Ossidodistruzione: guarda il video

Con un po di tempo a disposizione, sono finalmente riuscito a trovare il video (in 2 parti) che mostra tutto il processo di ossidodistruzione o ossidoriduzione. Non capisco perchè se ne parli così poco. Sarebbe interessante capire se gli ossidanti utilizzati hanno delle controindicazioni o è semplicemente una questione di pressioni economiche che insistono a farci accettare l’incenerimento di noi stessi.

Guardate i 2 filmati e se riuscite a trovare ulteriori notizie non esitate a comunicarle.

ossidodistruzione

14 thoughts on “Ossidodistruzione: guarda il video

  1. Intervengo per tranquillizzare l’Architetto Villano, sugli ossidanti utilizzati nel processo di ossidostruzione.
    Sono un chimico ed ho assistito a molte dimostrazioni del processo, ed ho anche analizzato i reagenti, verificando la loro assoluta innocuità, poichè in essi è contenuta per la quasi totalità acqua ossigenata.
    Come è a tutti noto la decomposizione dell’acqua ossigenata libera ossigeno ed acqua, quindi se mai purifica.
    Una buona percentuale dei superossidanti, sono autogenerati dall’impianto attraverso la fotocatalisi, sfruttando la radiazione solare ultravioletta o lampade UVA.
    C’è da dire che il processo oltre a stabilizzare ed igienizzare i rifiuti putrescibili, trasformandoli in BIOSEC ( biomassa secca combustibile) o compost di qualità, solo con il dosaggio di un reagente trimerizzante, trasforma in soli 10 minuti il rifiuto trattato in un polimero di nuova concezione.
    La formazione del nuovo e rivioluzionario polimero espanso denominato polixano, è visibile nel filmato.
    Scandaloso non è solo la mancata utilizzazione del processo di ossiodistruzione per lo smaltimento ad impatto ambientale zero, ma il silenzio dei media e di una parte della collettività scientifica, di fronte ad una invenzione reale concreta appunto visibile nel filamato di un nuovo polimero ottenuto dai rifiuti con un processo che dura solo dieci minuti.
    Notevole è il fatto che il processo di produzione del polixano espanso, avviene a temperatura e pressione ambientale, senza impiego di acqua e senza impiego di materie prime vergini al di fuori del reagente trimerizzante.
    Il rifiuto è la materia prima fondamentale.
    Nonostante la semplicità di produzione, il riciclaggio dei rifiuti ed il bassissimo costo, rispetto al poliuretano espanso cui chimicamente è vicino, il polixano è una materiale di elevate caratteristiche isolanti.
    Infatti il suo potere fonoassorbente è di 0,85.
    Ciò avviene mentre montagne di immondizia sono li a putrefare ed a bruciare.
    Speriamo bene, ma sono pessimista, per l’ossidodistruzione sono buonem, ma solo perchè è richiesta in tutto il mondo, come ho potuto verificare personalmente.

  2. Ok, è chiaro.
    Siamo dinanzi a quello stesso “sistema” che per decenni ha impedito all’italia di sviluppare una rete ferroviaria che possa definirsi al passo con i tempi solo perchè il gruppo imprenditoriale che lo costituiva (gli stessi che oggi sono specializzati nella costruzione di inceneritori obsoleti) aveva interesse allo sviluppo del trasporto su gomma.
    Grazie Marcello

  3. Finalmente ,è chiaro caro arch.Villano l ‘ossidodistruzione nonsolo non inquina ma produce il Biosec che può essere utilizzato come combustibile

  4. Ho seguito il consigli dell’Architetto di guardare i due filmati.
    L’ho fatto con attenzione ed ho capito finalmente perchè gli impianti di compostaggio e di CDR, puzzano maledettamente e sono osteggiati dai cittadini, che non sopportano di vivere immersi nel fetore, respirando l’aria inquinata da sostanze liberate nell’atmosfera dalla putrefazione di sostanze presenti nei rifiuti solidi urbani.
    Cosa ho capito ?
    Una cosa semplicissima i processi biologici, sono ormai incapaci di assolvere al compito di stabilizzare le sostanze organiche o di produrre con successo gas metano.
    Il motivo risiede nella difficoltà di sopravvivenza dei batteri siano di tipo aerobico ( per la produzione di compost ) oppure anaerobici ( per i processi metaniferi ), per la presenza sempre crescente nei rifiuti di sostanze biocide ( metalli pesanti, grassi a catena lunda, disinfettanti, stabilizzanti ecc..)
    Nel mondo si sta sperimentando ed applicando la tecnologia abiotica oggetto del brevetto dell’ossidodistruzione per i rifiuti solidi e di un’altro brevetto italiano per i rifiuti liquidi entrambi dello stesso gruppo di ricerca.
    Il processo abiotico, utilizzato nell’ossidodistruzione dei rifiuti, opera in assenza di batteri, attraverso un processo di superossidazione, che sfrutta un’importante innovazione.
    In effetti oltre che importante l’innovazione è rivoluzionaria, poichè sostituisce il processo Fenton adottato dal 1930. per produrre radicali OH- potenti ossidanti.
    Tale processo Fenton, per produrre i radicali OH-, impiega acqua ossigenata, catalizzata da composti del ferrro a pH 3, con acidificazione e successiva neutralizzazione con calce.
    Questo poco pratico e poco ecologico processo è stato sostiutito dopo 80 anni, dal processo di ossidodistruzione. Nel processo, per produrre i radicali OH- dall’acqua ossigenata, sono impiegati setacci a molecole dinamiche, che tra l’altro sono necessari per adsorbire le sostanze inquinanti presenti ( olii, grassi, metalli pesanti, ecc) e catalizzare l’attacco superossidativo ai substrati da depolimerizzare e stabilizzare.
    Setacci molecolari, che adsorbono e catalizzano restando inalterati e quindi non procurando alcun problema di impatto ambientale.
    Gli stessi setacci molecolari, ricoperti di TiO2, sono impiegati come fotocatalizzatori, alfine di produrre radicali OH-, dall’acqua o dall’umidità presente nell’aria, oltre ad ozono dall’ossigeno atmosferico, entrambi superossidanti utilizzati nel processo di ossidodistruzione in ambito segregato, quindi senza alcuna emissione nell’ambiente.
    Un processo semplice e veloce ( max 2 ore ), non inquinante ( ad emissione zero ) non dipendente dall’esistenza in vita di batteri, ma solo da dosaggi meccanici.
    Finchè, l’Italia non decide a livello normativo di adottare i sistemi abiotici per lo smaltimento dei rifiuti: compostaggio o produzione di CDR, saranno fonte dii cattivi odori, in maniera inevitabile.
    Il processo abiotico di ossidodistruzione invece consente al rifiuto la stabilizzazione in assenza di emissioni gassose in soli due ore, insistere sulla strada dei trattamenti biologici a me sembra solo masochismo.
    Grazie per avermi consentito di esprimere un mio parere scientifico, sperando che gli ecologisti ed i politici approfondiscano le cose da me affermate.
    Protestare contro l’inquinamento serve a poco, se le soluzioni che lo evitano non vengono adottate.

  5. Grazie veramente di cuore a tutti coloro che offrono il loro sapere per far luce su queste cose. Purtroppo i concetti espressi, sono di difficile comprensione per quanti non praticano tali materie. L’importante è sapere che l’impatto ambientale può dirsi nullo. Credo sia ingiusto che un paese debba progredire con il freno a mano tirato da parte di gruppi imprenditoriali e vili figure tecniche che assecondano tali giochi di potere.
    Non è giusto che un giovane Italiano debba crescere con la fissazione di guardare come, gli altri paesi del mondo affrontano determinati problemi , anzichè ricevere gli stimoli giusti che lo mettano in condizione di focalizzare la propria attenzione su sistemi innovativi, soluzioni all’avanguardia capaci di renderci un paese modello da seguire.
    N.B. Hanno limitato il nostro progresso. Adesso ci vogliono avvelenare.

  6. Ho seguito con molta attenzione le voste spiegazioni e com molta semplicità mi rendo conto che sarebbe interessantissimo approfondire sia il processo di OSSIDIDISTRUZIONE che altri.
    Però mi domando perchè fino ad oggi tutto questo non è avvenuto dagli enti preposti? Speriamo di non essere d’avanti come spesso a situazione non per il bene del cittadino, ma chi sa che cosa’

  7. Intervengo per invitare a vedere il filmato sul processo di ossidodistruzione e ad ascoltare con attenzione le spiegazioni tecniche.
    Io ho assistito a due dimostrazioni del processo abiotico fotocatalitico di ossidodistruzione: una a San Vitaliano presso il centro ecologico Bruscino srl ed una in provincia di Campobasso.
    In entrambe le occasioni erano presenti dirigenti delle arpa regionali, subcommissari per i rifiuti, amministratori regionali e politici ed amministratori locali e nazionali.
    Ciò vuol dire che il processo è conosciuto oltre ad avere certificazioni positive ed importanti da laboratori accredidati tra cui il CSI di Bollate.
    Ma il mio intervento è stato stimolato da una considerazione terra… terra, tutti questi personaggi addetti ai lavori alle prese con contestazioni anche violente, nella scelta dei siti di trattamento rifiuti, probabilmente non hanno saputo cogliere l’aspetto più importante del processo di ossidodistruzione e cioè l’assenza di emissioni inquinanti e di assenza di cattivi odori.
    In entrambi le occasioni erano li con me a pochi passi dall’uscita del materiale trattato al tavolo del buffè allestito
    dalla società produttrice degli impianti.
    Mi raccontava una signora che Lei aveva percorso più volte il percorso tra l’ingresso e lo scarico dei rifiuti trattati ed era stata colpita dalla constatazione, che in pochi minuti, il rifiuto perdeva ogni cattivo odore.
    L’0ssidodistruzione, pur essendo la via obbligata per smaltire i rifiuti senza rivoluzioni, non è stata presa in seria considerazioni dai responsabili politici o tecnici, solamente perchè la società costruttrice fa parte di una Holding tecnica, di prestigio Internazionale, che non è ammanicata con i centri decisionali pubblici, perchè ha sempre operato nel privato.
    Intanto le tecnologie adottate sono quelle obsolete di tipo biologico o inapplicabili perchè frutto di “scienza” disancorata dalla realtà operativa dei rifiuti che richiede impianti facilmente gestibili, anche dagli ddetti alla spazzatura delle strade.
    La complessità degli impianti fa costare molto gli impianti e ciò può convenire a chi, i soldi non li tira dalla propria tasca, ma al contrario li mette in tasca, però genera con certezza disastri ambientali.
    Gli ecologisti intanto parlano… parlano….parlano e basta.

  8. Rispondo all’Architetto Villano ed ai lettori, che hanno chiesto notizie sulla situazione delle acque prodotte dal trattamento dei rfiuti putrescibili con il processo abiotico di ossidodistruzione.
    Tempo fa ho fatto la stessa Vs domanda alla società produttrice, la cui e-mail è info@abiotic.it, che mi ha gentilmente fatto pervenire un dossier con tutte le analisi: delle acque, del Biosec prodotto e del polixano, alcune di queste analisi sono presenti nel filmato, io sono riuscito ad inserirne solo una che riguarda la situazione microbiologica relativa alle acque prodotte.
    Le acque prodotte come diretta conseguenza del tipo di processo, sono sterili, come d’altronde la frazione solida residuale dopo il trattamento.
    Poichè il processo di ossidodistruzione non è solo finalizzato alla stabilizzazione del rifiuto, ma anche alla sua bonifica, la presenza di metalli pesanti è quasi azzerata, perchè adsorbita in maniera irreversibile dai setacci a molecole dinamiche dosati nel processo, anche ai fini di catalizzare il processo ossidodistruttivo.
    L’ammoniaca risulta entro i parametri, così come i cloruri.
    Le acque prodotte sono comunque sottoposte, ad un trattamento di depurazione abiotica superossidativa, ai fini di un ulteriore affinamento e per tratterene le particelle in sospensione o sedimentabili presenti.
    Il depuratore, di tipo abiotico fotocatilico, fa parte integrante dell’impianto di ossidodistruzione, per assicurare il completo di rispettto dei parametri alla frazione liquida prodotta dalla depolimerizzazione superossidativa dei rifiuti putrescibili.
    Pertanto posso confermarvi che il processo non ha punti deboli, perchè non produce reazioni inquinanti, non già per successivi filtri o altri rimedi che una volta intasati non garentirebbero più le persone e l’ambiente.
    Spero di aver contribuito a dare ulteriori conoscenze sul processo abiotico di ossidodistruzione.

    RISULTATI DELLE ANALISI
    analisi riferimento metodo di analisi u. misura valore lim. all 2 sub all. 1
    DMA 5/2/98
    Carica batterica a 36°C sul tal quale IRSA CNR vol.3- met 4.1 PCA UFC/g 120
    Coliformi Totali ” IRSA CNR vol.3- met 4.2 VRBA UFC/g assenti
    Streptococchi fecali ” IRSA CNR vol.3- met 7040 UFC/g assenti
    Ifomiceti ” Rosa Bengal Chloramphenicol agar UFC/g 16
    Stafilococco spp ” UNI EN ISO 6888-2 UFC/g assente
    Stafilococco aureo ” UNI EN ISO 6888-2 UFC/g assente
    Enterobatteriacee ” VRBGA UFC/g assente
    Salmonelle ” IRSA CNR met. Per i fanghi -1983 in 50g assente
    CONCLUSIONI
    Il prodotto presenta un quadro microbilogico molto favorevole e prossimo alla sterilità.
    La modesta presenza di germi ( Ifomiceti e CBT) è da attribuire al contenitore non sterile.

  9. Caro Francesco
    Ho chiesto la stessa cosa alla società produttrice all’e-mail info@abiotic.it e mi fatto pervenire un dossier completo di tutte le analisi, tra cui quelle delle acque.
    Intanto c’è da sapere che le acque prodotte con il processo abiotico di ossidodistruzione dei rifiuti putrescibili, prima dello scarico finale devono attraversare un depuratore abiotico fotocatalitico, che sfrutta la radiazione ultravioletta solare o da lampade per le ore notturne.
    Tuttavia ho potuto constatare dalle analisi che le acque già in uscita dal processo di ossidodistruzione risultano sterili e con i metalli pesanti, con valori che vanno dallo dallo 0,001 allo 0,13 max
    Ciò è garantito dai setacci a molecole dinamiche dosati, anche ai fini di catalizzare il processo.
    L’ammoniaca in uscita risulta dentro i valori, perchè anch’essa adsorbita dagli stessi setacci.
    La forte ossidazione che distrugge e depolimerizza i materiali putrescibili presenti, distrugge come materia organica le cellule di batteri e virus determinando la completa sterilizzazione della frazione solida residuale e di quella liquida.
    Ciò risulta inconfutabilmente dalle analisi dell’Univerità di Messina effettuate per conto della commissione bicamerale sui rifiuti, dal CSI di Bollate, dal Made srl ( gruppo Marcegallia di Gazoldo degli Ippoliti ) dal Dottor Giuseppe Melchionni di Manfredonia e da tantii altri accreditati laboratori.
    Onestamente ho potuto verificare l’attendibilità delle analisi e di conseguenza l’incomparabile ” pulizia ” a 360 gradi del processo di ossidodistruzione.

  10. Mi sembra che la risposta di Salvatore sia troppo puntuale per non sospettare che sia personalmente coinvolto nella società detentrice del brevetto.
    Sarebbe quindi opportuno che i veri responsabili pubblicassero sul loro sito una sintesi del processo assumendosene la paternità

  11. Da poco ho visto il filmato riguardante il processo di ossidodistruzione, da quel che ho capito questo tipo di trattamento per l’ RSU è impatto ambientale zero o giù di lì. Mi domando se sia possibile avere una soluzione così Geniale, e nessuno ne parla i Nostri amministratori, dipendenti, nonchè Onorevoli della Ns amata Patria si accapigliano in queste ore per le elezioni, alleanze senza preoccuparsi di trovare una soluzione all’immane tragedia ambientale che si consuma in queste ore nella regione Campania. Vi chiedo cosa possiamo fare per portare all’attenzione dei Ns Dipendenti Onorevoli, questo tipo di soluzione che tra l’altro permetterebbe ad ogni singola comunità “paese, piccola cittadina” di smaltire i propri rifiuti.
    Grazie.
    Vincenzo

  12. L’OSSIDODISTRUZIONE IMPEDISCE LA FORMAZIONE DI DIOSSINE, VI SPIEGHIAMO COME.

    Caro Vanni, non ho idea di chi possa essere il Signor Salvatore, però ritengo sia uno dei moltissimi tecnici che ha assistito alle innumerevoli dimostrazioni che si sono svolte da Messina a Mantova attraversando tutta l’Italia. e che si sia adeguatamente documentato.
    Ogni giorno riceviamo richieste di documentazione tecnica, mentre stavo iniziando a scrivere, sono stato impegnato dal consulente di una grande azienda Italiana, che ha voluto chiarito un particolare del processo di ossidodistruzione, perchè stava elaborando un progetto per una città di 500.000 abitanti ubicata in Russia.
    La nostra società è sempre disponibile a fornire informazioni, sul processo di ossidodistruzione, basta scrivere una E-Mail info@abiotic.it .
    La stessa cosa può essere fatta attraverso il sito Ecopraxis srl o IFI srl.
    Profitto dell’occasione per chiarire meglio il motivo della scelta fatta della nostra azienda in favore del brevetto internazionale sull’ossidodistruzione dei rifiuti.
    In nostri tecnici hanno verificato le progressive difficoltà incontrate dai processi biologici ( aerobici o anaerobici ) per la stabilizzazione dei rifiuti umidi, per la produzione del compost o del CDR dai sovvalli.
    Il motivo di tali difficoltà è stato individuato nella difficoltà di mantenere in vita e riprodurre la giusta quantità di batteri richiesta per la depolimerizzazione delle sostanze da stabilizzare.
    Perciò hanno verificato le cause di tale mancato sviluppo della idonea flora batterica.
    Le analisi dei rifiuti umidi hanno evidenziato una massiccia presenza di sostanze biocide ed allora abbiamo indagato perchè tanti “veleni” fossero presenti.
    Riportiamo qui sotto un’indagine sui pestici nell’ortofrutta.
    E’ del tutto evidente che poiché i prodotti ortofrutticoli, prima dell’uso sono sbucciati e puliti dalle foglie più vecchie, una gran parte dei pesticidi, finisce nei rifiuti.
    E’ pure del tutto certo, che nessun sistema biologico, degrada i pesticidi, anzi ne subisce un danno grave determinato dalla gran moria di batteri.
    Ecco la situazione:
     Allarme pesticidi: 1 frutto su due è contaminato,mentre sono in aumento le irregolarità
     In Italia, sono impiegati 440 kg di fitofarmaci per km quadrato e i controlli non sempre sono soddisfacenti
     Mele e ciliege al DDT, uva al captano, pomodori al clorpirifos.
     Scegliendo frutta e verdura sulle bancarelle del mercato o sui banchi del supermercato, di una cosa infatti possiamo star certi: assieme alle mele, alle arance, ai peperoni, alle carote, c’è una probabilità su due di portarsi a casa un bel carico di erbicidi, antiparassitari, fungicidi.
     La metà della frutta infatti, stando ai campioni (quasi 11mila) analizzati nel 2002 dalle Agenzie Ambientali e dalle Asl, è contaminata da almeno un tipo di pesticida.
     In un prodotto su quattro si trovano addirittura tracce di più di un principio attivo.
     Migliore ma non buona la situazione della verdura: il 20% dei campioni passati al vaglio è risultato contaminato da almeno un pesticida, e nel 5% ne sono stati trovati più d’uno.
     E poi ci sono pure i campioni irregolari, dove non solo i pesticidi ci sono, ma superano le concentrazioni imposte per legge o sono addirittura vietati: sono il 2% del totale, un dato tutt’altro che rassicurante, visto l’aumento rispetto all’anno passato (nel 2001 erano l’1,3%).
    Inoltre nei prodotti ortofrutticoli c’è sempre maggiore presenza di metalli pesanti.
    Sono diversi i metalli pesanti che hanno proprietà antimicrobiche.
    Tra questi vi e lo zinco, il piombo, l’oro, il nichel, il cadmio, il rame, l’argento e il mercurio.
    Ma per diversi motivi, tra i quali economici e di sicurezza solo pochi sono più utilizzati come antibatterici.
    Tra questi Ag, Zn e Cu e in passato l’arsenico.
    Ecco il motivi per cui sarà sempre più impossibile ottenere risultai soddisfacenti con i processi biologici, siano aerobici o anaerobici.
    Però a preoccupare non è solo la mancata stabilizzazione del composto e di conseguenza l’emissione di gas inquinanti, quanto la presenza di:
     erbicidi, antiparassitari, fungicidi, oltre che di metalli pesanti.
    Per meglio evidenziare la permanenza di tali sostanze nei materiali ottenuti dai processi biologici e di converso la loro scarsa presenza nei materiali ottenuti con l’ossidodistruzione, vi mostriamo una tabella compilata dall’ECOLABEL.
    Nella Tabella si riportano i contenuti in metalli pesanti delle principali tipologie di compost, di altri ammendanti organici di impiego diffuso e quelli previsti dal marchio di etichettatura ecologica Ecolabel.

    Tipologia Cd Cr Cu Ni Pb Zn
    mg Kg-1
    Compost. da fanghi 1.24 51 142 27 89 525
    Compost da umido 1.17 65 117 25 94 313
    Compost da scarti verdi 0.92 39 52 23 76 188
    Compost da reflui zootecnici 1.30 19 84 13 26 317
    Compost da RSU indifferenziati 3.30 235 369 105 462 931
    Letame 0.70 35 56 12 31 253
    Pollina 0.60 16 280 9 23 550
    Torbe 0.45 12 10 8 14 32
    Terricci professionali 0.63 31 57 12 29 85
    BIOSEC da umido *

    Ecolabel 1,00

    <1.50 1,4

    <140 46

    <75 11,4

    <50 6,40

    <140 116

    <300
    * come da certificazioni lab. Dott. Marchionni ordine Foggia N° 25 in data 25/08/05.

    Da un esame di tali dati emerge come il compost ottenuto da rifiuti solidi urbani indifferenziati presenti concentrazioni piuttosto elevate di tutti gli elementi esaminati.
    Si evidenzia così che il trattamento dei rifiuti, con i processi biologici non consenta di ottenere un prodotto accettabile dal punto di vista legislativo, normativo, agronomico e ambientale.
    Il problema dei metalli pesanti d’altra parte può venire superato solo attuando il compostaggio con i processi abiotici di ossidodistruzione.
    Dalla tabella si evidenzia come solo il Biosec prodotto con l’ossidodistruzione risulti di gran lunga inferiore ai limiti previsti dal marchio ecologico europeo Ecolabel.
    Perché solo il processo di ossidodistruzione ottiene i risultati chiederete Voi.
    La risposta è semplice: perché il processo di ossidodistruzione è abiotico cioè si sviluppa in assenza del lavoro dei batteri, ma solo con la potente ossidazione prodotta dai radicali OH- , ottenuti dalla decomposizione dell’oxitrimer a base H2O2, catalizzato da setacci a molecole dinamiche MD, oltre che per fotocatalisi.
    Niente inconvenienti procurati dalla scarsa presenza di batteri e rapidità del processo due ore circa contro mesi per i processi biologici di compostaggio.
    Inoltre non vengono immessi gas maleodoranti nell’atmosfera, non già per effetto di successiva depurazione ma per mancata produzione.
    I rifiuti infatti in pochi minuti vengono raffinati ed entrano nei reattori del processo di ossidodistruzione ed immediatamente cessano di puzzare.
    Mi auguro di essere riuscito a spiegare la scelta obbligata dell’ossidodistruzione per evitare guai all’ambiente ed alle persone.
    Purtroppo la mia azienda, ha prodotto finora tre impianti pilota, che hanno dato risposte eccellenti, a tutti controlli cui sono stati sottoposti, nessun aiuto pubblico abbiamo mai avuto, neanche un centesimo di euro, abbiamo investito in otto anni milioni di euro ed a Napoli ma non solo si spendono soldi nostri per soluzioni che sono morte prima di iniziare per i motivi che Vi ho spiegato.
    Dimenticavo la Provincia di Campobasso all’unanimità del consiglio ha deliberato l’acquisto di tre impianti di ossidodistruzione.
    Ciò avveniva nel 2006, solo che non abbiamo mai ricevuto alcun ordine.
    Pazienza vuol dire che sfrutteremo le opportunità che fuori dell’Italia ci stanno offrendo, tanto quì non c’è puzza di rifiuto, anzi forse per qualcuno i rifiuti profumano e profumano abbondantemente.
    Vi ringrazio per l’attenzione e Vi porgo cordiali saluti.
    ABIOTECH srl
    l’ufficio stampa
    andrea di giovanni
    digiovanni15@intefree.it

  13. Ossidodistruzione guarda il video Arch francesco villano

    Sono un costruttore di impianti tecnologici di processo e di cogenerazione.Mi sono rivolto alla biotic, ho scritto varie mail ed ho parlato tre volte con Di Giovanni ( che ho finito per offendere sentendomi preso in giro) ed ho avuto perfino una offerta di linea da 2 ton/h e da 4ton/h. Sono dovuto ricorrere a pesanti allusioni sul progetto ( la ditta non è in grado di fornire impianti, il brevetto è una bufala, il progetto e stato fatto unicamente per avere contributi)e sul clamore intorno all’argomento, sperando di avere delle smentite.
    Ho chiesto perché non vi sono impianti istallati ??? . L’approccio per una trattativa concreta non ha seguito. Nessuno ti commenta l’offerta preconfezionata, prezzi folli ingiustificati.
    Elementari richieste di informazioni tecniche indispensabili per proseguire una trattativa non vengono evase. C.gianni

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