Valdera, Legambiente: «Economia drogata dall’edilizia»

di Legambiente Valdera

Pontedera

PISA. Il caso Ceppaiano, la denuncia della Cgil sui capannoni semivuoti della Valdera ripropongono il problema della salvaguardia del territorio. Prendete una cartina IGM degli anni ’60 di Pontedera e dintorni, aprite su Google map l’immagine satellitare corrispondente e fate il confronto: si è costruito di più negli ultimi quarant’anni che nei 2800 anni precedenti della nostra storia. E’ un segno di modernizzazione e di ricchezza si dirà, sicuramente è un disastro paesaggistico e ambientale.

Case, capannoni, strade, rotatorie significano un impatto non sostenibile sul territorio: deturpazione del paesaggio della Valdera, perdita del patrimonio storico-architettonico, impermeabilizzazione delle superfici, aggravamento del rischio idraulico, abbassamento della falda freatica, aggravamento del problema rifiuti ed energetico, alterazione microclimatica…
Le nostre battaglie contro l’alluvione di cemento e asfalto sono state spesso bollate come conservatrici e retrive, un ostacolo al sacrosanto “sviluppo” da parte di chi vorrebbe un “ritorno alle candele”.

In realtà la nostra è un’economia drogata dall’edilizia che non porta da nessuna parte. Le imprese investono nelle costruzioni anziché nei macchinari e nella ricerca. Tra il 2000 e il 2006, per effetto della Tremonti bis, gli investimenti immobiliari delle imprese italiane sono aumentati dell’88,1%, mentre quelli in innovazione sono addirittura scesi del 7,2%.
I Comuni hanno assecondato queste spinte speculative di ritorno al “mattone”. Lamentano una carenza cronica di finanziamenti, gli oneri di urbanizzazione e l’ICI sono diventati una fonte irrinunciabile per pareggiare i bilanci e sempre più ricorrono a nuove lottizzazioni e nuove aree produttive. La somma dei piani regolatori dei diversi comuni della Valdera ha comportato così uno sviluppo urbanistico disastroso per il nostro territorio.

E’ tempo per la politica di riconsiderare questo modello di sviluppo, rivedere il funzionamento della legge urbanistica toscana, una buona legge che si richiama allo sviluppo sostenibile, ma che è di fatto inefficace a controllare le follie “sviluppiste” di tanti sindaci toscani.

Si deve poi unificare la progettazione dei Piani strutturali rivedendo quel meccanismo perverso per cui ogni comune grande o piccolo, in pianura o collinare esige la propria parte di edificazioni, di villette a schiera, area artigianali, industriali e commerciali. (La Rosa, La Capannina, La Fila, I Moretti, Montanelli…). Il risultato è uno spargimento irrazionale di abitazioni, capannoni e infrastrutture che anziché rispettare la configurazione del territorio si basa sui confini amministrativi dei comuni. E’ urgente cambiare. Dobbiamo pianificare rispetto all’unità territoriale della Valdera, non dei singoli comuni.
In Valdera si sta sperimentando la gestione associata di una serie di servizi, il sociale, le biblioteche, le scuole, è un’assurdità che non esista una gestione associata dell’urbanistica e del territorio. I comuni anche piccoli sono importanti per garantire servizi vicini ai cittadini, ma non ha senso una pianificazione territoriale su piccola scala. E’ una follia che un comune a vocazione agricola e turistica, per ragioni di bilancio ricorra a nuove lottizzazioni e aree industriale (magari a ridosso del confine con il comune vicino), che si lasci andare in malora il patrimonio architettonico delle costruzioni rurali, delle ville e degli edifici storici per far costruire anonime villette a schiera.

Si deve trovare una forma di pianificazione territoriale che tenga conto della conformazione dell’ecosistema Valdera, raggruppando e razionalizzando aree residenziali, produttive e infrastrutture, e nello stesso tempo ridistribuisca i proventi fiscali fra i diversi comuni in base alla popolazione.
E’ questa la richiesta che sottoponiamo alla discussione dei cittadini e su cui aspettiamo un impegno da parte dei partiti politici.

FONTE: Greenreport.it

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