Morte di un antico Borgo: Ignoranza, Indifferenza o incapacità amministrativa?

Ex palazzo marchese casapuzzanoMentre assistiamo impotenti al dolorosissimo silenzio da parte di tutte le istituzioni (locali, Provinciali, Regionali e nazionali, delle sovrintendenze e di quanti dovrebbero avere il compito istituzionale di intervenire) di fronte alla distruzione, giunta ormai all’ultimo stadio,  del più antico e più bel borgo dell’interland atellano, quello di Casapuzzano (frazione di Orta di Atella), riproponiamo la lettera di un cittadino recuperata tra le pagine del sito “Quellicheilborgo” dal titolo “Caro Marchese”, rivolta ovviamente a don Gerardo Capece Minutolo Marchese di Casapuzzano e Bugnano:

“Caro Marchese……

Ricordo che da bambino mio padre mi raccontava storie di uomini nobili d’afamiglia capece minutolonimo, pronti a morire  pur di difendere l’onore o le virtù , uomini legati a dei valori indiscutibili quali la famiglia, la parola data, la lealtà ,il rispetto dell’essere umano.

Ricordo un giorno  per strada mio nonno mi teneva per mano incrociammo il marchese di casapozzano , mio nonno si tolse il cappello  in segno di riverenza ,quando lo superammo , mi voltai indietro a guardare , era altissimo , camminava con un portamento fiero, mentre mio nonno mi trascinava  per mano , pensavo che ero fortunato che una persona così abitasse nel mio paese, mi rendeva orgoglioso , sicuro.

 In chiesa gli lasciavano il posto in prima fila , per strada gli cedevano  il passo se lo si incrociava , tutti lo rispettavano ,  ho sempre sentito parlare bene di lui,di come rispettasse i suoi fattori ,  era sempre in prima linea a dare l’esempio sul lavoro , un gran lavoratore.

Per più di trent’anni ho creduto che lui effettivamente era fuori dal comune , disinteressato alla roba ( forse perchè  ne aveva abbastanza )   anarchico, immune dalla “permuta”ero  convinto che effettivamente era un uomo d’altri tempi…….

Caro marchese sono rimasto deluso , alla fine ha ceduto anche lei ……

Era il mio punto di riferimento , l’esempio da seguire , l’eccezione. Ho sempre pensato che con lei non la spuntassero , la vedevo un gigante di fronte a tanti omini che le venivano a proporle affari., a permutare la sua proprietà con chissà quanti appartamenti , supermercati , tutto questo proprio nel cuore del centro storico ( se cosi si può ancora definire ) di casapozzano

Con amarezza scopro che lei non è un gigante , non è un eroe , alla fine ha venduto  il suo palazzo a chi sa chi imprenditore da strapazzo che farà come gia nella maggior parte del piccolo borgo  scempio di quello che è stato per me la dimora di un eroe .

Eppure lei non ne aveva bisogno , non è sposato , non ha figli , almeno per quanto ne so io.

Mi chiedo perché è sceso a compromessi con omini che lei per tanto tempo ha tenuto lontani con la sua etica , perché non ha lasciato che la sua dimora diventasse un oasi felice per i bambini di casapozzano, mi sarebbe piaciuto un giorno , portare i miei figli là e raccontargli che in quei posti viveva un eroe di altri tempi un esempio di umanità da seguire .

 Invece  chissà quali tasche, è andato a riempire lontano da qui , lontano da questa realtà”.

Francesco Lamberti , un abitante del borgo…….

One thought on “Morte di un antico Borgo: Ignoranza, Indifferenza o incapacità amministrativa?

  1. Disgustata e delusa dalla cattiveria, dall`ignoranza e dall`avidita di questi porci (che non possono essere definiti uomini). Affranta dalla perdita di un pezzo di radici che nn potra piu tornare. Ci stanno uccidendo piano, piano e la cosa che piu mi addolora sapete qual`e? Che le mie parole non serviranno a nulla. Faccio fatica a non piangere quando percorro la strada per il pullman scolastico e passo proprio di fronte a quelle macerie. Ripenso a quando ero bamibina e con mia sorella ci passavo ore, giocando e correndo. Guardando estasiata quell albero secolare che ora… Ora non c` e piu. Ho passato una sera intera, seduta sul muretto di fronte alla costruzione ormai per meta distrutta. Ho pianto, ho guardato gli uccelli posarsi affranti, anche loro, sui massi spaccati. Ho lasciato che la gente che passasse, vedesse me che piangevo. Ho spento il cellulare pensando che in quel momento non volevo essere rintracciata da nessuno. E ho pensato che se c erano al mondo delle persone che meritavano di perdere tutto dalla vita, di finire in mezzo ad una strada ad elemosinare, erano proprio quelle che avevano deciso di fare un abominio del genere.
    Ero appena scesa dal pullman e stavo ancora ridendo con mia cugina quando ho visto le reti di ferro bloccare la mia strada. Arrabbiata, ho atraversato, ho spastato la prima rete e sono arrivata fino alla seconda. Un uomo che stava controllando i lavori, con una macchina fotografica in mano, si era voltato verso di me. “Chi le ha dato il permesso di spostare la rete?”
    ” Nessuno” ho risposto, ” io abito in questa strada. Mi spiega come faccio ad attraversare?”
    ” Non puo passare di qui, e pericoloso.”,
    ” Non mi interessa, devo passare, sposti la rete.”
    ” Lei non puo passare” ha ripetuto l uomo (un accento del nord, un tono adirato) ” questi sono lavori di pubblica urgenza”.
    ” Costruire palazzi, distruggendo un sito antico sarebbe un lavoro di pubblica urgenza?” e me ne sono andata, zittendolo.
    Ma avrei voluto dire di piu, fare di piu. Io voglio un luogo in cui poter crescere bene. Voglio potermi guardare attorno e riconoscere cose antiche e bellissime… Voglio… Meglio dire volevo… Perche ora voglio solo abdare via. Il piu lontano possibile.

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