Legambiente, edilizia scolastica

FONTE: lastampa.it

Prato si conferma la città italiana con le scuole migliori dal punto di vista della sicurezza degli immobili e della qualità dei servizi offerti agli studenti e anche quest’anno si piazza al primo posto della classifica di “Ecosistema Scuola”, seguita da Asti, Forlì, Livorno, Biella, Parma, Macerata, Siena, Verbania e Mantova. Ai piani alti della graduatoria si trovano i comuni del centro e del nord anche se, a sud, si difendono bene Lecce (14°) e Vibo Valentia (20°). Questi, in sintesi, i risultati di “Ecosistema Scuola 2008”, l’ottavo rapporto di Legambiente sull’edilizia e i servizi scolastici nel nostro Paese, diffuso a pochi giorni dal consueto appuntamento dell’associazione con “Nontiscordardimé”, la giornata che vedrà sabato prossimo docenti, genitori studenti coinvolti nella pulizia di oltre 1700 istituti italiani.

«Tra le grandi città – spiega l’associazione ambientalista – Torino (24°) e Roma (26°) continuano a lavorare per scuole più vivibili, mentre a metà classifica si posizionano Napoli (53à) e Milano (55à). Tra le bocciate Venezia (non ha inviato dati) e Bologna che non lo ha fatto in modo completo. Palermo migliora rispetto all’anno scorso e si piazza 69à, chiudono la classifica alle ultime tre posizioni Genova, Sassari e Catania».

L’indagine è realizzata tramite questionari ed ha elaborato i dati forniti da 94 amministrazioni comunali (che hanno competenze sulle scuole dell’obbligo) e 51 provinciali (che hanno competenze sugli istituti superiori). I dati raccolti riguardano tre principali parametri: la qualità della struttura degli edifici in termini di età e idoneità all’attività scolastica, i servizi e le buone pratiche ambientali e infine i rischi ambientali ai quali sono esposti gli edifici.

I dati complessivi segnalano che «uno studente che oggi entra nel mondo della scuola ha grosse possibilità di ritrovarsi in un edificio vecchio (il 52,82% è stato costruito prima del 1974, anno in cui la legge ha stabilito i criteri di edilizia antisismica), privo di manutenzione (solo il 47,11% ha goduto d’interventi di cura straordinaria negli ultimi cinque anni e il 23,62% necessita d’interventi urgenti) e con bassa possibilità di avere strutture sportive (gli edifici privi di questo tipo di strutture sono ben 36,57%, a fronte del 15,71% del 2006) ».

«In tre casi su quattro la scuola è collocata in una zona ad alto rischio sismico (75,04%) – sottolinea il rapporto di Legambiente – e la metà delle volte non ha il certificato di agibilità statica né quello di prevenzione incendi. Sarà però assai probabile trovarsi di fronte a buone condizioni igieniche, visto che tre volte su quattro la scuola possiede il certificato igienico-sanitario e anche gli impianti elettrici non saranno un rischio elevato (a norma nell’85,61% dei casi) ».

Tanti studenti hanno a che fare con il rumore: «si trovano a meno di 200 metri da una fonte d’inquinamento acustico il 2,63% delle scuole dell’obbligo e l’11,5% degli istituti superiori», spiega l’associazione ambientalista. Legambiente sottolinea soprattutto «il mancato sviluppo dell’Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica, che avrebbe dovuto fornire una serie di dati aggiornati sullo stato degli edifici scolastici e l’assenza di un monitoraggio costante del patrimonio edilizio che oltre ad essere bene materiale, è anche bene educativo e sociale».

Tornando alla graduatoria, Prato si conferma in testa alla classifica «per la qualità degli edifici scolastici, tutti per lo più di recente costruzione, per la raccolta differenziata molto diffusa e per l’impiego di pannelli fotovoltaici e impianti geotermici». Forlì, oltre a fare la raccolta differenziata in tutte le scuole ha «un ufficio dedicato alla manutenzione dell’edilizia scolastica, che va dalla progettazione alla gestione delle pratiche di prevenzione e certificazione«. Ad Asti «circa il 57% degli edifici ha avuto interventi di manutenzione straordinaria negli ultimi 5 anni – spiega ancora Legambiente – e le pratiche ecocompatibili come raccolta differenziata e prodotti biologici sono molto diffuse».

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