno il posto di lavoro. “Ormai è da tre anni a questa parte che i dati peggiorano sempre -evidenzia Andrea Lanzetta, neosegretario generale della Feneal Uil Campania – e anche se in termini di regolarizzazione del settore la situazione è migliorata il contesto generale rimane negativo”.
In Campania va male anche il volume d’affari generato dalle gare di appalto, che registra una perdita netta di 306 milioni tra gennaio 2009 e gennaio 2010. “Questo dato e quello sull’occupazione -sottolinea Lanzetta- rappresentano la fotografia esatta dello stato del settore edilizio in Campania, è necessario agire immediatamente per garantire una ripresa immediata o perlomeno a media scadenza”.
Il problema principale sembra risiedere nel rapporto con le amministrazioni pubbliche e le banche. “Il patto di stabilità -rivela il segretario generale di Feneal Uil Campania- restringe il campo d’azione degli enti locali, servono procedure per velocizzare l’avvio dei lavori relativi alle piccole opere e anche un meccanismo più veloce di pagamento perché i tempi ormai si sono dilatati troppo”. Quanto al rapporto con gli istituti bancari Andrea Lanzetta osserva che “i vincoli di Basilea 2 non aiutano a generare un meccanismo di sostegno delle banche nei confronti delle Pmi del comparto edilizio”. Sotto accusa finisce anche la manovra finanziaria. “I tagli penalizzano in qualche modo l’edilizia perché manca una logica di sviluppo -aggiunge Lanzetta- forse si dimentica che questo segmento dell’economia ha sempre svolto una funzione di contrasto alla crisi”. Sul fronte occupazionale non va meglio nel resto d’Italia visto che la stima nazionale evidenzia una possibile perdita di 126 mila posti nel 2010.

GLI INVESTIMENTI

In calo rispetto al 2009 il flusso finanziario destinato all’edilizia. Il rapporto della Feneal Uil evidenzia una flessione del 10,8 per cento in relazione alle nuove costruzioni con punte del 14,1 per cento quando si parla di abitazioni residenziali e del 14,4 per cento se le strutture sono private e non residenziali. Gli investimenti nelle costruzioni pubbliche nel 2010 calano del due per cento mentre nel complesso il trend negativo si attesta su livelli del 5,8 per cento. E’ comunque meglio rispetto al 2009, quando c’era stata una flessione del 9,9 per cento rispetto all’anno precedente. Ciò significa che il 2010 fa registrare una timida fiducia anche se però continuano a mancare i fondi per costruire.

LE COMPRAVENDITE

Nel 2009 in Italia sono state effettuate 752 mila compravendite immobiliari, il dato peggiore dal 1998. La flessione rispetto al 2008 raggiunge livelli dell’11,3 per cento.
Un dato critico che si ripercuote anche sull’attività delle agenzie immobiliari, costrette al ridimensionamento o alla chiusura. Nelle grandi città, di cui Napoli fa parte, gli affari immobiliari vanno giù del 9,9 per cento nel rapporto tra 2009 e 2008 mentre nelle città della cosiddetta media Italia come Avellino, Benevento, Caserta e Salerno la flessione arriva al 9,8 per cento.

LE SOLUZIONI

La Feneal Uil propone innazitutto il prolungamento di sei mesi della cassa integrazione. Poi misure urgenti di sostegno agli enti locali per avviare i lavori delle piccole opere e aiuti alle Pmi del settore edilizio da parte delle banche attraverso una linea di credito speciale.
Dall’Esecutivo il sindacato attende misure per la gestione del patrimonio invenduto mentre alle imprese chiede di innovare mediante la cessione del know-how, l’utilizzo di tecnologie d’avanguardia e la predisposizione di nuovi modelli di offerta.
Le ricette del sindacato
– prolungare la cassa integrazione per altri sei mesi
– urgenti politiche di sostegno agli enti locali finalizzate alla messa in cantiere di piccole opere
– sostegno alla piccola e media imprese in termini di tenuta dei rapporti con il sistema bancario
– avviare un processo di innovazione che ridisegni il modello di offerta edilizia.

Per rilanciare il mercato dell’edilizia, secondo la Uil, occorrerebbero, tra l’altro, politiche di sostegno agli enti locali per la messa in cantiere delle piccole opere e sostegno alle Pmi per l’accesso al credito

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