Truffa nel settore energetico, arrestato ex assessore provinciale Pd

Dalle pagine di PUPIA.tv, ripropongo il seguente articolo con un interrogativo che vorrei girare a tutti i lettori ed in modo particolare ai giovani professionisti Campani: “Esiste nella nostra regione, la reale possibilità di riuscire ad ottenere un serio incarico professionale che prescinda da conoscenze, mazzette e bustarelle varie?”

Ecco l’articolo in versione integrale

CASERTA. A seguito delle indagini coordinate dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, la Guardia di Finanza di Caserta ha eseguito delle ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 23 persone, di cui 14 in Campania, 4 in Lazio, 3 in Emilia Romagna e 2 in Lombardia. I  reati sono di associazione per delinquere finalizzata alla truffa in danno della Campania, alla corruzione di pubblici ufficiali, alla rivelazione di segreti di ufficio ed alla realizzazione di falsità in atti pubblici. La complessa attività investigativa dei finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria Caserta, guidati dal comandante Francesco Saverio Manozzi, e coordinati dal procuratore capo Corrado Lembo, ha consentito di smascherare un sodalizio criminoso nell’ambito del quale due imprenditori laziali, Renzo Bracciali e Gianpiero Tombolillo, hanno costituito tre società (Biopower S.p.a., Natural Energy S.r.l. ed Energethic S.r.l.) per la costruzione di centrali di produzione di energia derivante dalle biomasse, intessendo una fitta rete di rapporti di favoritismi e di corruttela con funzionari ed amministratori pubblici appartenenti al Comune di Pignataro Maggiore (Caserta) dove sarebbe stata eretta la centrale; alla Regione Campania (Assessorato alle Attività Produttive) incaricata di adottare i provvedimenti autorizzatori e di indire le conferenze di servizi per definire i procedimenti amministrativi per la realizzazione delle suddette centrali; al Genio Civile di Caserta, incaricato di esprimere le autorizzazioni antisismiche sui lavori di costruzione della centrale biotermica di Pignataro Maggiore; e ad altre pubbliche amministrazioni interessate territorialmente per l’istruttoria di procedimenti riguardanti imprese a loro riconducibili.

Le provviste utilizzate per le corruzioni sono state reperite dai due imprenditori romani con l’ausilio di una società avente sede sul territorio di San Marino, incaricata di effettuare operazioni contabili anche su alcuni conti correnti accesi presso un istituto bancario svizzero.

Nell’elenco delle persone destinatarie dell’ordinanza: un dirigente del settore attività produttive della Regione Campania, Vincenzo Guerriero, che ha adottato provvedimenti amministrativi favorevoli alle società riconducibili a Bracciali-Tombolillo accettando la promessa di questi ultimi di conferire al figlio Francesco Guerriero l’incarico di progettazione nel team project relativo alla costruzione della centrale di Pignataro Maggiore; un funzionario incaricato di pubblico servizio, Fulvio Scia, applicato all’organico del settore attività produttive della Regione Campania, che ha curato ed approntato, anche con la sua attività di consulenza, le istruttorie nei procedimenti riguardanti le società gestite da Tombolillo, rivelandogli notizie riservate per ragione del suo ufficio ed utili allo stesso Tombolillo per orientare le sue strategie imprenditoriali, ricevendo da Bracciali-Tombolillo emolumenti (25mila euro pro-capite annui) per fittizie prestazioni di consulenza come prezzo dell’attività contraria ai doveri del suo ufficio.

Destinatario dell’ordinanza anche il coordinatore della segreteria particolare dell’assessorato regionale alle attività produttive, Eugenio Di Santo, che, oltre a rivelare in modo irrituale i nominativi dei funzionari di volta in volta preposti alle istruttorie riguardanti le predette imprese o di componenti di commissioni per procedimenti di interesse delle medesime società, ha provveduto a fissare e procacciare incontri tra Bracciali e Tombolillo con l’assessore regionale alle attività produttive, Andrea Cozzolino (che risulta indagato), in modo da facilitare la tenuta dei rapporti politici ed istituzionali degli imprenditori con lo stesso assessore. E’ stato riscontrato che il Di Santo ha ricevuto da Bracciali somme di denaro per almeno 140mila euro.

Le indagini hanno permesso di ricostruire, inoltre, i ruoli di due imprenditori locali, Giovanni Verazzo e Tommaso Verazzo, che hanno avuto il compito di fungere da intermediari, per conto di Bracciali e di Tombolillo, con amministratori del Comune di Pignataro Maggiore, Francesco D’Alonzio, della Provincia di Caserta, Francesco Capobianco, ex assessore provinciale alle attività produttive (decaduto di recente a seguito delle dimissioni del presidente De Franciscis), e funzionari del Genio Civile di Caserta, Michele Testa e Mario Pasquariello, inducendoli a ricevere, quale prezzo della loro corruzione per il compimento di atti contrari ai doveri d’ufficio, somme di denaro ed altre utilità.

In particolare, D’Alonzo, consigliere comunale di maggioranza del Comune di Pignataro Maggiore, nel maggio 2007 ha partecipato ed espresso voto favorevole alla riunione nella quale il consiglio comunale di Pignataro Maggiore ha approvato la bozza di convenzione con la Biopower e disposto il nulla osta alla realizzazione della centrale, dapprima accettando la promessa e successivamente ricevendo sponsorizzazioni per la squadra di calcio S.C. Pignataro Calcio (gestita dallo stesso D’Alonzo) da parte della Biopower e dalla Cover Sud Srl riconducibile agli imprenditori Verazzo.

Capobianco, quale assessore alle attività produttive della Provincia di Caserta, ha assicurato alla stessa Amministrazione Provinciale, per suo tramite, il sostegno pubblico ed amministrativo alla realizzazione della centrale a Pignataro Maggiore ed è intervenuto su un consigliere di minoranza del Comune di Pignataro della sua stessa area politica per dissuaderlo dalle proteste e dalle denunce pubbliche dallo stesso elevate sulle modalità di autorizzazione alla costruzione della centrale biotermica, accettando la promessa, fattagli da Tombolillo di assumere personale in occasione dell’apertura della centrale – su sua indicazione – ed ottenendo l’assunzione di un suo segnalato come consulente del gruppo Bracciali. Per le attività contrarie ai doveri di ufficio, Capobianco ha conseguito l’utilità dell’accrescimento del consenso elettorale in coloro che avrebbero beneficiato delle assunzioni, dietro sua segnalazione, presso la centrale di Pignataro Maggiore.

Dagli elementi probatori acquisiti dagli organi inquirenti, Testa e Pasquariello, rispettivamente dirigente e funzionario del Genio Civile di Caserta, sono ritenuti responsabili di aver indotto in errore alcuni addetti alla ricezione dei depositi presso lo stesso ente, facendogli falsamente attestare la conformità alla normativa antisismica prevista da un decreto ministeriale del 2008 di alcuni progetti relativi alla costruzione della centrale di Pignataro Maggiore (edificio tecnologico, fondazioni e caldaia), essendo stato in realtà il progetto realizzato secondo il parametro della normativa previgente, meno restrittiva dal punto di vista antisismico (regolata da un D.M. del 2005). Testa e Pasquariello sono ritenuti autori anche dell’alterazione e della modifica del registro del deposito degli atti progettuali del Genio Civile di Caserta per cancellare la precedente qualificazione sismica attribuita in relazione al progetto per la recinzione della medesima centrale. Per le condotte di falsità, i due pubblici ufficiali hanno accettato la promessa da Bracciali, Tombolillo ed altri di corresponsione e tentata consegna attraverso Verazzo di 100mila euro in contanti, prelevati da San Marino.

In merito a quest’ultima circostanza, due soggetti, tra cui Renzo Fiorini di Roma, persona pure sottoposta agli arresti domiciliari, hanno aiutato i responsabili ad eludere le investigazioni delle autorità ideando la stipula di un contratto preliminare di compravendita simulato tra Bracciali e Verazzo al fine di giustificare la consegna dei 100mila euro in contanti, in realtà destinati al prezzo della corruzione di pubblici ufficiali. Oltre a Renzo Bracciali, Gianpiero Tombolillo e Giovanni Verazzo, nella vicenda del Genio Civile sono stati coinvolti, a vario titolo, e catturati il direttore dei lavori presso la centrale di Pignataro Maggiore (Giuseppe Esposito di Casoria), i firmatari dei progetti (Italo Verzillo di Caserta, Gianluigi Fregosi di Lecco e Giacomo Scacciante di Vimodrone) nonché i professionisti della società incaricata da Tombolillo e Bracciali di eseguire la progettazione (Giovanni Bassi, Marco Pietro Stella e Alessandro Salvini, tutti di Forlì).

Tra i destinatari dell’ordinanza applicativa di misura cautelare anche due donne: la prima, consulente contabile del Gruppo Bracciali (Silvia Fiorani di Roma), incaricata di gestire le somme da destinare alle finalità illecite del sodalizio nonché co-amministratrice di talune società coinvolte; la seconda, dipendente di una delle società riconducibili a Bracciali (Margherita Di Vincenzo), con il compito di “avvicinare”, avvalendosi di conoscenze dirette in settori amministrativi funzionali alle finalità di Bracciali e di Tombolillo nonché di propri intermediari, appositamente retribuiti, funzionari pubblici utili alle strategie imprenditoriali del Tombolillo, al fine di persuaderli ad adottare atti amministrativi favorevoli al “gruppo Bracciali”.

Anche un altro funzionario del settore attività produttive della Regione Campania, Giuseppe Ragucci, è finito agli arresti domiciliari in quanto nel corso delle indagini è stato accertato che, unitamente al dirigente dello stesso settore (Vincenzo Guerriero) aveva partecipato alle conferenze di servizi, indette dalla Regione, per esaminare le richieste di autorizzazione alla realizzazione di centrali eoliche nel Comune di San Bartolomeo in Galdo (Benevento) ed entrambi hanno accettato la promessa di condividere gli utili con Gianpiero Tombolillo, con Fulvio Scia e con Gerardo Befi (quale progettista e professionista incaricato di far pervenire all’amministrazione comunale la disponibilità di Tombolillo alla realizzazione) di una nuova società destinata a ricevere del Comune di San Bartolomeo in Galdo l’incarico di gestire un costituendo impianto eolico nel territorio di quel comune.

Anche grazie all’apporto tecnico dei due pubblici ufficiali tali conferenze di servizi si erano concluse con un diniego di autorizzazione nei confronti della Sorgenia Spa, della Gaia Srl e della Ecoenergia srl, concorrenti delle imprese del gruppo Tombolillo-Bracciali.

La tentata truffa ai danni della Regione Campania, ricostruita in ordine alla concessione di un contributo di circa 6,8 milioni di euro volto alla costruzione della centrale di Pignataro Maggiore, è stata contestata a Bracciali, Tombolillo e Giovanni Verazzo che hanno operato in concorso tra loro. In particolare, Bracciali, in qualità di istigatore, Tombolillo e Giovanni Verazzo, in qualità di amministratori rispettivamente di Biopower Spa e di Area Sviluppo Srl, hanno indotto in errore, con artifici e raggiri, i funzionari della Regione Campania rendendo all’ente una falsa dichiarazione con la quale attestavano che l’Area Sviluppo Srl (parte alienante del terreno su cui sarebbe sorta la centrale di Pignataro Maggiore) e la Biopower Spa (parte acquirente del suddetto terreno) non avevano cointeressenze né reciproche partecipazioni societarie come previsto, a pena di inammissibilità dal bando Por. La mancata realizzazione dell’evento è stata determinata dalla scelta degli stessi amministratori di Biopower Spa che hanno rinunciato al contributo  optando per un diverso tipo di agevolazioni (i cosiddetti certificati verdi), usufruendo di un finanziamento concesso da Unipol Merchant Bank dell’importo di circa 60 milioni di euro.

Eseguite, inoltre, alcune perquisizioni volte a ricercare elementi di prova a carico di altri funzionari ed esponenti politici coinvolti nell’indagine.

2 thoughts on “Truffa nel settore energetico, arrestato ex assessore provinciale Pd

  1. Renzo Bracciali oltre a queste truffe, è un liquidatore conto terzi, mi spiego, SUDGEST di proprietà del FORMEZ e quindi Ministero della funzione pubblica, non potendo essere chiusa dal FORMEZ, il buon Flamment, la cede a Bracciali, il quale prende questa società da un buon passato e definita società di eccellenza dal rapporto EURISPES, con una dislocazione sul territorio nazionale, recupera i soldi dei progetti finanziati per diversi milioni di euro, poi delibera le chiusure delle Sedi periferiche e successivamente con minacce di licenziamento in tronco, (braccio operativo altro arrestato Renzo Fiorini) costrince i dipendenti a sottoscrivere accordi di rescissioni di contratti, regolarmente sottoscritti presso le Associazioni degli industriali territoriali.
    Poi ritengo sarà la volta di TILS.
    Non meravigliatevi questo è solo la punta dell’aisberg.

  2. La storia inizia nel 2000, poco dopo la salita al potere in Telecom dei famosi “Capitani coraggiosi”. A un certo punto qualcuno in Telecom decide, con una intenzione all’apparenza intelligente, di accorpare in una unica società, le tre realtà che si occupavano della formazione dei dipendenti del gruppo:

    •Consiel S.p.A. , che si occupava prevalentemente di formazione manageriale ;

    •Trainet S.r.l , che si occupava prevalentemente di formazione on-line ;

    •La Scuola Superiore G. Reiss Romoli (SSGRR), che si occupava prevalentemente di formazione tecnica e manageriale.

    La SSGRR, con la sua struttura di campus è stata sempre riconosciuta come “la Scuola” di Telecom Italia, un centro di eccellenza riconosciuto anche all’estero.

    Nasce così Telecom Italia Learning Services (TILS) S.p.A. , che purtroppo però in breve tempo, per esclusiva colpa del management di Telecom Italia, diventa un mostro ingestibile. Questo per vari motivi, tra cui:

    •Il business model, basato negli intenti del business plan iniziale per il 75 % sulla formazione on-line, che invece si è rivelata un flop senza precedenti (in tutto il mondo). Questo portò TILS ad acquisire, badate bene senza avere ancora alcun mercato, una piattaforma faraonica di e-learning costata una cifra folle (allora si parlò di più di 100 miliardi delle vecchie lire), con cifre folli di gestione, che non ha prodotto negli anni che pochi euro.

    •L’accorpamento in TILS dei 5 centri di formazione regionali della Telecom con il relativo personale e le relative pesantissime spese di gestione.

    •Il dirottamento in TILS di molti Dirigenti Telecom “trombati” che Telecom non sapeva dove piazzare. Gente che costava 200.000 euro/anno e anche più, non bruscolini, e la cui produttività era nulla.

    •L’iscrizione a bilancio TILS di costi folli per l’affitto della sede TILS a Roma, ricavata in una porzione del complesso di Parco de’ Medici, sede di una parte della Direzione Generale Telecom, e di proprietà di Telecom stessa. E anche di costi folli di spese di gestione e manutenzione.

    Tralascio tutto il resto per non essere troppo lungo. Con tutto queste amenità, TILS ovviamente risulta in forte perdita (fittizia, creata ad arte !). E così, i Tronchettiani (che nel 2001 presero le redini di Telecom) Carlo Buora (numero due operativo dopo Tronchetti Provera) e Gustavo Bracco (Responsabile Risorse Umane) decisero che TILS andava venduta al miglior offerente. Fu “sparsa la voce” e dopo varie trattative, misteriosamente, esce fuori una cordata che acquisisce TILS. Dico misteriosamente perché i componenti della cordata erano in parte oscuri al grande pubblico che si occupa di formazione.

    In realtà TILS non è stata venduta ma è stata regalata (la cordata ha acquisito TILS al prezzo simbolico di 1 euro !) a chi la ha acquistata, insieme a 75 Mln. di Euro di commesse garantite nell’arco di quattro anni, più una congrua dotazione di soldi (si parla di 30 Mln di Euro) a fondo perduto come cassa iniziale. E, particolare non trascurabile, ripulita da ogni debito ! Questi soldi, se gestiti correttamente, sarebbero stati sufficienti a far vivere tranquillamente tutta TILS per 4-5 anni, e poi Telecom, se ben curata come Cliente, difficilmente avrebbe negato prolungamenti delle commesse.

    Ma cerchiamo di approfondire a chi è stata venduta TILS. E qui un altro aspetto grottesco della vicenda, che da l’idea di come l’imbroglio sia stato architettato con genialità. Sui giornali comparve la notizia che TILS era stata venduta alla filiale italiana una primaria società di formazione francese, tale CEGOS (capitanata da un certo Sig. Zimbalatti), per il 70%, e a una anonima società di 10 dipendenti circa (Camporlecchio S.r.l. di Renzo Bracciali e sua moglie Susanna Bina), con fatturato risibile, per il restante 30%. E quindi, giù i grandi titoloni che prospettavano un futuro radioso per TILS (e quindi per la Reiss Romoli) sotto l’egida di una grande società internazionale come CEGOS. Però, di questi fantomatici personaggi di CEGOS non si è visto mai nessuno, AD di TILS è divenuto Renzo Bracciali e braccio destro la moglie Susanna Bina. Non dimenticherò mai come si presentò Renzo Bracciali a TILS. Le sue prime parole furono “Io sono Renzo Bracciali, il nuovo padrone di TILS”. Avrebbe dovuto più correttamente dire “Io sono Renzo Bracciali, il nuovo AD di TILS”. Mi chiedo, come faceva a dire che era il padrone se aveva solo il 30 % ? L’arcano ha avuto molto presto la sua spiegazione. Infatti, dopo un mese si scopre che la mitica CEGOS, accampando scuse risibili, ha invertito le quote societarie, scendendo al 20%, il 70% è passato alla Camporlecchio S.r.l., e il restante 10% a tale “Lucciola Partners” che credo nel settore della formazione non abbia mai operato. Lascio a voi giudicare, ma questi signori chi volevano prendere in giro ? Siamo tutti adulti e vaccinati per capire che era tutto concordato e che CEGOS serviva solo come specchietto per le allodole per giustificare questa zozzeria. Un altro particolare non trascurabile, la cordata che ha acquisito TILS, dall’analisi del fatturato annuo, risultava essere di circa quattro volte più piccola di TILS, e il suo complessivo fatturato è inferiore al 60 per cento delle perdite complessive registrate lo scorso anno dall’azienda che ha acquisito.

    E ora andiamo al nocciolo della questione. Come è stata gestita quella enorme quantità di denaro che Telecom ha sborsato per vendere TILS ? (è molto curioso, di solito chi vende incassa e non paga, ma qui è successo proprio il contrario !). Badate bene, qui si parla di più di 100 Milioni di Euro e non di bruscolini (75 Ml. di commessa più circa 30 Ml. a fondo perduto). Ho scritto sopra “Questi soldi, se gestiti correttamente…”. Allora, cosa hanno fatto i nostri furbetti del quartierino ? I (più o meno) 10 dipendenti della Camporlecchio S.r.l. sono stati messi a libro paga di TILS come consulenti (di cui non se ne sentiva assolutamente il bisogno, data anche la mediocrità dei personaggi), con compensi variabili tra 600 e 1.200 Euro giornalieri (e si, avete letto bene). Fatevi quattro conti, quanti soldi sono passati in tre anni (tanto è passato dalla vendita di TILS) dalle casse di TILS a quelle della Camporlecchio S.r.l. di proprietà dell’AD di TILS Renzo Bracciali e del numero due di TILS sua moglie Susanna Bina ? La Silvia Fiorani, anch’essa al gabbio, costava annualmente a TILS 150.000.200.000 euro (assolutamente sprecati). E non solo questo, molte attività che prima si facevano alla Reiss Romoli, sapete dove si fanno adesso ? In una casale della campagna senese, che si trova in una zona denominata Camporlecchio. E sapete di chi è questo casale ? Non ci vuole uno sforzo di immaginazione per capirlo. E via, altri soldi dalle casse di TILS a quelle della Camporlecchio S.r.l.. Volete infine un’altra chicca, tanto per far capire a chi è stata venduta TILS ? Gli scorsi due Natali la coppia Bracciali-Bina, in un impeto di bontà ha regalato a tutti i dipendenti TILS, ad esclusione di quelli della Reiss Romoli (e si, quelli erano in punizione perché si opponevano all’imperatore e alla zarina !), una bella bottiglia di vino proveniente dalle campagne senesi. E sapete chi è il produttore ? Anche qui lo lascio alla vostra immaginazione. Ma l’aspetto grottesco della vicenda è che il produttore ha fatturato l’importo delle bottiglie a TILS (quante bottiglie ? e chi lo sa, tanto venditore e compratore sono la stessa persona …). Potrei fare altri esempi, di soldi dati a consulenti fantasma, a società fantasma (però guarda caso con sede nello stesso edificio dove ha sede la Camporlecchio S.r.l.). Ma non serve, su questi aspetti hanno gettato la luce i Magistrati. Oggi sappiamo con ragionevole certezza, dove è finita un’altra parte dei soldi TILS. A pagare tangenti al sottobosco politico campano per “oliare” i personaggi giusti per le attività personali dell’AD di TILS.

    E quindi si è capito il vero senso dell’affare TILS. Drenare il più possibile soldi dalle casse TILS alle casse delle società di Bracciali & C. , in modo che da qui i soldi potessero prendere varie oscure strade. Questo è il nuovo modo di pagare tangenti nell’era post-mani pulite. Più sofisticato e, paradossalmente, legale (perché, notate bene che l’inchiesta della Magistratura non riguarda TILS, ma tre altre società di Bracciali & C.).

    La fine di questa ennesima pagina triste dell’imprenditoria italiana si sta scrivendo in questi giorni. Telecom, che nel frattempo ha di nuovo cambiato il management, al corrente di questo scempio, giustamente non vuole rinnovare la commessa di formazione a TILS (commessa che scade il 30 Giugno, con una piccola coda che scade il 30 Giugno del prossimo anno). Tutti i dipendenti TILS saranno messi in cassa integrazione e successivamente licenziati. Per i dipendenti della Reiss Romoli, alle prese con il tremendo dramma del terremoto e delle sue devastanti conseguenze, è da tempo in corso una procedura di licenziamento collettivo con conseguente chiusura della gloriosa Scuola dell’Aquila.

    In tutto questo scenario Telecom, che ha una responsabilità almeno morale su tutto quanto accaduto, in quanto ha venduto TILS a personaggi senza scrupoli e non ha controllato niente dopo la vendita, dovrebbe prendersi in carico la situazione e rimediare a questo scempio. Mi auguro solo che sarà così. Di più non posso sperare.

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