L’Antitrust contro i professionisti-casta

FONTE: Architetto.info

Fatta la legge, trovato l’inghippo. E in due anni notai, commercialisti, psicologi, medici, odontoiatri, giornalisti, avvocati, ingegneri, architetti, di garbugli ne hanno trovati parecchi. Perché, a loro, la liberalizzazione delle professioni, la «lenzuolata» di Pierluigi Bersani del 2006, non ha fatto un baffo. Parola dell’Antitrust, che dopo 26 mesi di indagine è arrivata ad una sconcertante conclusione: la liberalizzazione resta un sogno, e la legge Bersani va rifatta. Da capo.

Quasi nessuno dei meccanismi inventati per portare un pò di concorrenza nei servizi professionali, ha funzionato. Colpa di una legge annacquata in fase di conversione, ma soprattutto dell’epica resistenza delle categorie. Insensibili ai dettami della legge, e pure sorde alle insistenze ripetute, ma informali, dell’Antitrust.

Un esempio? Le tariffe minime. La legge ha sancito solo la loro «non obbligatorietà». Però sono rimaste, tutte. C’è chi le ha lasciate pari pari, facendo orecchie da mercante, chi ha previsto di far ricorso «obbligatoriamente » al «decoro» professionale nella determinazione dei compensi e chi ha liberalizzato tutto sulla carta, ma poi giudica deontologicamente scorretti, e sanzionabili, i colleghi che fanno prezzi troppo bassi.

Stesso discorso per la pubblicità. Il decreto Bersani concedeva ai professionisti la possibilità di promuovere i propri servizi, anche comparativamente. Risultato? Nessuno lo fa. Anche perché in alcuni casi, come per chi fa gli sconti, c’è il rischio di denuncia al proprio Ordine per comportamento scorretto. Morale: secondo l’Antitrust la legge Bersani va cambiata, altrimenti nessuna concorrenza scalfirà mai i placidi affari dei professionisti. Stop, dunque, alla tariffa minima e al potere di verifica della pubblicità affidato agli Ordini. Via libera, poi, ai corsi di laurea abilitanti alle professioni, al tirocinio durante il corso di studio e alla presenza di soggetti «terzi » negli organi di governo degli Ordini. Poi si può essere anche «soddisfatti» di queste conclusioni, come si sono detti ieri farmacisti e commercialisti. O pensarla come i Giovani Avvocati, che chiedono tout court di «abolire gli Ordini», «tanto è evidente – dicono – come le gerarchie ordinistiche si siano ormai rintanate nel loro fortino corporativo».

di Mario Sensini (Il Corriere del 22 marzo 2009)

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