SOTTSASS Il principe del design


FONTE: Il Giornale.it 

sottsassL’anno se ne è andato portando con sé Ettore Sottsass, uno dei maggiori designer italiani, scomparso l’altro ieri (31 dic 2007) a Milano a novant’anni per uno scompenso cardiaco. Per la verità Sottsass era nato a Innsbruck, in Austria, nel 1917, ma la sua famiglia era italiana. Anche il suo nome, come spiegava lui stesso non senza qualche civetteria, andrebbe letto con l’accento sull’ultima sillaba: Sottsàss, in dialetto «sotto i sassi».
Sottsass si era laureato in architettura al Politecnico di Torino nel 1939, e aveva iniziato subito a lavorare nello studio di Pagano. Dopo la guerra, nel 1947, a Milano, aveva aperto uno studio di design, attività che sarebbe rimasta la sua ricerca principale, anche se è stato architetto (suo, tra l’altro, il progetto dell’aeroporto di Malpensa), urbanista, fotografo. Alla fine degli anni Quaranta si era dedicato anche alla pittura, abbracciando l’astrattismo e avvicinandosi prima al gruppo del M.A.C. (Movimento Arte Concreta) e poi allo spazialismo.
Come designer aveva avviato presto un proficuo e felice sodalizio con l’Olivetti, per la quale aveva disegnato alcune macchine da scrivere, tra cui la famosa «Valentina» (esposta al Moma di New York), e inoltre la calcolatrice «Logos 27» nel 1963. Uno dei suoi progetti più impegnativi era stato il computer «Elea», con cui nel 1959 aveva vinto il Compasso d’oro. Inizialmente Sottsass era stato influenzato dal razionalismo, ma poi la sua ricerca aveva mutuato qualche istanza dalle avanguardie americane (alla cui conoscenza l’aveva portato anche Fernanda Pivano, che era stata la sua prima moglie) e dalla Pop Art. Suggestioni e stimoli, però, si erano mescolati nel suo lavoro in una poetica che molti avevano definito «indefinibile». E forse questa era la definizione migliore del suo design.
Le sue opere più note, comunque, sono quelle legate al superamento del funzionalismo moderno. Nel 1978, per esempio, aveva progettato per Alessi un’oliera dalle linee semplici, che però, con le sue forme tondeggianti, voleva ricordare una moschea. Poco dopo, nel 1980, fonda la «Sottsass associati», con Aldo Cibic, Matteo Thun e Marco Zanini. Nel 1981 crea Memphis, con Hans Hollein, Arata Izozaki, Andrea Branzi e Michele de Lucchi. «Memphis dona agli oggetti uno spessore simbolico, emotivo e rituale. Il principio alla base di mobili assurdi e monumentali è l’emozione prima della funzione», è una delle descrizioni più calzanti del movimento.

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Sono gli anni, questi, in cui nascono le opere più conosciute di Sottsass, segnate soprattutto da una vena ludica ed eretica. Pensiamo alla libreria Continua a leggere