«Nel rapporto con altri professionisti l’architetto è il direttore d’orchestra»

FONTE: LibertàOnLine
I consigli degli esperti

UGO GALLUPPI(libero professionista, ex insegnante): “In un progetto l’architetto si confronta con altri professionisti. E’ come un direttore d’orchestra: coordina, ma non deve per forza saper suonare tutti gli strumenti. Nel piano di studi, lo studente universitario inserisca materie sui vari settori di attività: al momento di lavorare gli servirà, perché non dovrà studiare da solo le basi della materia”.
TOMMASO SASSI (libero professionista, designer, docente all’Università): “L’architettura è un mestiere che si apprende giorno per giorno negli studi professionali, direttamente dai maestri. Non disdegnate i piccoli lavori, come ad esempio il design di casa: per un giovane, sono esperienze indispensabili e anche il primo modo di avere clienti. L’architetto o il designer dice agli altri che cosa fare: quindi deve conoscere personalmente anche il mestiere degli artigiani esecutori dei lavori da lui ideati”.
GRAZIANO SACCHELLI (Comune di Piacenza): “E’ importante avere, come maestri, dei nomi, ma non basta quello. Il lavoro di formazione va fatto da solo. Per un architetto ci vuole una cultura ampia: umanistica, artistica, scientifica. Sono arrivato allo ente pubblico, avendo interessi iniziali diversi: ma da cosa nasce cosa. Dopo la maturità, volevo andare all’Accademia di Venezia, ma mi sono preso qualche mese per pensarci”.
DON GIUSEPPE LUSIGNANI (responsabile Beni culturali diocesi Piacenza): “Facevo solo il prete e mi sono trovato ad occuparmi di beni culturali. Un restauro comporta un progetto in cui ci si confronta ogni giorno con tecnici, architetti, ingegneri, professionisti: quindi è importante saper comunicare con gli altri. Nei beni culturali ci sono tanti mestieri, ma ciò che conta non è solo la tecnica: è l’approccio al lavoro”.
GIUSEPPE MOLINARI (direttore generale Politecnico di Milano): “Scegliete quello che vi piace, secondo l’istinto. Imparate il metodo di studio, autogestitevi: è la cosa più difficile da fare dopo la scuola. L’Università vi insegna il metodo, la tecnica la imparerete dopo. Non crediate che in architettura conti solo la fantasia progettuale, ma serve un costante rigore di metodo: senza quello non si va da nessuna parte. Molti vogliono essere designer, ma nei corsi di studio ci sono pochi posti. Non perdete tempo e guardate all’estero, imparate le lingue”.

UGO GALLUPPI

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