Edilizia, l´oro dei clan: le accuse del pentito Esposito

FONTE: Metropolis Web

Il rapporto tra edilizia e criminalità, tra vittime e carnefici, tra clan e imprese. Questo e altro emerge dall’inchiesta nuova di zecca avviata dall’antimafia sul territorio stabiese. E’ un vecchio canovaccio, già battuto in trent’anni di inchieste da procure antimafia e polizia giudiziaria. Il settore dei lavori pubblici e privati produce ricchezza non solo alle imprese attigue alla camorra ma soprattutto ai clan, foraggiando un sistema criminale che spende i suoi investimenti nel settore – ad esempio – del traffico di stupefacenti. Il teorema è persino elementare: ogni cantiere aperto è fonte di denaro, soprattutto se ai lavori viene ‘applicata’ una tassa al committente destinata al pagamento del pizzo. Non lo sostiene un cronista preveggente o un magistrato illuminato, lo riferisce un protagonista di questo meccanismo antico: Antonio Esposito, 42 anni, confessò agli inquirenti di essere stato a capo di un clan camorristico attivo dal 2001 al 2008 e di aver organizzato un racket del calcestruzzo con la complicità di un imprenditore edile di alto rango, che grazie alla reputazione criminale del boss riuscì ad ottenere il monopolio delle forniture di cemento. Va detto che le estorsioni segnalati nelle 78 pagine di ordinanza firmate dal gip Pepe a carico di capi e gregari del clan sono circa 14 ma che il coinvolgimento di Salvatore Langellotto (imprenditore edile di Sant’Agnello) si limita ad un solo caso: non tragga in inganno questo dato, perché nelle sue deposizioni Esposito parla di ‘sistema’ e del coinvolgimento di altri imprenditori che avrebbero legato le fortune delle loro aziende al vincolo con la criminalità organizzata. Trent’anni di inchieste, dunque, per svelare il segreto di Pulcinella? Non è così: il fenomeno emerso negli anni del post-terremoto fu rubricato come un apparato di potere che vedeva coinvolti soprattutto i politici nella gestione dei finanziamenti pubblici per la ricostruzione (come riferito dal pentito numero uno della camorra vesuviana a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, Pasquale Galasso, ndr); questo microsistema di contiguità e di pacifica convivenza (relativo ad un periodo storico che va dal 2000 al 2009 nell’area stabiese) invece mette in primo piano la figura degli imprenditori, che da vittime della malavita sono passati al ruolo di carnefici nei confronti di imprese concorrenti. Non stupisca un altro dato: le estorsioni messe a segno da ‘quelli di Santa Maria’ sono tutte riconducibili a lavori di edilizia privata, in un contesto criminale libero dal controllo ‘pubblico’ degli appalti e alimentato dalla sete di facili guadagni che solo un’estorsione ‘porta a porta’ riesce a garantire (in un rapporto ‘libero’ non esistono infatti procedure per l’assegnazione dei lavori e per il finanziamento degli interventi). Un terreno appetibile, insomma, finora inedito e per certi versi tollerato e poco indagato.
Dice il pentito: “Con Langellotto si era stabilito uno stretto legame anche perché io stesso ero intervenuto con Michele Onorato (‘o piemontese, ndr) affinché questi non continuasse a chiedere denaro allo stesso Langellotto, la cui ditta aveva sede proprio a Castellammare. In un’altra occasione intervenni in favore di Langellotto presso un imprenditore di Sorrento che vantava un credito di oltre centomila euro per pregresse forniture di materiale. A questo imprenditore sorrentino feci chiaramente capire che ero un camorrista e che almeno per il momento doveva recedere dal suo proposito di ottenere il pagamento di quanto a lui dovuto”. Insomma, Esposito conferma da un lato la condizione di vittima assunta da Langellotto nei confronti di un esponente del clan Cesarano, dall’altro lo indica quale mandante di un ‘avvertimento’ in puro stile mafioso nei confronti di un altro imprenditore. “Per sdebitarsi da tutti questi favori Langellotto aveva in programma di distribuire al mio gruppo parte dei proventi che avrebbe ottenuto con la realizzazione di cinquanta box auto nella zona di Roma. Non avendo però ottenuto i finanziamenti presso gli istituti di credito cui lo stesso faceva affidamento, Langellotto non riuscì a portare a segno questa operazione”.
Il rapporto tra edilizia e camorra non riguarda solo la gestione di mega-appalti pubblici, dunque. C’è la delinquenza spicciola in rampa di lancio, un substrato di omertà e di contiguità che appartiene più alla sfera culturale che ad un disegno criminale ad alta definizione. Per certi versi un fenomeno più preoccupante, perché invisibile e sottobanco. Per recuperare i soldi da versare ai clan, l’imprenditore ha due strade: o alzare la posta – rischiando però di perdere la gara o l’affidamento – oppure risparmiare sulle forniture, anche quando queste vengono direttamente acquistate dall’imprenditore legato alla camorra. Un meccanismo che nel peggiore dei casi edifica castelli di sabbia, come quelli di L’Aquila.
E anche su questo versante il contesto storico rafforza queste tesi di contiguità o di assoggettamento. Dal 2001 in avanti erano attivi nove clan in città e nei paesi limitrofi: oltre ai D’Alessandro, i Cesarano – grazie ad una cellula formata da personaggi di rango come Michele Onorato, alias ‘o piemontese e i fratelli Cascone – taglieggiavano imprese edili e commercianti da Ponte Persica a Pompei: l’impresa amica era gestita da un imprenditore edile, sul modello del rapporto tra Langellotto con Esposito & company. I D’Alessandro stessi godevano della copertura economica di un nutrito gruppo di imprese, che nell’inverno del 2004 fu preso d’assalto da un banda armata (il cosiddetto clan Scarpa-Omobono), generando una faida che produsse la bellezza di 11 morti.
Rocco Traisci

2 thoughts on “Edilizia, l´oro dei clan: le accuse del pentito Esposito

  1. Primavera 2001. Tutti parlavano della Assemblea di Confindustria a
    Parma come fondamentale passaggio per Berlusconi allo scopo di
    convincere l´estabilishment “chiclefreak” italiano ad appoggiarlo. E a
    calmare cosi´ Corriere e Repubblica, finendo poi, per fargli vincere
    le elezioni ( test passato: infatti, dopo detto meeting, Gianni
    Agnelli se ne venne fuori con la sua finta minchia.a “non siamo una
    Banana Republic”; in pochi capirono che quella dichiarazione
    rappresentava una mera vendetta; che Gianni Agnelli mentiva sapendo
    di mentire; vendetta pura, contro il massone Massimo D`Alema, per
    avergli fatto ciulare via la Telecom). Sono, piu´o meno, per puro
    caso, in macchina, sulla Mi Bo, alle 9 di mattina di quel sabato. Ore
    9.30: mi trovo giusto all´altezza di Parma. Mi sembra il tutto,
    davvero come un messaggio della Provvidenza e dello Spirito dicentemi
    ” vai a sentire e dare un´occhiata, vai, iamm bell, ia´”. Lo faccio.
    Con un po´di stile alla Totó Le Moco´ riesco scioltamente ad entrare ( la
    Provvidenza e Lo Spirito non prendono mai in giro, mai; se ti dicono
    “vai”, poi ti aiutano). La prima e ( spero) ultima volta che vedo live
    il Satana in terra di Arcorleone: Silvio Berlusxuxluxkloni. Sento
    schifatissimo con voglia di vomitare tutte le sue solite balle e
    puzzzone manipolazioni di verita´. L´orticaria davvero mi assale ma a
    furia di pizzicotti, non mollo, resto, col sangue che ribolle, ma
    resto. A un certo punto, il solito grandissimo Spirito dell´Altissimo
    mi dice di avvicinarmi al palco, dove lo gnomo ( specialmente, ma non
    solo) dei valori, Silvio Berlusconi, si agita e frottola
    putridissimamente come suo solito. Lo faccio, anche se un po´
    domandandomi perche´. Allo Spirito, pero´, da sempre, dico mai e stra
    mai di no, e sicuro del fatto che capiro´, forse subito, forse tra
    anni, ogni perche`, mi autodetermino, spiazzo via ogni incertezza e
    tiro dritto. Una volta che sono li, il mandante di assassini, il
    mafioso, il camorrista, il ndranghetaro, il modernazifascista Silvio
    Berlusconi inizia a urlare: ” io sono uno di voi, capito? si, di voi,
    e vi prometto che una delle prime cose che faro´, di certo entro i
    primi cento giorni di mio Governo ( aaaargh, ulteriori conati di
    vomito mi assalgono, ma mi trattengo), sara´abolire la legge sul falso
    in bilancio, che e´una vergogna liberticida, mi avete capito”? Dico
    tra me e me, allo Spirito: ” lo so´che e´un ladro, lo so´ che e´un
    manigoldo, lo so´che froda i bilanci come una bestia, lo so´che e´un
    porco mafioso, lo avrei capito anche dall´ultima fila, mi fa´schifo
    stare vicino a sto verme fascismoderno, perche` mi hai fatto
    avvicinare? scusa la domanda, Spirito grandioso”. LO SPIRITO PERO´ HA
    SEMPRE RAGIONE, SEMPRE!!!! Dieci secondi dopo capisco perche´mi ha
    detto di avvicinarmi a sto strisciante codardo falsone puzzone
    assassino quale e´e stra e´ Silvio Berlusconi. Continua, detto mega
    riciclatore di danari killer di Arcorleone: ” entro cento giorni
    aboliro´ la legge sul falso in bilancio, si, mi avete capito”? A
    microfono, dallo stesso criminalchiclefreak, Silvio Berlusconi, poi, per pochi
    secondi, spento, egli fissa Calisto Tanzi ( li in prima fila) e gli
    dice “mi hai capito Calisto” sorridendogli con quel suo solito sorriso
    di plastica
    marcia e falsa?
    “Mi hai capito CALISTOOOOOOOOOOO”!!!
    ECCO COSA VOLEVA DIRMI LO SPIRITO GRANDIOSO DELL´ALTISSIMO.
    Non lontano da dove ero io, di nuovo, sedevano, infatti, n prima fila,
    o giu di li
    Calisto Tanzi e Stefano Tanzi, ovvii bosses di casa. Appena Silvio
    Berlusxuxluxkloni dice, anzi, raglia, nuovamente, a microfoni spenti:
    “mi hai capito Calisto (?)”, lo stesso subito annuisce con la testa,
    sorride fortissimamente e dice “grazie, grazie Silvio, grazie”. Noto
    cio´ in pieno, guardando in volto Calisto Tanzi, parecchio vicino a dove
    mi ero spinto. QUINDI, SILVIO BERLUSCONI SAPEVA BENISSIMO CHE LA PARMALAT
    FALSIFICAVA I BILANCI DA DECENNI E SI E´ RESO REO DEL SUPER STRA
    ILLECITO DI APPOGGIARE QUESTE FALSIFICAZIONI, ANZI, NON SOLO DI APPOGGIARLE,
    MA ANCHE DI PROTEGGERLE IMPEDENDO LEGGI CHE LE POTESSERO VIETARE.
    SI E´RESO REO DEL FOT.ERE MILIONI DI MILIONI DI RISPARMIATORI
    ISTITUZIONALI E NON DI
    TUTTO IL MONDO. VERGOGNA SCHIFOSO DELINQUENTE MAIALE LURIDO NAZISTA, ANZI
    NAZIFASCISMODERNO MAFIOSO PUZZONE SILVIO BERLUSCONI,
    VERGOGNAAAAAAAAAAAAAAAAAA. Gia´in Borsa, in
    tantissimi dicevano, e da meta´anni 90 ( ossia almeno da sei anni
    prima rispetto a detta primavera 2001) che Parmalat era un “paccone”
    che manipolava le proprie figures mostruosamente, non per niente.
    Berlusconi ha legittimato ancor di piu´sta rapina ai risparmi di mezzo
    mondo, vergogna putrido criminale incravattato Berlusxuxluxkloni,
    vergognaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa. Nel
    2004, quindi, capii, poi, ancor di piu´ , anzi, in pieno, perche´, lo
    Spirito del Creatore, mi disse di avanzare verso l´assassino
    megariciclatore di danaro supercolante sangue di milioni di morti
    ammazzati dalle mafie di tutto il mondo, Silvio Berlusconi. Le
    centinaia di migliaia di risparmiatori truffati dai decenni di bilanci
    falsi di Parmalat suffragarono, poi, il tutto ancor di piu´ . Lo dico
    ora e davanti a tutti : i bilanci di Mafiaset Camorraset Ndrangaset
    Nazistset Mediaset son pure manipolatissimi, lo dicono sempre in di piu´, sia
    nella City che a Wall Street. Occhio risparmiatori italiani e non.
    Istituzionali e non. Silvio Berlusconi non e´ cosi´diverso da Calisto
    Tanzi, se mai e´tantissimo peggio di Calisto Tanzi, non toccate il suo
    titolo in Borsa, e´un titolo fondato sulle ossa rotte e il sangue
    versato da milioni di esseri umani ammazzati dalle camorre di tutto il
    mondo, non toccatelo. E per di piu´e´un titolo rappresentato da
    bilanci ladroni, falsi, truffaldini e artefatissimi, non toccatelo,
    nuncaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
    Michele Nista

  2. Mi piace tantissimo Michele Nista. Michele Nista e’ un fuoriclasse, sta facendo guadagnare nei mercati finanziari, oceani di soldi a tutti, e lo fa, chiedendo in cambio, solo una mano ai piu’ poveri del mondo. Specie in Italia, ci vorrebbero molti meno bastardi assassini tiranni criminali, come Silvio Berlusconi e Marina Berlusconi, e’ piu’, grandissimi uomini, vincenti, con fiuto per affari impareggiabile, e allo stesso tempo, cuore enorme, unito a gran anima, come Michele Nista

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