Lettera alla stampa: ORDINE DEI GEOLOGI Regione Abruzzo

FONTE: Rete5.tv

La mattina del 6 Aprile, constatata l’enormità dell’evento, l’Ordine dei Geologi d’Abruzzo si è dato tacitamente una linea: evitare ogni possibile dichiarazione che potesse anche solo vagamente risultare strumentale e concentrare tutte le forze esclusivamente per favorire il supporto alle popolazioni colpite.
Per questo motivo negli ultimi sette giorni abbiamo lavorato per raccogliere ed organizzare le disponibilità che ci arrivavano non solo da tutti i colleghi abruzzesi ma anche da moltissimi colleghi da ogni parte d’Italia e da molti altri Ordini regionali di Geologi.
Tutti gli sforzi logistici, di raccolta e di classificazione delle disponibilità hanno avuto spesso riscontri contrastanti, tra chi ci forniva indirizzi fax e mail cui trasmetterli e chi ci informava che tutto era rigorosamente blindato dalla Protezione Civile Nazionale e quindi

 era tutto tempo perso.
All’intorno nel frattempo si è scatenato un balletto mediatico di cui non si ricordano precedenti analoghi e tutti si sono sentiti in diritto di pontificare sull’evento, sulle cause e sui rimedi.
La necessità di riempire un numero illimitato di canali televisivi 24 ore su 24 di notizie ed informazioni ha fatto si che si creasse un vortice di ripetizione all’infinito di immagini e dichiarazioni che hanno progressivamente svuotato di passione e compassione le immagini che ci arrivavano dei nostri poveri fratelli terremotati.
Si è persa quindi rapidamente la dimensione umana del dramma tanto che a pochissime ore dal fenomeno, mentre ancora si scavava freneticamente per cercare di salvare vite umane c’era già chi, evidentemente ormai a corto di emozioni, cominciava ad imbastire i processi.
Pochi altri come noi Geologi hanno la consapevolezza di quante responsabilità ci siano (non necessariamente solo legali) ogniqualvolta si verifica un disastro come questo, cionondimeno questi giorni passati per noi sono stati i giorni del dolore, della partecipazione, della riflessione e della solidarietà. Sono stati i giorni nei quali abbiamo fornito il nostro aiuto e disponibilità a chi ce lo chiedeva, sottoscrivendo protocolli d’intesa per fornire gratuitamente consulenza di nostri iscritti anche in quelle porzioni di territorio periferiche rispetto all’epicentro ma comunque con danni e problemi di varia entità, trasmettendo liste di volontari che non sappiamo bene che utilizzazione avranno ma che era comunque necessario organizzare e trasmettere anche per dimostrare a noi stessi che essere vivi non è una colpa.
Oggi, seppelliti i nostri morti, chiediamo che si inizi seriamente una analisi di quanto è avvenuto, di quanto è stato fatto e non fatto e di come è stato fatto. Non per assolvere o condannare, a questo penserà la magistratura se necessario, ma per trarre da questo dramma la giusta lezione per il futuro: sia quello prossimo che interessa le nostre vite, sia quello più lontano per i nostri figli ai quali lasceremo in eredità la Terra.
È per questo che esortiamo tutti gli uomini di Scienza, affinché evitino le dichiarazioni pubbliche di difficile semplificazione che portano ad una recepimento distorto attraverso il filtro della vulgata giornalistica. Non tutti abbiamo il dono dell’eloquio semplice e chiaro quando parliamo delle nostre scienze, è bene quindi non proporsi quali cloni imperfetti dei vari Tozzi o Angela: facciamo solo confusione e creiamo panico nelle menti di chi impropriamente stimolato non capisce bene cosa stiamo cercando di dire. Quante assurdità abbiamo registrato in questi giorni: sulle faglie, sui movimenti tettonici, sulle placche, sulla previsione e prevenzione.
Ci è toccato anche ascoltare improbabili assoluzioni di metodi di previsione che poco hanno a che vedere con qualsiasi approccio serio al problema e talora anche da parte di qualificati uomini di scienza. Vale quindi il principio per cui non è l’autorità di chi parla a dare autorevolezza al contenuto.
Ciò detto tuttavia sappiamo che ci sono molte ombre nella gestione del “rischio sismico” nella nostra Regione (intesa come macchina politico-amministrativa): non è la prima volta che ci tocca ricordare come la nostra terra sia fra quelle a più alto rischio e come viceversa le nostre amministrazioni abbiano sempre sottovalutato questo problema. Non più tardi di due-tre anni fa la Regione Abruzzo, dovendo ottemperare all’obbligo di eseguire le verifiche tecniche dei livelli di sicurezza sismica di edifici pubblici e opere infrastrutturali non solo destinava agli studi di ogni edificio, ancorché preliminari, somme risibili, ma soprattutto non prevedeva direttamente la valutazione del rischio geologico.
C’è una pervicace volontà di insistere nella deformazione mentale per cui sembra che il terremoto sia una sorta di maledizione divina cui si può sfuggire solo “costruendo adeguatamente”.
Dobbiamo metterci d’accordo su cosa significa quell’avverbio “adeguatamente”. A nostro avviso significa innanzitutto comprendere che l’edificio o la struttura in genere da preservare (e quindi con essa le vite umane) non è un corpo estraneo ma deve essere un tutt’uno con il sito in cui si trova. Le sue caratteristiche pertanto devono dipendere direttamente dalla perfetta conoscenza del modello geologico locale e della risposta sismica di sito.
Eppure ancora adesso dobbiamo sentire che per le prime squadre di “tecnici” che inizieranno a svolgere i sopralluoghi e le perizie, si parla solo di “Ingegneri”. Con tutto il rispetto, gli Ingegneri pensino alle strutture ma lasciate che del terreno sul quale e nel quale queste strutture sono immerse se ne occupino i Geologi. Per il momento siamo ancora in tempo a rettificare questa stortura, ma se così non fosse, per l’ennesima volta intraprenderemo un percorso sbagliato, tanto più grave oggi quando la consapevolezza della necessità di conoscenze integrate dovrebbe essere un patrimonio condiviso.

ORDINE DEI GEOLOGI
Regione Abruzzo
Prot. n. 115/09
Pescara, 14 Aprile 2009

IL PRESIDENTE
(Geol. Oscar MORETTI)

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