L’architettura invisibile

Ossessione mimetismo: la corsa dei progettisti a «smaterializzare» le opere grazie al Pc

Testata:
Il Sole 24Ore Progetti e Concorsi

Data:
19-12-2007

Autore:
Sebastiano Brandolini

Sotto tiro (per parlare soltanto delle ultime settimane) da parte di personaggi diversi come Francesco Rutelli e Adriano Celentano, l’architettura si comporta sempre più spesso rifugiandosi in un mimetismo che odora di falsa modestia, oppure di timidezza. Non è un fenomeno solo italiano, ma un comportamento transnazionale, dal quale affiora l’idea che tra architettura e ambientalismo stia configurandosi una sorta di patto trasversale, un’intesa bipartisan che passa attraverso una certa idea di invisibilità.
Ma: può l’architettura farsi invisibile, e quasi scomparire? e così facendo diventare aria immateriale, anzi contenere l’idea stessa dell’anti-materia?
Oppure, questa invisibilità non è altro che una mezza-verità, oggi resa doppiamente credibile grazie agli straordinari mezzi tecnologici della simulazione grafica al computer?
Nessuna architettura è invisibile; l’architetto non è un mago capace di far scomparire oggetti, o di renderli illusori. Al massimo può modellarne l’impatto, definirne i profili, controllarne la presenza; ma i numeri del progetto – metri quadrati, metri cubi, rapporti di facciata – sono dati oggettivi che fanno dell’architettura un fatto tutto materiale e fisico.
Indubbiamente su un piano astratto, trasformismo e indeterminatezza, leggerezza e mimetismo, hanno un loro fascino, e incantano e seducono chi guarda. Ma resta il fatto che su un piano fisico questi termini faticano ad appartenere all’universo dell’architettura; quando vengono spesi con troppa disinvoltura, questi termini tradiscono l’architettura stessa, perché la obnubilano. La leggerezza di cui parla Italo Calvino in «Cinque lezioni americane» (spesso citata) è quasi impossibile da riversare nell’arte del costruire. Ottimi architetti come Ban e Ito, forti della tecnologia nipponica, ne parlano spesso, mentre inseguono la liquidità della materia; ma i riconoscimenti e le commesse che ricevono non dipendono dai loro sforzi volti a produrre un’architettura immateriale e disciolta.
Quali le cause e i fini dell’architettura liquida, che nega la materia e l’identità? Tra questi: la crescente importanza attribuita al paesaggio come valore assoluto ed eterno, la ricerca di un consenso politico trasversale, il poco valore attribuito alla tettonica costruttiva, il fatto che spesso si intenda l’architettura come miraggio capace di andare e venire, oppure accendersi e spegnersi come la Tv.

 La pagina de Il Sole 24 Ore Progetti e Concorsi con il testo integrale dell’articolo

sol171207.pdf

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