Caro-casa: fai-da-te e il problema non c’è!

Esiste un modo per far la guerra ai prezzi del mattone: è l’ autocostruzione

da MSN 
05 febbraio 2007

Esiste un modo per far la guerra ai prezzi del mattone: si chiama autocostruzione. Detto così fa un po’ slogan ma l’autocostruzione associata la pubblicità gratuita davvero se la merita. Una soluzione quella della casa-fai-da-te che è già una realtà all’estero (in Germania, Svezia, Danimarca e Olanda) ma che è in rapida diffusione anche nel nostro Paese. In Italia secondo l’ONG Alisei, i lavori in corso riguardano oltre 300 unità abitative (di solito si parla di piccoli villaggi residenziali costituiti da villette) e già oltre mille persone hanno goduto dei vantaggi previsti dall’autocostruzione: 15 le cooperative e 18 i cantieri aperti, in testa l’Umbria con 98 case seguita da Lombardia (92 case), Emilia Romagna e Veneto (70 case). Si risparmia fino al 60% come a dire che una casa che costa 230mila euro la si paga sui 90mila. Unico impiccio rimboccarsi le maniche e improvvisarsi carpentieri nelle feste e nei week-end. Alisei, per ora, l’unica organizzazione italiana operante nel settore, indica sul suo sito le caratteristiche principali dell’autocostruzione in forma associata.
Ecco in sintesi, queste sono le fasi di realizzazione del progetto: individuare un’area su cui edificare gli alloggi in autocostruzione;portare l’iniziativa a conoscenza dell’opinione pubblica locale, attraverso la partecipazione ad una bando pubblicato da un comune;individuare e selezionare i beneficiari, stranieri, ed italiani, che saranno coinvolti nell’iniziativa, nuclei familiari con redditi lordi annui compresi tra i 18 e i 30mila euro;creare la cooperativa edilizia che assocerà tra loro i beneficiari; le associazioni devono essere formate da quote paritarie di italiani e stranieri;rendere in grado i beneficiari di acquisire le competenze e le tecniche necessarie al lavoro in modalità di autocostruzione;adempiere le pratiche amministrative necessarie per la realizzazione del progetto edilizio; individuare l’istituto di credito che concederà il mutuo finanziario;promuovere la convivenza inter-etnica tra i beneficiari dell’iniziativa e la comunità locale all’interno della quale sarà realizzato l’intervento.
In breve: Alisei si occupa dei rapporti con le pubbliche amministrazioni, stringe accordi per sviluppare i progetti, seleziona i soci, ricerca le banche intenzionate e soprattutto offre la consulenza di uno staff di architetti e tecnici professionisti. Le banche selezionate poi concedono pre-finanziamenti attraverso un conto corrente ipotecario e Alisei si opera in modo da favorire anche facilitazioni rispetto all’accesso al credito.La peculiarità dell’autocostruzione consiste nel fatto che a costruire sono gli stessi futuri proprietari, che si impegnano a prestare la loro opera manuale per un numero prestabilito di ore, fino al completamento del progetto e che sono ovviamente assistiti e diretti da professionisti e da organismi di consulenza, cui è affidata la soluzione di tutti i problemi legali e burocratici legati alle pratiche edilizie. Ciascun socio (o futuro proprietario) si impegna a mettere a disposizione un certo numero di ore lavorative fino alla chiusura dei cantieri (in media 1.000 ore in due anni), certo può sempre capitare che qualcuno faccia il furbo ma la garanzia è che nessuno, fino alla fine, sa quale sarà la sua abitazione perché verrà estratta a sorte solo a lavori ultimati, quindi nessuno può lavorare con più attenzione al proprio focolare trascurando quello dei vicini.
“TuttoSoldi” inserto del lunedì in uscita con “La Stampa” ha intervistato un’infermiera 45enne peruviana (prima faceva la giornalista a Lima) che si gode la vista da una delle 26 villette a schiera costruite a Piangipane a pochi km da Ravenna. “Ho saputo del progetto di Alisei – racconta la testimonial – per puro caso, sfogliando un giornale al bar. Io non ero capace nemmeno di cambiare una lampadina figuriamoci di fare una casa.” Angelica Morales, questo il nome della donna, ha presentato la sua domanda di ammissione al Comune e il comitato di selezione l’ha accettata. La cooperativa l’ha anche eletta come presidente. “All’inizio tutto era esaltante. Mi sembrava di rivivere un’esperienza provata in Amazzonia ma poi le differenze di mentalità si sono fatte sentire. E’ capitato che qualcuno abbia fatto il furbo non prestando le ore di lavoro pattuite. Altri hanno preteso un po’ troppo. Poi però il buon senso ha prevalso”.

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