Frank Gehry Leone d’oro alla carriera

11. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia

 

 

Fonte: Ufficio Stampa la Biennale di Venezia  

 

07/07/2008 – Il Cda della Biennale di Venezia, presieduto da Paolo Baratta, su proposta del Direttore Aaron Betsky, ha attribuito il Leone d’oro alla carriera dell’11. Mostra Internazionale di Architettura a Frank Gehry. Con questo premio, si intende in particolare sottolineare – in linea con lo spirito dell’11. Mostra – quanto l’opera di Gehry sia il significativo risultato di anni di sperimentazione.
“Frank Gehry ha trasformato l’architettura moderna. – scrive Aaron Betsky nella motivazione – L’ha liberata dai confini della ‘scatola’ e dai limiti delle comuni pratiche costruttive. Tanto sperimentale quanto le pratiche artistiche che l’hanno ispirata, l’architettura di Gehry è il vero moderno modello per un’architettura oltre il costruire”.
Il Cda ha ricordato anche l’importante presenza che l’opera di Gehry avrà a Venezia con il Venice Gateway, porta d’acqua per la città lagunare, che collegherà l’isola all’aeroporto.
Il Cda ha inoltre approvato l’assegnazione di uno speciale Leone d’oro alla carriera a uno storico dell’architettura – nella ricorrenza del 500° anniversario della nascita di Andrea Palladio – all’americano James S. Ackermann, decano degli storici dell’architettura del Rinascimento, uno degli studiosi che hanno creato la moderna storia dell’architettura, autore di due monografie fra le più importanti dedicate a Michelangelo e Andrea Palladio.
 
Il Cda ha preso anche atto dello stato di avanzamento dell’11. Mostra di Architettura, Out There: Architecture Beyond Building, diretta da Aaron Betsky, e ha approvato le definizione dei premi ufficiali, che sono i seguenti:
● Leone d’oro per la migliore Partecipazione nazionale
● Leone d’oro per il miglior progetto della Mostra Internazionale Out There: Architecture Beyond Building

● Leone d’argento per un promettente giovane architetto della Mostra Internazionale Out There: Architecture Beyond Building.

Tali premi saranno attribuiti dalla Giuria internazionale che – su proposta del Direttore Aaron Betsky – è così composta: Paola Antonelli (Italia), curatore del dipartimento di Architettura e Design del Museum of Modern Art (Moma) di New York; Max Hollein (Austria), direttore del Städelsches Kunstinstitut e del Schirn Kunsthalle di Francoforte; Jeffrey Kipnis (Usa), critico e docente all’Università dell’Ohio; Farshid Moussavi (Iran), fondatrice del Foreign Office Architecture di Londra, docente all’Harvard University Graduate School of Design; Luigi Prestinenza Puglisi (Italia), critico, storico e docente, specializzato in pianificazione urbanistica, insegna Storia dell’architettura contemporanea all’Università di Roma La Sapienza. Il Presidente della Giuria sarà nominato dagli stessi componenti durante la loro prima riunione. 
La motivazione di Aaron Betsky
Nessun altro architetto vivente ci ha mostrato più chiaramente di Frank Owen Gehry, quanto meravigliosa e produttiva può essere la sperimentazione. Oggi, nella sua quinta decade di attività, Gehry è uno dei più famosi architetti al mondo, grazie agli esuberanti design per strutture quali il Guggenheim di Bilbao (1998) o la Walt Disney Concert Hall (2005). Ciò che non possono comprendere tutti coloro che ammirano le sue forme sinuose, e l’abbraccio pieno di luce del suo spazio, è che alla base di queste forme non c’è la pura intuizione, ma anni di sperimentazione. 
Dopo aver avviato un’attività di successo nella Los Angeles degli anni ’60, Gehry ha abbandonato la ricerca delle commissioni su larga scala, per il design di strutture su piccola scala, in cui ha visto la possibilità di ridurre l’architettura alle sue figure più elementari. Ha poi destabilizzato le relazioni fra queste ultime, e le ha ricomposte liberamente. È andato anche più oltre nel design della sua stessa abitazione a Santa Monica, in California (1978), nella quale ha spogliato la costruzione fino ai suoi nudi materiali, e ha incorporato i frammenti di strutture esistenti, una corsia d’asfalto e un recinto, ridefinendola in una costruzione (non) finita.
Avendo ridotto l’architettura ai suoi blocchi primari, Gehry l’ha poi ricostruita nuovamente in un villaggio senza forma, fatto di forme che lui ha ricomposto come blocchi danzanti e forme spinte. La penetrazione nelle strutture che l’ha reso famoso, deriva non dal risultato di una commissione, ma dal ritorno a elementi extra-architettonici che ha ricavato dall’arte, oppure – nel caso del pesce che è diventato il suo mantra formale – dalle sue stesse memorie.
Frank Gehry è stato anche fra i primi grandi architetti a modificare il design con l’aiuto del computer. Per lui, questa non è stata una via per creare edifici con più efficienza, ma per liberare l’architetto da una posizione dipendente da ciò che lei (o lui) vede, in una nuova posizione in cui tutto ciò che l’architetto può immaginare, può anche costruire.
Frank Gehry ha trasformato l’architettura moderna. L’ha liberata dai confini della ‘scatola’ e dalle costrizioni delle comuni pratiche del costruire. Ha dimostrato che le soluzioni tecniche che l’architettura offre, non servono altro che a realizzare strumenti culturali che ci liberano verso una nuova comprensione del nostro mondo. Sgusciante come il suo pesce, aperta come le sue costruzioni spoglie, e tanto sperimentale quanto le attività artistiche che sono state la sua ispirazione, l’architettura di Frank Gehry rappresenta il vero modello moderno per un’architettura ‘oltre il costruire’.
 
Fonte: Ufficio Stampa la Biennale di Venezia

 

 

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