A Milano un palazzo che «respira»

FONTE: Europaconcorsi 

Di Stefano Biolchini

MilanoUn petalo. Appare come un grande petalo d’iris color argento il nuovo edificio di via Valtellina progettato da Dante O. Benini per la Torno Iternational. Con la leggerezza propria di un fiore, questo secondo corpo è stato posato dall’architetto milanese sull’edifico precedente, disegnato alcuni anni fa per lo stesso committente. Un intervento che ha conferito all’intera struttura, ma anche all’isolato, una nuova veste luminosa e delicata, nella sua pur considerevole ampiezza. Vetro, acciaio e continue esplosioni di luce sono le componenti di questo progetto che ha fatto letteralmente rifiorire questa semiperiferia milanese, fatta un tempo di edifici giallini, scrostati e tristi e di strutture industriali dismesse o in via di abbandono. Con questo lavoro Benini è riuscito a restituire all’intera città un nuovo ‘luogo di lavoro’, fiera avanguardia del riscatto possibile. Ad accorgersene è stato, come sempre in anticipo, il mercato immobiliare, con prezzi in netta risalita per l’intera zona. In Via Valtellina Milano sembra insomma aver osato quel che per anni si è solo favoleggiato: e la Milano che fu della Torre Velasca e del Grattacielo Pirelli torna a crederci, anche grazie alla scommessa, tutt’altro che azzardata, ma non per questo semplice, di committenti avveduti e aperti. Una committenza che ha dimostrato di sposare appieno il credo di quest’architetto, che ha tra i suoi punti di forza un team variegato e internazionale, caratterizzato dalla ricchezza e dal rispetto delle singole specializzazioni, o meglio, come le definisce Benini, «multispecializzazioni, che non lasciano nulla al caso e che sono specializzazioni nelle specializzazioni».

Risulta così naturale per architetti e ingegneri cresciuti nel segno del rispetto ambientale (altra caratteristica fra le principlai di questo studio e firma) produrre un complesso «riciclabile al 75%» contro una media di «80% di non recuperabile di un palazzo normale». Ma c’è di più, e molto, in tema di ecostenibilità. La pelle in vetro che riveste le pareti esterne consente un risparmio energetico del 20% annuo, cosa che tradotta in pratica permette a queste facciate di ripagarsi in cinque anni di gestione. A proposito di pelle, come quella umana anche questa «respira»: per meglio dire, «il cemento fotocatalittico usato per le superfici assorbe ossido di carbonio», che poi con una sorta di ‘fotosintesi clorofilliana tecnologica’ rende «all’aria in forma di ossigeno». L’impatto insomma delle facciate interattive della Torno sulla vie circostanti finisce per essere quello di un ‘muro d’alberi’, cosa davvero non da poco per una città e un quartiere particolarmente assillati dagli scarichi delle auto.

Nei disegni di Dante Benini l’ecosostenibilità come cifra primaria non è però che una base fondamentale in continua evoluzione. Come spiega, infatti, «finora abbiamo salvato energia, ma il prossimo passo sarà di autoprodurla», fine ancor più stringente per gli architetti «specie agli attuali corsi del petrolio». Grande è poi l’attenzione che questo progetto riserva ai 600 lavoratori che ogni giorno ‘vivono l’edificio’. La luce, o meglio una pervasività continua della luce naturale è assicurata a chi lavora in Torno dalle grandi vele-vetrate presenti dovunque. «Con vetri autopulenti» spiega l’architetto. Tuttavia in una città come Milano, dove la famosa luminosità tutta italiana fa difetto per molti giorni all’anno, è l’ampio uso di alluminio «ultra bright» che, con il riflettere i fasci di luce, garantisce tutto l’anno gli avvolgenti getti luminosi luminosi che fin dalla hall al pian terreno accompagnano chi entra nell’edificio. L’attenzione per il lighting è garantito all’interno con cura quasi maniacale: un esempio per tutti, la luce incassata appena sotto il corrimano lungo tutta la bellissima passeggiata-scalinata interna, che nella veduta dall’alto ha anche modo di rendere omaggio al Guggenheim Museum di New York. I costi dell’intera struttura si aggirano intorno ai 25 milioni di euro, per una superificie complessiva 11 mila metri quadrati. I parcheggi sono garantiti per 250 persone e, come sottolinea l’achitetto «si tratta dei più confortevoli della città», come conferma la grande ampiezza delle rampe.

Infine, una nota a parte merita il riposante giardino, che circoscritto dal prato e in piena vista, si apre gioioso alla via nei suoi giochi d’alberelli e siepi, domati alla giapponese: un contraltare verde ai molti terrazzi e vele sospese che inconiciano note di fiori e di rami verdeggianti in grado di rappacificare il visitatore e quasi escludere il caotico stress di questa città che cambia.milano notte

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