BANKITALIA: SUL MERCATO MENO GIOVANI E CON STUDI ‘SBAGLIATI’

FONTE: Ingegneria-oggi

(AGI) – Roma, 2 giu. – Sempre meno giovani sul mercato del lavoro e sempre piu’ spesso dotati di competenze che il mercato non cerca. Nelle universita’ si studiano le Operai al lavoromaterie letterarie o, al piu’, quelle economico-giuridiche, tralasciando l’ingegneria e le materie scientifiche. Diventa sempre piu’ difficile fare ricerca e sviluppo con quelli che il Manzoni chiamava gli ‘azzeccagarbugli’.
Nella sua relazione annuale Banca d’Italia torna cosi’ sul problema del calo dei giovani sul mercato, flessione su cui incide gia’ pesantemente l’andamento demografico, ma soprattutto il loro orientamento formativo. Secondo i dati forniti nel rapporto, nel 2006 si e’ ulteriormente ridotto il numero di giovani sotto i 25 anni sul mercato del lavoro e continua invariato il tasso di non occupazione dei laureati. Il numero di under 25 e’ sceso di altre 78.000 persone, sia per il calo demografico (i giovani sotto i 25 anni sono 54.000 in meno) sia per il minor tasso di partecipazione al mercato del lavoro, che lo scorso anno e’ sceso al 32,5%, anche a causa dell’allungamento del periodo di formazione.
Insomma, se i giovani stanno piu’ tempo nelle aule universitarie sembra continuino ostinatamente ad affollarsi in quelle ‘sbagliate’. Nel 2005, rileva l’analisi di palazzo Koch, solo il 15% dei laureati in ingegneria non aveva un lavoro mentre la quota raggiungeva il 45% per i laureati in materie umanistico-letterarie. “Nonostante questi divari – si legge nella relazione annuale – l’offerta non sembra adeguarsi rapidamente alla domanda. Nell’arco degli ultimi cinquant’anni, pur essendo aumentata di quasi dieci volte la quota dei laureati sulla popolazione, la distribuzione per disciplina e’ rimasta sostanzialmente inalterata, con un quarto delle lauree in ambito letterario e poco meno di un terzo in quello economico-giuridico a fronte di circa un quarto in discipline scientifiche o in ingegneria”.
Il dato nazionale si scompone in divari differenti a livello territoriale per occupazione, partecipazione e disoccupazione che “dipendono in misura sostanziale dalla diversa dotazione di conoscenze nelle macroaree del Paese”. Bankitalia cita lo studio PISA (Programme for International Student Assessment) dell’Ocse secondo il quale i quindicenni che terminano gli studi nel Mezzogiorno hanno livelli di apprendimento inferiori a quelli del Centro-Nord di un “valore pari a circa il 10% del punteggio medio italiano”. Divari significativi sono presenti gia’ nella scuola primaria, tendono ad ampliarsi nella scuola media e in quella secondaria superiore, sebbene nel Mezzogiorno i tassi di abbandono della scuola, anche dell’obbligo, siano piu’ elevati che nel centro-Nord. La quota di quindicenni con livelli molto bassi di apprendimento varia tra il 14 e il 22% nel Mezzogiorno, a seconda degli ambiti disciplinari; e’ intorno all’8% nelle regioni del Centro e non supera il 5% al Nord.

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