«Gli architetti, nemici della natura»

FONTE: Il Mattino

Fabrizio Coscia

Fulco Pratesi racconta di essere diventato ambientalista e animalista un giorno di tanti anni fa, durante una battuta di caccia all’orso nei boschi della Turchia, dopo aver assistito a una scena che gli ha cambiato per sempre la vita: «Un’orsa con i suoi tre cuccioli, a pochi metri da me. – ricorda – In una manciata di secondi ho capito che stavo facendo una follia. Sono tornato in Italia, ho venduto i fucili e con un gruppo di amici appassionati di natura ho fondato il Wwf. In me era nato un sogno: proteggere gli animali, gli ambienti, fare qualcosa per costruire un mondo di armonia tra uomo e natura». Considerato uno dei leader storici dell’ambientalismo europeo, Pratesi terrà domani alle 17, a Palazzo Serra di Cassano, una lezione dal titolo «Paesaggio e natura nella storia d’Italia» per il ciclo «Urbanistica e metamorfosi del paesaggio italiano», organizzato dal Dipartimento di progettazione architettonica e ambientale della facoltà di Architettura della «Federico II» e dall’Istituto italiano per gli studi filosofici. Per quarant’anni alla guida del Wwf, Pratesi ancora oggi, dopo aver progettato parchi nazionali e riserve naturali in Italia e all’estero, partecipato alla Consulta per la difesa del mare e del Consiglio nazionale dell’ambiente, e scritto numerosi libri sul mondo della natura, si definisce un «verde fanatico». Come tale, un anno fa non esitò a invitare gli italiani a praticare una drastica austerity idrica, alla maniera dell’ex sindaco di Londra Ken Livingstone, dichiarando di farsi il bagno solo il sabato e dando altri suggerimenti salva-acqua. La sua militanza ecologista lo ha portato, dopo la laurea in architettura, ad abbandonare la professione, per i danni all’ambiente che molti colleghi architetti perpetravano. «Ero architetto e cacciatore. – dice – Due attività che hanno ridotto notevolmente le potenzialità della natura. Basti pensare che ogni metro cubo che si innalza è un metro quadro che scompare. Siamo arrivati a un livello di saturazione notevole: nel ’60, quando mi sono laureato, in Italia ogni italiano aveva mezza stanza a

disposizione, mentre oggi ne ha due. Si continua a costruire, nonostante la crescita zero. Le periferie di Roma, ad esempio, sono letteralmente intasate». E a Napoli non si sta certo meglio: «Ho visto la città dall’alto – racconta Pratesi – pochi giorni fa, in aereo. È impressionante la concentrazione di gente e case

che sopporta la Campania. Si è costruito troppo e senza regole. Tra costruzioni e serre, è difficile parlare di paesaggio. E questa densità abitativa è anche la causa principale della grave emergenza dei rifiuti». Da architetto pentito, dunque, Pratesi parlerà, come nella sua Storia della natura d’Italia pubblicata dagli Editori Riuniti nel 2001, di natura e paesaggio a un pubblico di architetti e urbanisti: «Ripercorrerò le tappe f

ondamentali dell’interazione tra uomo e natura dall’ultima glaciazione fino ai nostri giorni, seguendo i diversi cicli che hanno portato l’uomo, a seconda delle epoche, al recupero o alla distruzione dell’ambiente, trasformando la primigenia stupenda foresta di 10mila anni fa nel paesaggio che oggi conosciamo». Un paesaggio dove, a fronte di un recupero del 20% di aree protette grazie al lavoro delle associazioni ambientaliste, si fanno sempre più gravi le minacce rappresentate dall’inquinamento atmosferico e del suolo, dalla proliferazione urbana e dalle modificazioni climatiche. «L’uomo continua a concentrarsi su se stesso e sulla tecnologia – sottolinea Pratesi – ma perde le sue radici e i contatti vitali con quel mondo che l’ha sostenuto. Oggi si progetta di costruire aeroporti dappertutto, senza pensare che presto non avremo più cherosene, e dunque avremo distrutto centinaia di ettari, coperti da tombe di cemento e asfalto, inutilmente».

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