Qualità urbana: un’architettura fatta per la vita e per l’ambiente

Fonte: CoratoLive.it

Ieri sera nel primo dei tre incontri, che si pongono l’obiettivo di rispondere con elementi concreti alla realizzazione del progetto Coraton, si è parlato di qualità urbane e qualità del costruito.

shapeimage_4“Le città invisibili” di Calvino o meglio, un suo passo riguardante la differenza tra la città infernale e la città celestiale che si incatenano e nascondono in ogni centro urbano, è bastato a Dino Patruno, padre di Coraton, per introdurre e presentare la prima serata dell’iniziativa, avente come tema La Città Ideale.

Ieri sera nel primo dei tre incontri che si pongono l’obiettivo di rispondere con elementi concreti alla realizzazione del progetto Coraton, si è parlato di qualità urbane e qualità del costruito.

Partendo dal caso della periferia romana e, precisamente di Torre Angela e Torre Bella Monaca, l’architetto Antonella Varesano ha analizzato quali sarebbero i punti principali per una città ideale quali sono le cose che non vanno nelle città dei nostri tempi e, soprattutto, cosa dovrebbero fare gli architetti per migliorare lo stato di cose.

«Se chiedessi a ciascun cittadino come dovrebbe essere per lui la città Ideale, ognuno avrebbe una risposta propria e, anche se si arrivasse ad una soluzione, credo che in poco tempo le esigenze già cambierebbero e aumenterebbero – ha affermato l’architetto cercando di rispondere alla domanda base su cui era incentrata la conferenza – volendo però individuare alcuni punti per una città ideale in primis credo che ci vorrebbero degli amministratori Illuminati, una cittadinanza attiva, solidale e propositiva, una maggiore attenzione per l’ambiente con una forte cultura per il verde e una riduzione dell’uso dell’automobile. Si potrebbero inoltre introdurre le energie alternative e l’utilizzo di fonti rinnovabili.

L’architettura moderna – ha poi continuato – con l’introduzione del cemento armato e dei prodotti petrolchimici, ha perso il naturale contatto tra luogo, materiali, committente e progettista. È per tal motivo che ritroviamo case identiche ovunque, edifici seriali, non creati per l’uomo che ci abiterà, contenitori che non traspirano e non lasciano neanche abitare gli abitanti. In Italia non è riconosciuta ma, in altri paesi europei si è capito che esiste la Sindrome da Edificio malato e l’organizzazione mondiale della sanità ha contato il 90% delle persone ammalate fisicamente e psicologicamente a causa dell’ambiente in cui vivono o lavorano.

Si dovrebbe ritornare ad un’architettura bioecologica, ad un’architettura fatta per la vita e per l’ambiente e non per la mercificazione che arricchisce determinate Lobbie. La casa deve tornare ad essere il luogo dell’anima e per far ciò la qualità del costruito non deve esser più considerata un lusso ma il senso del lavoro dell’architetto.

Dobbiamo rimetterci in testa che fare architettura non vuol dire solo costruire ma risvegliare quell’energia sortile che è tipica dell’architettura del passato e che ci provoca emozioni di fronte ad un arco o ai materiali che la costituiscono. Oggi la regione puglia ha aiutato ciò con l’approvazione delle leggi 13 e 14 sulle norme per l’abitare sostenibile, che saranno presentate qui a corato in un futuro molto prossimo».

La serata è stata poi conclusa dall’intervento di Simonetta Mangione che, come Presidente del Presidio del libro ha sottolineato le relazioni tra gli argomenti trattati e il romanzo di Calvino, romanzo che spiega le ragioni per cui gli uomini si fermano in determinati luoghi per costruire le citta, che si interroga su quali siano le città felici e quelle infelici invitandoci a cercare le città felici, a mettere insieme persone ed esperienze per creare qualcosa di importante.

Questa sera, sempre alle 18.30 presso la Biblioteca Comunale, secondo appuntamento con l’architetto Giuseppe Fallacara, ricercatore Universitario presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Bari, con cui si parlerà di architettura di pietra: riflessioni e progetti in corso.

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