Berlino, ritrovati i progetti di Auschwitz

FONTE: Il Reporter – di Andrea Lessona

Il tempo li aveva nascosti agli occhi dell’uomo e della Storia. Poi, quasi per caso, durante lo sgombero di un vecchio appartamento a Berlino sono riemersi dal passato. Per testimoniarlo.

Sono stati trovati così i progetti originali per l’ampliamento del campo di sterminio di Auschwitz. La costruzione del complesso iniziò nel 1940 vicino alla cittadina polacca di Oświęcim, a circa 60 chilometri da Cracovia.

In origine era destinato “solo” alla detenzione e allo smistamento dei prigionieri di origine polacca. Poi diventò il luogo per la “soluzione finale della questione ebraica”, voluta da Adolf Hitler.

La notizia è stata pubblicata dal quotidiano tedesco “Bild”, nella macabra coincidenza del 70° anniversario della “Kristallnacht”, la Notte dei cristalli in cui i nazisti diedero il via al pogrom contro gli ebrei.

Tra il 9 e 10 dicembre 1938 furono uccise 91 persone, il fuoco rase al suolo 267 sinagoghe, l’odio cieco devastò 7500 negozi. Trentamila esseri umani vennero deportati nei campi di concentramento di Dachau, Buchenwald e Sachsenhausen.

Tristi esempi di quello che sarebbe poi diventato il fiore all’occhiello del Nazismo per cancellare dalla faccia della Terra il popolo ebraico: Auschwitz. Lì, tra i 40 chilometri quadrati della struttura, furono deportate più di un milione e 300 mila persone.

Novecento mila vennero uccise al loro arrivo, altre 200 mila perirono di stenti e malattie: vittime di un disegno preciso che oggi trova conferma nei progetti rinvenuti a Berlino e disegnati da un detenuto nel 1941 per l’ampliamento del campo.

Sui alcuni carteggi si distingue chiaramente la firma di Heinrich Himmler, promotore indefesso del volere supremo del Fuhrer, le planimetrie delle camere a gas e il cancello di ingresso della struttura su cui campeggia la scritta “Il lavoro rende liberi”.

Il 27 gennaio 1945, le truppe sovietiche entrarono nel campo e trovarono ancora vivi sette mila prigionieri. I soldati dell’Armata Rossa, girando per le baracche, scoprirono migliaia di indumenti abbandonati, poveri oggetti dei detenuti morti e otto tonnellate di capelli umani imballati, pronti per il trasporto.

Oggi quel che resta di quel luogo è patrimonio dell’umanità. Per non dimenticare.

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