A tutti i colleghi della provincia di Caserta

A tutti i colleghi della provincia di Caserta, in virtù dell’approssimarsi delle elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Caserta per il quadriennio 2009-2013, nonostante sia ancora fermo nella mia convinzione, per senso di onestà e lealtà professionale e morale, pubblico di seguito la lista del candidato “De Cristofaro” già presidente dimissionario, poiché è stato l’unico a contattarmi personalmente. Nel dialogo intercorso, ho espresso chiaramente tutti i miei dubbi e le mie perplessità circa la visione che si ha dall’esterno dell’Ordine, così come esso opera attualmente e cioè, che “appare come una corporazione che tende a salvaguardare gli interessi di pochi amici e compagni di ventura, a discapito dei tanti sconosciuti per i quali Esso, rappresenta null’altro che un ulteriore onere economico da sostenere e basta”.
Mi ha assicurato
che, nel caso di riconferma, cercherà con tutti i mezzi a disposizione, “di rimuovere questa patina che offusca la reale immagine dell’Ordine”.
Siccome sono rimasto realmente colpito dall’iniziativa del candidato di contattarmi personalmente, senza l’uso di intermediari, conoscendo chiaramente il mio punto di vista nei confronti dell’Ordine e della sua gestione;
di accettare tutte le critiche e le perplessità con spirito di miglioramento di un servizio alla collettività dei colleghi, mi sento in dovere di appoggiare questa lista, anche perché delle altre ignoro sia il loro numero, sia i nomi dei singoli candidati non essendo stato coinvolto da nessun’altro.

Elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Caserta per il quadriennio 2009-2013.

Si vota:
giovedì 18 giugno 2009 dalle ore 10:00 alle ore 18:00
venerdì 19 giugno 2009 dalle ore 10:00 alle ore 18:00

presso

Seggio n. 1 Ordine Architetti PPC della Provincia di Caserta – C.so Trieste, 33 – CASERTA

Seggio n. 2 Facoltà di Architettura – Via S. Lorenzo, 4 – AVERSA –

LISTA de Cristofaro

1. Domenico Enrico de Cristofaro
2. Mario Belardo
3. Annalisa Capuano
4. Carlo Cardone
5. Carlo Cirelli
6. Bartolomeo D’Angelo
7. Salvatore Freda
8. Tommaso Dino Garofalo
9. Antonio Iuliano
10. Antonio Maio
11. Giuseppe Martinelli
12. Umberto Panarella
13. Giancarlo Pignataro
14. Bruno Saviani
15. Raffaele Di Bona arch. junior
16. Giuseppe Sorvillo arch. junior

Credo sia giusto dare fiducia a chi ha mostrato attenzione nei confronti di chi non ha alcuna possibilità di far rumore e creare consensi inaspettati.

Scarica il Manifesto di sintesi.

5 thoughts on “A tutti i colleghi della provincia di Caserta

  1. Caro collega,

    mi permetto di scriverti per esprimere la mia opinione.
    Sono Pasquale Iaselli, un consigliere uscente dimissionario e non ricandidato, e sono certamente in grande disaccordo con la lista del candidato che appoggi per almeno un centinaio di motivi che non riesco a sintetizzare nel poco spazio a disposizione. E se ti scrivo così, come vedi, la scelta di non ricandidarmi non è stata dettata dal “gettare la spugna”, ma piuttosto per dare spazio ad altri giovani.

    Io non so se hai conosciuto in altra occasione il candidato che apprezzi, e probabilmente il tuo numero è stato acquisito all’Ordine. Farti una telefonata è certamente gesto da apprezzare: “il presidente uscente, così potente, mi telefona? Veramente umile e democratico. Quanto meno dimostra di tener in alto conto ciò che penso, anche se non certo molto lusinghiero per l’Ordine che lui rappresenta”.

    Non mi meraviglia. Hai certamente ragione. Anch’io una quindicina d’anni fa fui lusingato dal ricevere presso il mio studio un architetto – allora cinquantenne e molto noto – che si candidava. Però bastò informarmi per farmene un’opinione.

    E me la feci: ero solo 1 voto, molto prezioso!

    Non voglio influenzare la tua scelta non solo di appoggiare la lista, ma anche di pubblicare il tuo entusiasmo. Io che ho vissuto sulla mia pelle l’insulto alla democrazia, non posso certamente condividere.

    Ti chiedo soltanto di verificare una semplice circostanza: stampa questo dialogo per rileggerlo fra due anni.

    Se il tuo candidato riuscirà ad ottenere la maggioranza, fatti avanti con il tuo entusiasmo, per partecipare alle commissioni, per dare il tuo contributo, per sentire viva sulla pelle la commozione di far parte di una grande famiglia… se poi ti risveglierai dal sogno con in mano un pugno di mosche – e spero di sbagliarmi – ti prego di rispondermi a giugno 2011.

    Se non vuoi fare esperimenti, però, vota l’altra lista.
    http://rinnovailtuoordine.wordpress.com/

  2. Si Pasquale, è vero, spazio ai giovani.
    Proprio come era stato per te,
    solo quattro anni fa, giovane consigliere Pasquale Iaselli. Avevi ricevuto la stima e l’affetto di quanti, come me, avevano salutato con piacere l’entrata nel Consiglio dell’Ordine di tanti giovani. Vi sarebbe stata, mi dicevo, una ventata d’aria nuova, una forza propulsiva che avrebbe stimolato le menti, accresciuto l’entusiasmo, rinvigorito la voglia di fare. E invece, con l’atteggiamento di chi ormai ce l’ha fatta, del politico consumato pronto a tutto, iniziasti a pretendere di contare e non di collaborare. Come politico che ambisce al raggiungimento della supremazia e non all’affermazione della democrazia ed allo spirito di gruppo, ti mettesti contro, subito ed a prescindere, confondendo l’ordine per un antica città e vecchi amici per nemici da combattere ad ogni modo, anche con la spada, se ve ne fosse stato bisogno. Tanto vigore, non sarebbe stato forse utile spenderlo in favore dei colleghi che avevano creduto in te?

    Da Giuseppe,
    componente della “COMMISSIONE FORMAZIONE E AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE” che tu presiedevi e che purtroppo non ha prodotto NULLA!!!

  3. Spett.le Iaselli,
    personalmente non conosco nè te nè chiunque altro abbia fatto parte dei trascorsi consigli dell’Ordine.
    Leggendo la tua riflessione, riesco a giustificare immediatamente il tuo ragionamento e le tue affermazioni. Credo nelle tue parole e le capisco. Come capisco le ragioni per cui ci troviamo in disaccordo sui modi di fare, dire, pensare. E’ molto semplice, ci troviamo in 2 mondi differenti. Di sicuro tu sei un libero professionista molto interessato all’esito delle votazioni per poter “partecipare alle commissioni, dare il tuo contributo, per sentire viva sulla pelle la commozione di far parte di una grande famiglia”, a me invece, interesserebbe una gestione dell’ordine più vicina ai neo iscritti, a coloro che si trovano totalmente disorientati nel mondo della professione, più equo nel richiedere il dazio annuale in proporzione ai reali ricavi derivanti dall’attività di Architetto.
    Nel mio piccolo, ho iniziato come libero professionista ma vi ho rinunciato immediatamente quando mi sono accorto che per essere professionista (di certo non libero) occorre calpestare i propri valori e le proprie convinzioni.
    Non sono disposto a svendere la mia professionalità per una commissione, un incarico o altro.
    Non mi lascio affascinare facilmente dal ruolo che occupano le persone, ma dal loro modo di fare, dalle azioni che compiono. Evidentemente il mio numero di telefono può essere prelevato dall’elenco degli iscritti (in realtà c’è solo quello di casa e non del cellulare), ma sarebbe stato molto più semplice aprire l’elenco telefonico, fare una rapida ricerca su internet. Quindi come è stato facile per Lui recuperare il mio n° di telefono, lo era per tutti gli altri, ma non l’hanno fatto.
    Non ho aspettative di chissà cosa, non chiedo e non mi aspetto nulla. Dal mio piccolo, mi sento semplicemente in dovere di rendere noto un gesto inaspettato che lascia ben sperare.
    Le liste, le ho lette, sono tutte piene zeppe di gente molto interessata, non c’è un solo nome con accanto la dicitura “in cerca di occupazione”, oppure “insegnante”, “commesso/a”, “assistente tecnico”,”impiegato”. Tutti “liberi professionisti”. Potranno mai costoro fare gli interessi di chi per “ripiego”, per causa di forza maggiore, si è dovuto rifugiare nella categoria di “impiegato a tempo determinato”?
    La realtà che vivo io della libera professione, come puoi ben vedere è totalmente diversa da quella che le liste ci vogliono presentare, cioè quella del “professionista affermato che vive dei frutti della propria professione”.
    Quindi come puoi ben vedere, il mio sogno va ben al di là dei traguardi che tu ipotizzi, ragion per cui non credo che basti un mandato nè due per risvegliarmi da esso. Il mio impegno è solo quello di crederci ed impegnarmi per quel che mi è consentito fare, perchè esso un giorno diventi realtà.

  4. Caro Giuseppe,

    non sono giovane, ho quarantaquattro anni. Però avevo entusiasmo giovanile quando ebbi la tua stima e quella di moltissime altre persone, e quando ti ho conosciuto.

    Sono convinto di avere condotto responsabilmente il mio mandato, e di non aver tradito la fiducia di chi mi conosceva, perché non mi sono mai sottratto alla discussione in Consiglio, né ho mai taciuto davanti all’ingiustizia, alla prepotenza e all’arroganza.

    Tu non mi conoscevi, e ovviamente, avendo votato per la lista compatta, hai votato anche per me. Ma non potevo, per essere destinatario di centinaia di voti espressi, rimanere zitto. E’ questo che chiedi per i tuoi candidati? Di accordarsi tra loro purché non emerga nulla dall’esterno? Che non discutano? Che non si indignino davanti alle schifezze?

    La commissione della quale ero “referente” per il Consiglio, e non “presidente”, era composta da una decina di persone oltre te. L’ultimo incontro è avvenuto a marzo 2007. Fino ad allora ci sono state proposte, ne ho alcune note scritte, su corsi da attivare.

    Il motivo della scelta di non convocare la commissione è stato duplice.

    Il primo: perché in quel periodo emergevano contrasti con il Consiglio, per il quale il peso delle attività che avrei dovuto sobbarcarmi sarebbero state non solo molto pesanti, ma anche frustranti per l’ostruzionismo che si evidenziava in Consiglio. La frustrazione sarebbe stata ribaltata ai componenti della commissione, perché eventuali iniziative messe in essere con tanta fatica sarebbero state intralciate.

    Consulta qualche componente della commissione Enti Locali per fartene un’idea. E leggi quanto il Presidente ha fatto con la rivista – mai più pubblicata – per avere una lettura della disparità di impegno tra Consiglieri e Presidente, tanto sbandierata in ogni occasione.

    Il secondo: quello di verificare quanto interesse ci fosse a partecipare. Avrei preferito che la commissione camminasse con le proprie gambe, e mi prendo tutta la responsabilità di non averle dato la opportuna assistenza nella crescita. Ma da quando non ci sono state più sedute, nessuno – dico nessuno – dei componenti mi ha chiamato o ha chiamato la segreteria per capire i motivi della mancata convocazione.

    Io sono assolutamente conscio delle scelte che ho operato, anche se talvolta impopolari. Il 26 ottobre 2005, prima ancora che fossero stabilite le commissioni, dichiaravo “di non condividere l’istituzione di ulteriori commissioni, soprattutto senza la precisa individuazione del loro ambito di attività e sottolinea in tal senso che le attività di competenza delle vecchie commissioni sono precisamente individuate nel regolamento interno. Evidenzia che sarebbe opportuno individuare al massimo cinque aree di interesse generale, eventualmente accorpando le commissioni già esistenti, per poter successivamente istituire sotto-commissioni e/o gruppi di lavoro e/o laboratori su reali interessi specifici individuati durante gli incontri. Ciò al fine di scongiurare l’iniziale entusiasmo di partecipazione e il progressivo disinteresse da parte degli aderenti alle commissioni, fenomeno che sarebbe acuito dal moltiplicarsi di commissioni”.

    In risposta il Presidente, senza che vi fosse alcuna discussione né riscontro alla mia proposta, elencò nella successiva seduta l’istituzione di 15 commissioni, più del doppio che in passato, una per ciascun consigliere, in modo da attribuire a ciascuno il proprio giocattolo che sapeva non avrebbe mai funzionato.

    Permettimi un’ulteriore riflessione: io non sono mai stato su un piedistallo, non ho incarichi pubblici, non ho collaboratori allo studio, non ho rapporti privilegiati con l’Università, non sono un politico consumato. Ho sempre – credo – avuto un buon rapporto con te, e il tuo astio mi lascia sbigottito e perplesso. Non ti ho visto nei consigli quando mi hai visto “con l’atteggiamento di chi ormai ce l’ha fatta” e pretendevo di “contare anziché collaborare”. Addirittura quando ho fatto confusioni e combattimenti con la spada!!

    Caro Giuseppe, tu sei un professionista, un intellettuale, uno che dirà la propria in molte occasioni, e sarai stimato e rispettato. Non sei un tifoso ultrà.

    Sarò onorato, quando ti incontrerò, di offrirti un caffè per stringerti la mano.

  5. Gentile collega, sono Alessia Fratta, candidata nella lista avversaria di quella che tu sostieni.
    Trovo ammirevole l’iniziativa che il tuo blog promuove, trovo ammirevole che si parli di cultura della conservazione, del rispetto dell’ambiente, di un vivere civile, insomma, trovo ammirevole che si sostengano certi valori e si indichino come imprescindibili per il nostro vivere quotidiano. Mi lascia dunque perplessa la tua affermazione secondo la quale, basterebbe un gesto semplice, quale una telefonata ad uno sconosciuto, per captare la tua attenzione al punto da farti portavoce di un raggruppamento che si candida in una competizione elettorale. E il motivo di tale perplessità sta proprio nel fatto che la cultura a cui tu ti appelli è, come ben sai, condizione che si raggiunge con percorsi lenti, difficili e graduali, che non sta nell’immediatezza di un’informazione ma nella elaborazione attenta e approfondita di una serie di differenti informazioni.
    Personalmente ho fatto qualche centinaio di telefonate, in questi ultimi giorni, incorrendo nel rischio di una lecita protesta contro un’invasione nella privacy che poteva risultare sgradevole. Telefonate fatte, proprio come nel tuo caso, a colleghi sconosciuti, che talvolta hanno mostrato molto interesse e che altre volte, a differenza tua, non hanno gradito.
    Telefonate fatte, a colleghi giovani, iscritti di recente, grazie ai quali ho vissuto alcuni dei momenti più emozionanti di questa campagna elettorale. Di queste conversazioni ho già fatto tesoro, l’urgenza della partecipazione e del coinvolgimento che ho letto nei loro appelli è già parte del nostro programma, non semplicemente quale dichiarazione di intenti ai fini elettorali, promesse per far colpo, ma perché quel programma è frutto di un lavoro che da anni svolgo assieme ai miei compagni di avventura.
    Le commissioni, i tavoli permanenti, le consulte e tutte le iniziative che si tengono presso l’ordine, caro collega, non sono luoghi di esercizio del potere, non sono posti da assegnare per ripartire poltrone, ma sono la nostra occasione, quella di noi iscritti che non rivestono cariche istituzionali, per partecipare alle attività del nostro ordine, per attuare quelle iniziative che tutti noi riteniamo fondamentali per la nostra crescita come professionisti.
    Se viceversa ti riferivi alle terne e alle rose dei nomi condivido la tua posizione e sono certa di appartenere ad un raggruppamento che non ha mai fatto di tali mansioni merce di scambio per sè e per gli altri.
    Ti invito, dunque, a confrontare i programmi, a valutarli attentamente, ma soprattutto ti invito, come già fatto con tanti altri nostri colleghi, in qualità di elettore, ad esercitare, una volta eletto il Consiglio dell’Ordine, il tuo ruolo di controllo dei risultati raggiunti da coloro a cui hai dato la tua fiducia, nel rispetto di quelli che sono i diritti ma anche i doveri del singolo in un organismo di tipo democratico quale è la nostra istituzione.

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