Rutelli al Fai: più architetti per salvare il paesaggio

Ripropongo l’articolo apparso su “La Repubblica” Domenica 11 Novembre a firma di Paola Coppola (pag. 21) precedendolo con il seguente (personale) interrogativo:

“I Politici, ed in modo particolare, i Ministri vivono nel nostro stesso paese? ci accomuna la stessa realtà? Quando parlano di temi e problemi che interessano il vivere quotidiano, ne parlano con lo stesso spirito che anima ogni singolo cittadino che quotidianamente deve fare i conti con tali difficoltà o (come appare dalle loro affermazioni) ne parlano per sentito dire con risposte che oltre ad essere vaghe, sembrano essere indirizzate ad altre Nazioni, a paesi diversi dal nostro? …Ma i ministri sanno che le commissioni, gli incarichi, i membri dei cosigli di amministrazioni delle società a partecipazione statale sono scelte dai politici, o credono che per affrontare temi particolari ci si rivolga alle università o ad aggenzie specializzate nei diversi settori di interesse?

Ecco di seguito l’articolo in versione integrale.

Villette, abusi, capannoni “Stop all´Italia dei geometri”

Rutelli al Fai: più architetti per salvare il paesaggio

(
la Repubblica, DOMENICA, 11 NOVEMBRE 2007, Pagina 21 – Cronaca)
La richiesta del convegno di Assisi “Più poteri allo Stato e meno alle Regioni”  <emPAOLA COPPOLA 

ASSISI – Basta con «l´Italia dei geometri». Basta con lo sviluppo senza una «regia». Se la cementificazione in Italia avanza non è solo colpa dell´aumento del valore degli immobili e della necessità dei comuni di fare cassa, ma anche il risultato di errori commessi nel passato. Della mancanza di una progettazione di lungo respiro. Dal convegno di Assisi organizzato dal Fai, il Fondo per l´ambiente italiano, “Sos ambiente: aggiornarsi per intervenire”, il ministro per i Beni e le attività culturali Francesco Rutelli ha puntato il dito contro «la fragilità della pianificazione e la scarsa qualità della progettazione affidata in passato a geometri piuttosto che ad architetti e urbanisti». Fattori che hanno portato a uno sviluppo anarchico del paesaggio, come nel caso delle centinaia di villette a schiera della Sardegna. E Rutelli ha promesso il «pugno di ferro» contro chi danneggia il territorio. La qualità del paesaggio deve essere un valore, «comprometterla è la più grave minaccia al nostro patrimonio e alle nostre attività culturali», ha detto il ministro.

Ma al convegno, che ha riunito le delegazioni del Fai di tutta Italia per fare un quadro delle politiche in atto e degli strumenti disponibili, il ministro ha anche dovuto accogliere l´appello allo Stato a essere presente negli interventi di tutela che viene da regioni ed enti locali. Come quello fatto da Luca Rinaldi, soprintendente per i Beni architettonici e per il paesaggio di Brescia, Cremona e Mantova, che dice: «Non ci si può più fidare della pianificazione urbanistica regionale. Soprattutto nelle regioni che sono a forte speculazione edilizia, come
la Lombardia, tocca allo Stato intervenire per proteggere il paesaggio». Questo è stato chiesto per l´Abbazia benedettina di Maguzzano, in provincia di Brescia, che sorge su un centinaio di ettati di terreno e rappresenta uno dei pochi luoghi incontaminati sulle rive del Garda. Lo scorso anno nella stessa zona era stata bloccata la costruzione di ville di lusso intorno al Castello a Moniga del Garda.
Per proteggere il paesaggio si deve «stimolare l´uso della consapevolezza e tornare al fascino delle regole», ha suggerito nel suo intervento Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente del Fai. Esempio positivo è quello della Sardegna che dal settembre 2006 ha un piano paesaggistico e che ha aumentato il trasferimento di fondi agli enti locali del 43% «per contenere la speculazione sugli introiti dell´Ici e degli oneri di urbanizzazione», dice l´assessore regionale Gian Valerio Sanna.

Eppure i problemi non sono solo causati dall´economia del mattone, perché se questa fa crescere il cemento anche altri fattori continuano a «deturpare» il nostro paese. Nelle aree urbanizzate – racconta Costanza Pratesi, responsabile dell´Ufficio studi del Fai – assistiamo alla crescita di «nebulose di edificazione diffusa», per cui le città si irradiano nelle campagne senza un disegno, ma in quelle meno urbanizzate sale il numero dei capannoni a uso industriale. Nel 2005 in Italia ne sono stati costruiti 7044, 826 solo in Veneto. E ancora lo sfregio delle coste e l´abusivismo edilizio «che continua a essere una piaga». Precisa Fulco Pratesi, fondatore del Wwf: «Delle 331mila abitazioni costruite in Italia nel 2006,  30mila erano abusive». 

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